Javier Zanetti: storia del Capitano

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Javier Zanetti: storia del CapitanoJavier Zanetti nasce a Buenos Aires il 10 agosto del 1973. Di secondo nome fa Adelmar, dal medico che gli salvò la vita quando appena nato rischiò di non farcela per problemi respiratori. Javier cresce nel cosiddetto Dock Sud, quartiere povero della capitale argentina, sotto le amorevoli cure di Rodolfo e Violeta; ha un fisico gracilino, tifa Independiente, la squadra del dipartimento di Avellaneda, e aiuta il padre a fare il muratore, oltre che portare i cartoni del latte nelle case dalle 4 alle 8 di mattina.

Come racconta in Capitano e Gentiluomo e Giocare da Uomo, Javier si dà da fare e corre in un quartiere dove la vita è difficile e bisogna lottare duramente, ogni giorno, per sbarcare il lunario. Fare il muratore fa bene alla sua muscolatura, così Javier, dopo aver interrotto per un periodo, ricomincia a giocare per il Talleres che, viste le sue difficoltà economiche, gli fa un contratto da professionista per permettergli di continuare a giocare. Mentre milita nel Talleres Javier conosce Paula De La Fuente, all’epoca giocatrice di basket e sua futura moglie.

Javier Zanetti è uno così: fedele, quando si innamora non lascia più. Quando arriva a giocare nel Remedios, visto che in squadra ci sono cinque Javier, viene chiamato Pupi, così come veniva soprannominato il fratello. L’esordio di Pupi (da cui il nome poi dato alla Fundacion Pupi -Por un piberío integrado-, che ha aperto per aiutare i bambini poveri delle periferie argentine) nella massima serie Argentina è datata 1993 con il Banfield, dove indossa il numero 4, che non lascerà più. Due anni, 66 presenze e 5 resti gli valgono la nazionale argentina di Daniel Passarella e di una squadra dall’altra parte del mondo, l’Internazionale.

Javier Zanetti: l’arrivo all’Inter

Angelillo lo segnala a Massimo Moratti che se ne innamora visionando i dribbling in videocassetta. Dribbling facile, palla attaccata al piede e progressione impressionante sono le qualità maggiori di Javier come calciatore.

Il 5 giugno 1995 Javier Zanetti viene presentato ufficialmente alla terrazza Martini insieme all’altro acquisto argentino dell’Inter, l’avioncito Rambert, quello che doveva essere il vero colpo di quel mercato. Gente che ne capisce, tipo uno come Diego Armando Maradona, definì l’acquisto di Zanetti da parte dell’Inter come il migliore colpo dell’anno.

Ricorda Beppe Bergomi quando vide Pupi scorrazzare le prime volte per il campo

Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell’Inter.

Quel giorno inizia la storia d’amore tra Javier Zanetti, l’Inter e il suo popolo. Dai primi gol contro la Cremonese fino alla notte di Parigi, in anni tutt’altro che felici per i colori nerazzurri, fatti di ottavi posti in classifica e una finale di Coppa Uefa persa contro lo Schalke 04 ai rigori, celebre perché ha visto l’unica reazione furente del Capitano in tutta la sua vita quando viene sostituito da Hodgson nei supplementari.

Dicevamo, la notte di Parigi, quella dove si capisce che Javier Zanetti è all’Inter per fare la Storia: il gol in finale contro la Lazio è pazzesco, se pensiamo che a farlo è un giocatore non abituato a segnare.

Proprio quella Lazio che Javier ritroverà al suo addio come giocatore al prato di San Siro. Il 28 ottobre 1998 El Tractor -così nominato dal giornalista argentino Victor Hugo Moralesper la prima volta indossa la fascia da Capitano in una partita contro il Castel di Sangro, sotto la guida di Gigi Simoni. Un gentiluomo e il Capitano.

Continuano ad essere anni di grandi amarezze, il campionato perso nonostante Ronaldo e quello scandaloso Juve-Inter davanti a tutto il mondo, l’esonero di Simoni e i grossolani errori di Massimo Moratti, fino ad arrivare a quel 5 maggio 2002. La storia di Zanetti è la storia dell’Inter, fatta di abissi inesplorati che sembrano non finire mai ma…

Javier Zanetti e l’Inter: una storia sola, un amore unico

Il 2004/2005 con Roberto Mancini, Pupi alza il suo primo trofeo da Capitano: la Coppa Italia. È l’inizio di un cammino fantastico, che passa anche per verità emergenti fuori dal campo: il calcio è sporco, Calciopoli dimostra l’esistenza di una rete mafiosa atta a favorire alcune squadre tra cui la Juve, in campo, nel calciomercato e nelle lotte di potere all’interno del sistema calcio.

L’Inter cresce, diventa una squadra forte e compatta con il suo Capitano al comando, e arriva sulla vetta del mondo: a 36 anni Javier conquista la Coppa dei Campioni, alza quel trofeo che solo i grandi hanno la fortuna di accarezzare. Simbolo di un’Inter di poche parole e tanti fatti, il Capitano ha da sempre una leadership silenziosa, fatta di lavoro e generosità. La Storia ha premiato un campione dentro e fuori dal rettangolo di gioco, un simbolo di chi non molla mai e continua a lottare per un grande sogno.

Aver vinto vinto la Coppa dei Campioni in quel 22 maggio 2010 è stata una gioia indescrivibile, vedere alzare quella Coppa al 4 la realizzazione di un sogno.

Il giocatore non italiano con più presenze in Serie A, il secondo dietro a Paolo Maldini come presenze in assoluto, il giocatore più vincente della storia dell’Inter con 16 trofei, leggenda del calcio con il maggior numero di presenze nella storia della nazionale Argentina, Javier Zanetti rappresenta per l’Inter e i suoi tifosi tutto ciò che di bello il calcio ha da regalare ad un popolo appassionato e innamorato alla follia. Per questo, all’ultima in casa, sarà così difficile dirgli addio.

Ciao Capitano.

L’Inter è sempre sola nel senso di solitaria, staccata da tutto il resto, al confine; è sola nel senso di unica, nel modo di pensare, di agire e di rapportarsi con il mondo. Non mi stancherò mai di ripeterlo, a costo di sembrare banale: l’Inter è una creatura diversa rispetto a tutte le altre squadre.

Javier-Zanetti: storia del Capitano

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Le materie che lo hanno sempre affascinato di più sono la filosofia e la semiotica. Prova a prendersi cura della comunità di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone. Formatore nelle scuole. Per lavoro si occupa di strategie digitali. davide@lenius.it

3 Comments

  1. già, forse dopo di lui De Rossi (ma la Maggica in effetti è un’altra cosa, come tifoseria e radicamento geografioo)

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