L’Altra Europa con Tsipras: 4 pregi e 3 difetti (ma uno vale doppio)

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L'Altra Europa con TsiprasL’Altra Europa con Tsipras, più comunemente nota come Lista Tsipras, è l’unico soggetto politico nuovo in lizza alle prossime elezioni europee del 25 maggio, che stiamo seguendo su Le Nius con passione e attenzione.

Anche se non sono mancate polemiche da italietta L’Altra Europa con Tsipras è riuscita nella (non scontata) impresa di raccogliere le 150mila firme necessarie per partecipare alla contesa elettorale, conquistando anche il temuto feudo della Valle d’Aosta.

Al di là della curiosità suscitata dall’iniziativa vediamo 4 pregi e 3 difetti (di cui uno vale doppio, non sia mai) che a mio avviso sono presenti nella nascita e nel cammino de L’Altra Europa con Tsipras.

L’Altra Europa con Tsipras: 4 pregi

1. Una lista europea per elezioni europee: trovo molto interessante l’idea di esprimere un candidato unico che unisca una parte politica in maniera trasversale in tutta Europa. Aiuta ad uscire da dinamiche provincialiste e ad abbracciare l’idea che le elezioni europee siano in effetti tali, e non solo un questionario di valutazione del proprio peso nazionale.

2. Una proposta per una “altra Europa”: certo, bisogna vedere questo cosa vuol dire, ma in un tempo in cui quasi nessuno mette in discussione l’approccio neoliberista dell’Europa attuale, se non forze che hanno dei problemi o con la democrazia (vedi i movimenti di estrema destra in ascesa un po’ ovunque) o con l’Europa (vedi il MoVimento 5 Stelle in Italia), fa piacere la presenza di una forza che sostiene in maniera convinta l’Unione Europea, concentrandosi però su altri aspetti (diritti, welfare, ambiente, solidarietà tra Paesi…).

3. Il rilancio del ruolo degli intellettuali: in un momento in cui chiunque provi a dire qualcosa viene bollato come “professorone conservatore” e dopo anni di colpevole silenzio da parte degli intellettuali del nostro paese, finalmente un’iniziativa politica in cui gli intellettuali hanno un peso, anche in termini di azione. Vedremo come questo aspetto sia presente anche nei “difetti”, ma rimane un elemento di qualificazione per la Lista Tsipras.

4. Il rilancio dell’Europa del sud: in un’Europa a due (se non più) velocità dove ai ricchi sembra importare solo la difesa della loro ricchezza e i poveri sembrano destinati all’eterno lamento, la candidatura del greco Tsipras rilancia il ruolo del Mediterraneo come componente fondamentale della società europea e propone un Sud intraprendente e creativo in grado di contaminare le ferree chiusure di alcuni Paesi nordici.

L'Altra Europa con Tsipras

L’Altra Europa con Tsipras: 3 difetti

1. L’Altra Europa con Tsipras è una lista calata dall’alto, e questo è un difetto che vale doppio perché mostra l’incapacità della sinistra di attivare processi dal basso: una mattina un gruppo di intellettuali si è svegliato (e ben venga), ha scritto un appello e lo ha fatto circolare. Così è nata l’idea di creare una lista tutta nuova in Italia in appoggio alla candidatura di Alexis Tsipras. Il rischio è questa operazione sia, ancora una volta, distante dai cittadini e dai loro bisogni e desideri. La sinistra italiana, per bocca di Vendola e poi di altri leader o presunti tali, aveva già promesso dopo le elezioni del 24-25 febbraio 2013 la “apertura di un cantiere” per tornare a coinvolgere attivamente movimenti, società civile e cittadini. Bene, di quel cantiere non si è vista nemmeno la prima pietra, segnando in questo il passo con, ad esempio, un MoVimento 5 Stelle che, pur con tutte le sue contraddizioni, si distingue sul fronte della promozione della partecipazione. Il difetto potrebbe trasformarsi in pregio se L’Altra Europa con Tsipras diventasse la scusa per avviare processi partecipativi più ampi una volta passata la tempesta elettorale. Ne dubito, visto che di solito dopo le elezioni ci si dimentica di molte cose, ma non si sa mai.

2. Il progetto tiene assieme soggetti che si odiano: L’Altra Europa con Tsipras è sostenuta da Sel, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Alba, soggetti che nel passato più o meno recente sono stati protagonisti di laceranti fratture all’interno della sinistra italiana. Ciascuno ha scelto di appoggiare la candidatura di Tsipras, probabilmente per non rischiare di sparire dallo scenario elettorale, ma le fratture restano. E imbarcarsi assieme in un’impresa senza aver risolto i conflitti non è mai consigliato.

3. L’iniziativa non propone nuove figure di leadership italiane a sinistra: ci si aggrappa al leader greco di portata europea, e va bene. Questo però denota anche una carenza di leadership nazionale. Anche qui, l’esperienza può essere messa a frutto positivamente se serve a “coltivare” la crescita di qualche nuovo soggetto, anche se al momento l’orizzonte sembra ancora piuttosto piatto.

Immagini | Altra Europa con Tsipras Facebook

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

2 Comments

  1. Riporto qui il lungo commento lasciato su Facebook da Michela Rea, un’attivista di SEL e sostenitrice della lista Tsipras.

    “Grazie, in generale mi sembra un articolo dignitoso, sicuramente ci sono delle considerazioni che si possono fare sui punti deboli, partiamo da 1. C’è stato un problema di tempo nella formazione delle liste, però ad esempio in Sel il dibattito dal basso è stato molto intenso e sofferto. C’è stato un confronto molto animato sia nei congressi locali sia in quello nazionale che ha portato ad un cambiamento della linea politica. Finchè la gente si tiene lontana dai partiti e dalla politica come se fossero una malattia contagiosa, al punto da rifiutarsi di uscire di casa per partecipare ad un’assemblea pubblica o per farsi un’idea in prima persona di quello che significa affrontare i problemi amministrativi di una città, allora il concetto di partecipazione rimane completamente astratto. La colpa è dei partiti fino ad un certo punto, anche quando provi a cambiare pelle ti scontri con un vero muro di gomma, cambiare è possibile secondo me ma ci vorranno anni di lavoro paziente e frustrante”.

    “Per quanto riguarda il punto 2 problemi ne sono esistiti e ne potranno ancora esistere tra i dirigenti, tra i militanti e i simpatizzanti no, le posizioni a sinistra sono proprio un continuum, e questo include anche una buona fetta del PD, il che rende la conflittualità un po’ paradossale, anche se è anche molto strumentalizzata. Peraltro anche proporre un pensiero unico è anche una cosa veramente poco di sinistra, diverso è invece avere un programma ragionevolmente condiviso a cui tutti si attengono, il che è decisamente una sfida possibile”.

    “Per quanto riguarda il punto 3 per me è un pregio. Se il progetto avrà successo e si trasformerà in un movimento della sinistra unita e unitaria è probabile che emergerà una leadership ma io spero tanto che non sia alla Renzi per intenderci, è quel modello lì solo un po’ più a sinistra tutto quello a cui riusciamo a pensare?”

  2. Cara Michela, grazie per il tuo valido commento. Solo due osservazioni aggiuntive:

    sul punto 1) è vero, l’adesione al progetto di Sel è venuta grazie a un processo dal basso, apprezzabile ma tutto interno. Non sono d’accordo sul fatto che la gente si tenga lontana dalla politica. Alla gente la politica interessa, e lo dimostrano certe iniziative locali del M5S. Da tempo la sinistra non si propone come forza “attrattiva” (scusa la rozzezza, naturalmente ci sono eccezioni).

    sul punto 3) una leadership non deve necessariamente essere “alla Renzi”, la leadership è la capacità di dare una visione, non certo una persona a cui aggrapparsi. Ritengo che Vendola abbia perso, da tempo, questa capacità.

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