Lazio-Milan: i meriti di Mihajlovic

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Si sta come Sinisa, a novembre, a lavorare.

Il Milan c’è, a piccoli passi, con zero fretta, ma c’è. La splendida vittoria in casa di una Lazio che non si vedeva violare la porta da 400 minuti, e che all’Olimpico ha piallato tutti fin ora, regala una segnale che non ascoltare sarebbe pari a un delitto. Che sia chiaro: l’esaltazione non deve lasciare il posto al lavoro e, conoscendo uno come il serbo, non ci sarà neanche il tempo che continuare i “festeggiamenti”. Gli operai si rimettano all’opera, testa bassa e lavorare.

Perché, a oggi, Mihajlovic ha avuto ragione. L’elenco dei cambiamenti è notevole: basta difesa alta, ora si sta più bassi, e si pressa molto di più; i calci piazzati diventano armi, dopo anni di inutilità, e fruttano ben 5 reti in queste prime 10 giornate; si difende anche meglio su quelli degli avversari, lacuna enorme fino alla scorsa stagione. Ieri c’ho provato a dimenticare che si giocava su un campo difficile, ma più guardavo la gara e più capivo che l’unico modo per riprendersi è non mollare la presa, tenersi stretti la consapevolezza che il cambiamento arriva dalla testa.

E anche da 3 pilastri, da 3 punti di riferimento in ogni reparto: Romagnoli, Bonaventura e Bacca. Il primo, così tanto bistrattato dalla stampa italiana, che a 20 anni si ritrova sulle spalle un’intera difesa sgangherata, e tiene botta alla grande, con tanti saluti alla Gazzetta. Il secondo che illumina gli spazi, crea palle a propulsione, e che si arrende solo al fischio finale. Il terzo un vero casciavit, l’emblema di attaccante votato alla causa, protagonista con 6 reti in nove gare.

Sinisa può mandare un paio di cartoline in giro per lo stivale, con tanti saluti a chi lo ha messo sotto pressione dalla prima gara. Perché se è vero che alcuni errori li ha palesemente commessi, è anche vero che la leggenda che narra di quanto sia appassionato e spericolato diventa pian piano realtà. Schierare un ragazzino di 16 anni e mezzo in porta sta diventando uno di quei racconti da narrare ai nipotini. Cerci rilanciato è un’altra notizia bomba, uno che era arrivato spocchioso e arrogante, non giocando bene neanche un solo minuto e che da 3 gare sembra un altro. Bertolacci: mister “20 mln buttati nel cesso” si prende il suo posto a suon di prestazioni sempre in crescita e zittisce tutti. E Mexes. Ovunque si trovi, praticamente ora solo in panchina, entra e se ne frega: prima palla utile dopo 63’’, gol del raddoppio. Le scommesse, per ora, sembrano essere sulla strada giusta per essere vinte.

Ma la parola d’ordine rimane “mutismo”. Voglio silenzio e neanche l’ombra di commenti fuori luogo, soprattutto dalla società. Troppe volte il Milan ci ha illuso, troppe volte ci ha traditi. Sotto a lavorare, la svolta può arrivare solo con l’umiltà.

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Blog dal nome sofisticato gestito da un gruppo di pazzi scatenati accomunati dall'amore smisurato per il rosso e il nero. Undici maschi, una quota rosa e tante idee per la testa. Nel nome di Baresi, di Maldini e di Savićević santo. Diavoltaire, pensatori liberi, i filosofanti ciarlatani del Milan.

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