Lane, che non sia la stessa storia

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lane, che non sia la stessa storia
@vicenza calcio

Alla fine, a furia di insistere, si è ricreata la solita situazione, ci risiamo. Siamo arrivati quasi al fondo del barile. Stiamo andando a picco, i numeri non mentono: non vinciamo da 7 partite, ne abbiamo vinte 2 nelle ultime 18 che abbiamo giocato…

Questa è, in estrema sintesi, la situazione in cui dobbiamo salvarci. Ripetiamolo: salvarci. Detto così sembra impossibile, ma se non ci credessimo non staremo qui a scrivere e commentare, quindi dobbiamo farlo. Rimangono 13 partite e sono tante, si può cambiare tutto, a patto però di smetterla di perdere tempo con la manfrine, lasciando da parte – almeno questa volta – le stupidate e facendo finalmente chiarezza: in campo, in spogliatoio e in società.

Partiamo dal campo e dallo spogliatoio: non c’è più tempo e non possiamo sprecarlo a giocare al tutti contro tutti, allo scaricabarile: è il momento di guardarsi in faccia, e soprattutto mettercela, a costo di menarsi in allenamento, e di ripartire azzerrando tutto. Chi comanda – in uno spogliatoio c’è sempre chi comanda – deve tirare fuori gli attributi e trascinare gli altri. Lo diciamo a Marino, lo diciamo a Brighenti: dopo questi mesi si sa chi è serio e chi no, chi si diverte invece di allenarsi, chi è da Lane… se non è tale basta, venga lasciato da parte.

E poi la società. Lasciando perdere le comparsate a Tva, ci rivolgiamo a quelli che il Vicenza lo devono comprare. Se c’è davvero un progetto questo è il momento di tirarlo fuori, di dire veramente cosa si vuol fare, spiegando cosa si ha in mente, con qualunque scenario possibile. Ne hanno bisogno tutti. Quando lo scorso anno eravamo qui a sognare dal nulla una promozione, dicemmo che la cosa più importante, al di là del risultato finale, era che quella squadra e quel gruppo avevano risvegliato un’intera città. Desiderosa di calcio, di passione, di vedere undici leoni in maglia biancorossa andare in ogni campo d’Italia orgogliosi di indossarla.

La Serie A purtroppo non è arrivata ma questa cosa qui andava salvata, difesa, mettendo in campo uno straccio di qualcosa, un minimo di programmazione dopo essere stati, nuovamente, baciati dalla fortuna con un anno straordinario. Non è stato fatto, preferendo vivere di rendita, e ora ne paghiamo le conseguenze… Ma ora non si può buttare via tutto. È il momento di rilanciare, di investire, anche in questo caso di metterci la faccia, una volta per tutte e cambiarla, questa storia. Noi lo facciamo sempre, e lo faremo anche a Novara, e voi?

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Collettivo della curva sud del Romeo Menti, teatro delle imprese del Lanerossi Vicenza. Qui saremo la sirena d’allarme per un calcio moderno alla deriva: in trasferta ci portiamo il cabernet, non la tessera. Allo stadio andiamo con la sciarpa biancorossa, non i bastoni. Potrà cambiare il clima ed il cielo, mai la nostra bandiera, biancorossa per sempre.

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