La rigenerazione urbana come resilienza – Parte I

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rigenerazione-urbana-come-resilienzaLe città contemporanee che ospitano due terzi della popolazione mondiale ed italiane sono oramai città in buona parte porose e discontinue, costituite da sistemi costruiti, semi costruiti e aperti, con una grande offerta di aree che nel passato avremmo giudicato potenzialmente trasformabili – aree dismesse, sottoutilizzate, abbandonate, vuoti urbani di varia natura.

L’insieme di queste aree formano un’offerta di gran lunga superiore a qualsiasi ragionevole domanda immobiliare, non solo pubblica ma soprattutto privata. Un aspetto, quest’ultimo, che pone il problema dei possibili usi temporanei con funzione anche di presidio e sicurezza contro il degrado urbano.

Le città contemporanee sono state caratterizzate negli ultimi decenni da tre grandi cambiamenti:

1) l’aggravarsi dello stato di insostenibilità, il quale nasce dalla continua erosione di risorse ambientali richieste dal suo metabolismo per gli effetti inquinanti e di congestione, come ad esempio un modello di mobilità ancora troppo dipendente dalla motorizzazione privata, l’enorme spreco energetico dovuto alle condizione di gran parte del suo patrimonio immobiliare, oltre che alle modalità di uso del suolo indifferenti a tale problematica.

2) un secondo cambiamento, più recente e reso più evidente dagli effetti della crisi ancora aperta, riguarda l’economia della città, con una caduta verticale del settore immobiliare dovuta all’impoverimento della popolazione e alla crisi occupazionale, al restringimento del credito, ma anche alla sovra produzione degli ultimi decenni, che ha determinato un patrimonio edilizio tanto consistente quanto incapace di soddisfare una forte domanda abitativa ancora presente. Al tempo stesso, si è ridotta la capacità produttiva delle città, in parte per la generale riduzione dell’occupazione specialmente nel settore edilizio e a quello delle infrastrutture, la crisi ha fino ad ora provocato la perdita di 1,3 milioni di posti di lavoro e la diminuzione del 9% della ricchezza delle famiglie.

3) Il terzo grande cambiamento è quello ambientale. L’eccessivo consumo di suolo agricolo e naturale non riguarda solo il paesaggio, ma problematiche ecologiche profonde, legate alla progressiva impermeabilizzazione dei suoli urbani e alla riduzione della copertura vegetale e quindi della capacità di rigenerazione naturale delle risorse ambientali fondamentali quali aria e acqua. I cambiamenti ambientali devono essere considerati anche come causa, non secondaria, dei cambiamenti climatici in corso con conseguente susseguirsi di eventi meteorologici estremi che espongono a rischi sempre più gravi le aree urbanizzate. Esse infatti sono rese fragili da scelte urbanistiche sbagliate, soprattutto quelle relative al sistema idrogeologico superficiale.

Una risposta adeguata ai cambiamenti epocali che stanno vivendo le città dev’essere la rigenerazione urbana come Resilienza. Quali azioni sono necessarie per dare competitività al Paese e attrarre gli investimenti? Quali soluzioni esistono per ridare efficienza, sicurezza e vivibilità alle 100 città italiane che ospitano il 67% della popolazione italiana?

(continua…)

Immagine| stockholmresilience.org

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Fondatore di Climalia, prima società italiana di servizi climatici per la resilienza territoriale. Collabora con il Kyoto Club come responsabile della cooperazione internazionale e come esperto di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Consulente del Ministero dell’Ambiente, Acclimatise UK, AzzeroCO2 e Commissione Europea.

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