Lazio-Milan, fatevi una domanda

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Lazio-MilanNon so neanche da che parte prenderla Lazio-Milan. Con Allegri la faccenda per me era più chiara: non mi piaceva come gestiva le partite, la preparazione atletica e il gioco d’attacco dei suoi Milan. Però criticavo un allenatore, fino ad auspicarne il cambio, che altri invece apprezzavano.

Oggi non sono qua a scrivere di un allenatore, purtroppo: come dicevo nell’ultimo post, Pippo è un attaccante. Nessuno si sarebbe mai sognato di farlo giocare in difesa. Neanche se dopo avere militato in Serie A avesse giocato un’ottima stagione come difensore centrale di una squadra di Eccellenza. E allora se qualcuno nella società crede di essere un allenatore, che sia il Presidente Onorario o il Vice Allenatore o il Vice Presidente Vicario, che lo dica a tifosi e stampa, si sieda in panchina e si prenda le proprie responsabilità.

Pippo e Clarence hanno avuto la grande (s)fortuna di poter allenare una squadra piuttosto ambita come prima esperienza: ad entrambi avrei concesso alcuni mesi per dimostrare di valere quel posto. Ecco, Inzaghi non sta mostrando, per me, una crescita che mi tranquillizzerebbe. Ribadisco di essere contrario agli esoneri (stiamo ancora pagando Seedorf, e lo faremo fino al 2016), ma sono anche contrario all’assenza di gioco.

La partita di stasera è iniziata come quella a Torino: dopo qualche decina di secondi, Menez segna. Che non è in assoluto una brutta notizia, ancor meno per una squadra che gioca di rimessa. Forse però noi giochiamo di rimessa laterale, più che di ripartenze vere e proprie, vista la frequenza prossima allo zero con cui i nostri entrano in area, tirano in porta o credono che nel corso dei 90′ avranno la possibilità di impostare una qualsiasi azione d’attacco.

Pippo, a differenza di Torino dove sullo 0-1 si era coperto inserendo Alex per Menez, sotto per 2 a 1, inserisce Cerci e Pazzini per Van Ginkel e Bonaventura (infortunatosi ad una spalla). Aumentando il numero degli attaccanti il numero di tiri in porta non cambia.

Un 4-2-3-1, in cui chi viene a raccogliere la palla dalla difesa è Menez, che poi corre e dribbla come da suo. D’altronde il retropassaggio di Montolivo, voleva tornare in regia ed è stato accontentato, è uno di quelli che ti tiene a letto con gli occhi sbarrati, che tu sia milanista o laziale. Una regia da film horror.

Forse solo io più di Mauri (che disprezzo senza se e senza ma) festeggio il raptus di follia vendicatrice di Mexes, che da tamarro bollito ed ex romanista prova ad uccidere il capitano laziale: il Quinto Ingaggio Della Serie A oltre a fallire nell’intento omicida, viene espulso e non rivedrà il campo per un po’. Io me lo auguro.

Il tutto sotto lo sguardo di Adriano Galliani seduto a fianco di un Gigi Marzullo i cui occhi interpellavano tutti gli spettatori: “Fatevi una domanda e datevi una risposta”.

Sono abbastanza scorato per aggiungere molto altro. Rimanete pure davanti ai televisori, che martedì c’è la Lazio per la Coppa Italia. Saremo in campo con la bava alla bocca. E gli occhi sbarrati.

Foto| www.marca.com

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Nasco tra Milan(o) e l'Inghilterra. E lascio il cuore in Olanda, già che ci sono, tripartito. Da milanista tifo i piedi educati e le menti aperte, i capitani di lungo corso e i registi. Faccio più fatica con i cugini che con i gobbi. Credo che la poesia sia ciò che spunta quando hai la palla all'altezza della linea di metà campo e alzi la testa: tutti i gol migliori partono da lì, che poi vengano segnati di esterno o di fegato, di cuore o di doping.

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