La Consulta deposita le motivazioni contro il porcellum

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Porcellum-Riforma-elettorale

Ieri sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di parte della legge elettorale. Si tratta dell’accoglimento dei rilievi sollevati dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza del 17 maggio 2003 che aveva rappresentato il riconoscimento delle ragioni dell’avvocato Aldo Bozzi e un premio alla sua tenacia e al suo senso civico che lo hanno spinto ad intraprendere una lunga battaglia legale, volta a rivendicare il diritto ad una legge elettorale maggiormente rispettosa della volontà popolare. Il porcellum, nato da una vera e propria forzatura istituzionale perpetrata dall’allora maggioranza di centrodestra nel 2005, aveva come unico intento quello di garantire una sconfitta dignitosa ai suoi ideatori alle elezioni dell’anno successivo. Tuttavia, la giustificazione che si volle dare all’opinione pubblica fu quella della necessità di un sistema elettorale che potesse garantire la governabilità attraverso il contrasto dell’eccessiva frammentazione del panorama politico mediante l’istituzione di una soglia di sbarramento del 4% alla Camera e dell’ 8% al senato e mediante l’attribuzione di un premio che avrebbe garantito la maggioranza dei seggi al partito o alla coalizione più votati. Quali siano state le conseguenze nefaste di una simile  stortura giuridica è fatto notorio.

La sovra-rappresentazione frutto del porcellum

Se da un lato l’attribuzione di un premio di maggioranza è considerato in certi casi uno strumento utile al fine della costituzione di un governo che possa avere una sufficiente libertà di azione, dall’altro quello previsto dal porcellum ha prodotto una distorsione francamente inaccettabile del risultato emerso dalle urne. Alle elezioni dello scorso febbraio, ad esempio, il Centro Democratico di Bruno Tabacci ha ottenuto lo 0,49% dei voti che si è tradotto in 6 seggi alla Camera per il solo fatto di essere parte della coalizione vincente. Sel, con il 3,20%, ha ottenuto 37 seggi, più del doppio dei 18 della Lega Nord che però aveva ottenuto il 4,09%. Insomma l’effetto di sovra-rappresentazione della lista o coalizione vincente è francamente eccessivo. Secondo la Corte Costituzionale, quindi, un premio di maggioranza assegnato automaticamente senza l’imposizione di un raggiungimento di una soglia minima di voti consente una illimitata compressione della rappresentatività dell’assemblea parlamentare.

Voto di preferenza o liste bloccate corte

Altro aspetto intollerabile del porcellum era l’abolizione del voto di preferenza e dell’elezione di deputati e senatori sulla base di liste bloccate decise dalle segreterie dei partiti, il tutto aggravato dalla possibilità di candidarsi in più circoscrizioni. Così, la Corte ribadisce come «la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione. Simili condizioni di voto, che impongono al cittadino, scegliendo una lista, di scegliere in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati, che non ha avuto modo di conoscere e valutare e che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati e senatori, rendendo la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l’effettività della scelta e la libertà del voto». In futuro, quindi, non è esclusa la possibilità di liste bloccate purché siano ridotte. Quel che rimane nell’ordinamento, alla luce dell’intervento della Corte Costituzionale, è una legge elettorale proporzionale con voto di preferenza perfettamente idonea all’attribuzione dei seggi in caso di nuove elezioni. La Corte si premura infine di chiarire che il Parlamento eletto è perfettamente legittimo, rispondendo indirettamente alle polemiche dei giorni scorsi che volevano sostenere il contrario. Tuttavia pare innegabile il fatto che il nostro sia un Parlamento che, ancorché legittimo giuridicamente, è ormai politicamente delegittimato con tutto ciò che ne consegue in materia di possibili riforme.

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

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