I 10 lapsus freudiani in cui cadiamo ogni giorno

di
lapsus freudiani
@miss_millions

Dimenticanze, smarrimenti, errori e disattenzioni, che solitamente giustifichiamo con semplici défaillances fisiche e/o mentali, sarebbero invece da analizzare e ricollegare a pensieri rimossi e nascosti oltre la sfera della nostra coscienza. Ce lo ha insegnato Sigmund Freud, da cui l’espressione entrata nel nostro vocabolario quotidiano: lapsus freudiani.

Nel saggio Psicopatologia della Vita Quotidiana, il padre della psicanalisi presenta, con un linguaggio relativamente accessibile e con numerosi esempi, una carrellata di cosiddetti “atti mancati” della nostra vita di tutti i giorni che esprimono pensieri inconsci. I lapsus freudiani, appunto.

Senza pretese di autorevolezza e completezza, elenchiamo 10 di questi lapsus freudiani trattati nel saggio. Succedono anche a voi? Ne volete aggiungere altri? Potete farlo nei commenti.

1. Lapsus freudiani: Dimenticanza di nomi

Non ricordate il nome di un conoscente che avete ben chiaro in mente? O il nome di un paese che spesso avete visitato? Non riuscite a recuperare nella memoria il titolo di un’opera famosissima? Forse, direbbe Freud, quel conoscente si chiama come un vecchio rivale in amore, il nome di quel paese assomiglia a quello di una malattia che ha colpito un vostro amico, e l’opera famosa ha per protagonisti dei disoccupati, uno dei quali è un vostro omonimo (supponiamo che la vostra azienda sia in un periodo di crisi). Scrive molto chiaramente Freud:

Il meccanismo della dimenticanza dei nomi […] consiste nella perturbazione della desiderata riproduzione del nome da parte di una serie di idee estranee, non coscienti in quel momento. […] Fra i motivi di tali perturbazioni emerge l’intenzione di evitare l’insorgere di dispiacere tramite il ricordo.

2. Lapsus freudiani: Dimenticanza di parole straniere

lapsus freudiani
@Susana Fernandez

Vi è mai capitato di non riuscire a ritrovare nella memoria l’equivalente di un termine in un’altra lingua, che pure siete sicuri di avere studiato e già utilizzato? Un altro esempio di lapsus citato da Freud consiste proprio nella dimenticanza di parole straniere.

L’errore può essere favorito da scarsa memoria, da distrazione momentanea e da stanchezza, ma le sue vere cause possono essere celate nell’inconscio. Pensieri che ci infastidiscono, concetti o idee che ci toccano da vicino, opposizioni tra ciò che noi percepiamo coscientemente come desiderio ma che inconsciamente rifiutiamo possono agire per oscurare un termine che ad essi potrebbe essere ricollegato.

Un esempio dal libro di Freud: a un ragazzo non sovviene il termine latino aliquis, che attraverso una serie di passaggi psicoanalitici può essere collegato all’assenza di mestruazioni della sua compagna e quindi ad una gravidanza indesiderata, a livello inconscio, dal ragazzo stesso.

3. Lapsus freudiani: Dimenticanza di frasi

D’accordo, se non avete studiato con attenzione la poesia assegnata per compito, o la parte da recitare in scena, la colpa è solo della vostra pigrizia. Ma può accadere di dimenticare, o ricordare in modo impreciso, versi di canzoni o poesie, modi di dire o semplici frasi o gruppi di parole che siamo certi di possedere ben saldi nella memoria.

In ciò che scordiamo, come già detto, può trovarsi un legame con una questione intima, dolorosa o scomoda che attiene alla sfera inconscia: i versi dimenticati possono alludere a una storia d’amore e magari farebbero riemergere in noi la tristezza per una relazione interrotta da poco. La dimenticanza è quasi una forma di autoprotezione.

Parlando di questa casistica, Freud introduce anche il concetto di dimenticanza utile: una frase può non sovvenirci perché inconsciamente sappiamo che essa potrebbe essere sconveniente per il nostro interlocutore, risvegliare in lui pensieri spiacevoli o imbarazzanti. In questi casi, l’allontanamento dalla persona stessa può favorire il riemergere del ricordo corretto.

4. Lapsus freudiani: Lapsus verbali

lapsus freudiani
@Bruce Tuten

I lapsus verbali sono sicuramente i più famosi esempi di errore che ricolleghiamo alla dottrina di Freud. I casi possibili sono un’infinità: inversione della frase (“Pesco la mangia” anziché “Mangio la pesca”), anticipo di una parola posta successivamente nella frase (“Sono vederti…” al posto di “Sono contento di vederti”), espressione del contrario di ciò che si vuole dire (“Ora che ci siamo tutti, possiamo finire la riunione”), inserimento di parole totalmente estranee alla frase.

Se molti studiosi precedenti o contemporanei a Freud trovavano la causa di questi errori soprattutto nelle assonanze fra parole, o nella maggiore importanza rivestita da un elemento della frase che veniva quindi anticipato, Freud ritiene invece che le ragioni di questi lapsus, benché favoriti dalle assonanze, siano da cercare soprattutto in influenze esterne alla frase e che risiedono nell’inconscio.

Con il lapsus manifestiamo, ad esempio, giudizi personali su qualcosa che, consciamente, tendiamo ad evitare e reprimere: una paura, un turbamento, un ricordo spiacevole, un desiderio nascosto, l’identificazione di una persona con un’altra, ecc.

Una nonna che chiami il nipote col nome del figlio esprimerà inconsciamente il desiderio di essere ancora giovane, o di avere ancora accanto un figlio piccolo, o di poter crescere il nipote secondo il proprio metodo educativo (come se fosse suo figlio). Nell’esempio citato sopra, l’uso di finire al posto di iniziare esprime una segreta e inconsapevole noia di chi parla nei confronti della riunione cui deve partecipare.

5. Lapsus freudiani: Lapsus di lettura e di scrittura

I lapsus di lettura e di scrittura possono essere interpretati allo stesso modo di quelli verbali. Sebbene sembri meno facile cadere in questi errori, perché le azioni del leggere e dello scrivere appaiono più ragionate del parlare, essi sono invece molto frequenti. Quante volte, leggendo un testo, anticipiamo una parola presente tre o quattro righe dopo, oppure ne distorciamo completamente un’altra? Quante volte, rileggendo qualcosa che abbiamo scritto, troviamo delle assurdità che non sembrano spiegabili se non con una svista clamorosa?

Secondo Freud, la parola che anticipiamo, quella che leggiamo erroneamente o quella con cui ne sostituiamo un’altra sono, come avrete intuito, cariche di significati profondi le cui radici sono nel nostro inconscio e che spesso solo un lavoro psicoanalitico può far riemergere (anche se nulla vieta che, in alcuni casi, noi stessi ci diamo una spiegazione). Allo stesso modo, se pensiamo molto spesso al matrimonio o, al contrario, se ne siamo terrorizzati, scrivendo potrebbe scapparci la parola anelli al posto di agnelli, o cancelli.

6. Lapsus freudiani: Smarrimento di oggetti

lapsus freudiani
@Craig Sunter

Dove ho messo le chiavi? Dov’è il vaso che ci aveva regalato mia mamma? Dove sono i documenti che ti avevo lasciato? Domande come queste sono estremamente comuni e prima di trovare una risposta di solito sono necessarie estenuanti ricerche. Ma anche lo smarrimento di oggetti rientra nella casistica degli atti mancati che Freud legge come riflessi di pensieri inconsci.

La dimenticanza di impressioni, la perdita di definizione di un ricordo, lo smarrimento di oggetti sono molto spesso dovuti a motivi inconsci di dispiacere. Se dimentichiamo dove abbiamo messo il regalo di una persona che ci ispira sentimenti negativi può essere perché vogliamo inconsciamente evitare di pensarle. Non ricordare dove sono le chiavi può essere legato alla non volontà di partire, ad esempio perché si deve fare una commissione sgradita o incontrare una persona antipatica; smarrire un fascicolo è un atto inconscio per ritardare l’inizio di un lavoro indigesto.

Con alcuni esempi Freud mostra addirittura che se il nostro giudizio cambia in positivo, è facile ritrovare l’oggetto creduto perso.

7. Lapsus freudiani: Dimenticanza di propositi

Vi è mai accaduto di ripromettervi di fare qualcosa (pagare una bolletta, telefonare a un cliente logorroico, passare a trovare una persona) e scoprire solo quando è troppo tardi di esservene dimenticati? Spesso, in quel momento, ci si ripete il proposito, certi di fissarlo definitivamente nell’agenda mentale, salvo poi perderlo di nuovo.

Anche propositi e intenzioni vengono scordati, secondo Freud, perché inconsciamente ritenuti poco importanti, o non pienamente gradevoli. Chiedete ad una donna come interpreterebbe il vostro comportamento nel caso in cui dimenticaste l’anniversario di matrimonio; o ad un amico in difficoltà cosa penserebbe se non gli telefonaste come gli avevate promesso. Voi non ammettereste mai di non dare importanza all’anniversario o alle sofferenze dell’amico, non consciamente. Ma la dimenticanza mostra che, inconsciamente, non tenete in modo particolare a quelle cose.

Un altro esempio dal libro di Freud: dimenticare di fare gli auguri per compleanni e ricorrenze può collegarsi all’imbarazzo o al fastidio provato quando siamo noi a ricevere gli auguri.

8. Lapsus freudiani: Sbadataggini

lapsus freudiani

Tra gli atti mancati Freud, servendosi anche di esempi illustrati da suoi colleghi contemporanei, annovera le sbadataggini, che sono una sorta di lapsus fisico, o meglio, con parole dell’autore, una “perturbazione di un atto intenzionale”.

Provare ad aprire una porta con le chiavi di un’altra, andare fino al terzo piano quando il nostro obiettivo è il secondo, colpire e far cadere un oggetto da un mobile, inciampare. La spiegazione che il senso comune fornisce per simili eventi si rifugia nella stanchezza, nella distrazione e in cedimenti fisici, ma come si è già visto questi non costituiscono che l’humus fertile in cui un atto inconscio può prendere forma.

Gli esempi spiegano meglio della teoria: ripetere ostinatamente l’errore di usare le chiavi di casa per aprire la porta dell’ufficio forse testimonia che al lavoro ci sentiamo bene come fossimo a casa nostra; urtare un vaso e mandarlo in mille pezzi potrebbe farci scoprire, se superiamo il pregiudizio di averlo fatto solo per caso, che nutrivamo sentimenti negativi per quel soprammobile; dimenticare una pentola sui fornelli e far bruciare il cibo forse nasconde il desiderio latente di non mangiare, o di non permetterlo al nostro partner.

9. Lapsus freudiani: Atti casuali

Sotto la definizione di atti casuali o atti sintomatici Freud elenca una serie di azioni che si differenziano dalle sbadataggini in quanto non si appoggiano ad altre azioni, perturbandole, ma “compaiono per conto proprio”.

Togliersi e rimettersi continuamente un anello, scarabocchiare a caso un foglio mentre siamo al telefono, far tintinnare le monete nella tasca, canticchiare un motivetto: chi non si è mai ritrovato in una di queste situazioni? E chi, una volta che gli venga fatto notare l’atto, non scopre di essersi a malapena reso conto di compierlo?

Tutti gli atti casuali si riallacciano, più o meno direttamente, a pensieri inconsci. Basti pensare al significato simbolico che ha un anello, o il semplice gesto di infilare e sfilare. Giocare con le chiavi dell’auto in tasca può tradire il nostro desiderio di andarcene da un posto, di allontanarci da una persona. Queste azioni automatiche e involontarie, agli occhi attenti del nostro interlocutore, possono metterci a nudo in modo decisamente imbarazzante.

10. Lapsus freudiani: Errori

lapsus freudiani
@ActiveSteve

La casistica degli errori potrebbe facilmente comprendere molti degli atti mancati già citati. Per distinguerli dal resto si potrebbero definire questi errori come perturbazioni momentanee della memoria, come casi di ignoranza provvisoria, in cui sbagliamo ma siamo convinti di dire o fare il giusto.

Possiamo dire “La Rivoluzione Francese avvenne nel 1492” e non percepire nulla di strano nella nostra affermazione finché non ci viene fatto notare, o regalare ad un amico che si prepara per un viaggio in Spagna una guida turistica di Berlino. I nostri errori manifestano pensieri inconsci a noi inaccessibili: magari non condividiamo la scelta dell’amico e pensiamo intimamente che la Germania sia molto più bella della Spagna.

Un ultimo esempio da Freud: un signore, viaggiando in treno, doveva fare tappa contro voglia a Lucerna. Dopo aver eseguito un cambio in stazione, solo alla verifica del biglietto da parte del controllore scoprì di aver preso il treno che andava esattamente nella direzione opposta a Lucerna.

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Classe '85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura (ho pubblicato cinque romanzi) ed i videogiochi, non disprezzo fumetti, calcio, cinema e cucina. Eterno bambino, amo la vita e credo che sia troppo breve per non interessarsi a... tutto!

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