Juve-Inter: se l’avversario è assente

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avversarioSolo pochi mesi fa la fascia di capitano era saldamente incollata al braccio di uno come Javier Zanetti. Ieri sera, contro la prima in classifica, i nerazzurri erano autoritariamente capitanati da Nagatomo.

È da questi dettagli che si capisce che la partita sarà in discesa. E non manca neanche il tipico aiutino arbitrale: al 13’ Rocchi evita di espellere Kuzmanovic per un fallo spropositato su Vidal, ed è una decisione che va chiaramente a nostro favore.

Iniziare per K e finire per IC non porta bene all’Inter: Kuzmanovic e Kovacic si contendono a suon di giocate la palma dell’invisibilità e della lentezza. Se aggiungiamo anche il terzo centrocampista Taider ci accorgiamo di come il confronto con Pirlo, Vidal e Pogba sia francamente insostenibile.

L’Inter è una delle squadre più imbarazzanti viste contro la Juve quest’anno. Dopo settanta minuti di dominio e tre gol passati senza quasi accorgersene dobbiamo deciderci a giocare a due porte pur di avere un avversario.

Comincia una serie di passaggi sbagliati e palle perse quasi come a voler rivitalizzare una partita che non aveva più niente da dire. Lasciamo che segni persino uno come Rolando e poi facciamo di tutto perché l’Inter si renda pericolosa. Ma quando ci accorgiamo che persino Palacio si mette a sbagliare gol imbarazzanti cadiamo anche noi nello sconforto.

Riprendiamo a giocare a una porta, e rischiamo anche di mandare in gol quel Vucinic che a un certo punto del mercato invernale sembrava dover cominciare a tirare nella nostra porta.

Lo so, ho parlato solo di Inter. La verità è che a scrivere da tifoso della Juve io mi annoio. La verità è che invidio il tifoso dell’Inter che può permettersi di scrivere parabole dense di ironia o affondi contro l’inezia tecnica del suo allenatore e dei suoi giocatori.

La verità è che stasera avrei voluto tifare Juve ma dover scrivere di Inter.

Immagine | goal.com

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Conduce una vita raminga, spostandosi spesso, in sogno, tra la natia Lisbona e l’adottiva provincia italiana, di cui ammira soprattutto i bar di paese. Appassionato di pallone perché fonte di innumerevoli metafore, non riesce a non sentire, non riesce a non scrivere.

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