Italia minore 3/4: la via della partecipazione

di
partecipazione
@BMW Guggenheim Lab

Il percorso intrapreso da Riace può non essere valido ed efficace per altri contesti. Le peculiarità dei luoghi e dei propri abitanti sono elementi delicati, spesso imponderabili. Soluzioni universali e replicabili sempre ed ovunque non ve ne sono.

E allora, quale strada percorrere? Che futuro dare ai borghi più nascosti, a quelli non toccati dai flussi turistici o dai revival eno-gastronomici? Cosa offrire ad una famiglia che, legittimamente, si ostina a vivere lì? Come aiutare l’anziano contadino che nella sua terra vuole ancora respirare e infine morire? Quale speranza dare al piccolo imprenditore che non vorrebbe abbandonare il suo territorio ma per il quale la delocalizzazione appare spesso come l’unica concreta alternativa?

Occorre camminarci, in queste realtà, per tentare almeno un parziale approccio all’argomento. Occorre guardare negli occhi le persone, e parlarci e comprenderle, se possibile. La vera sfida è coinvolgere, entrare nei contesti deprivati con la volontà di ripartire proprio da lì dove si era lasciato: dall’ascolto e dall’incontro.

Può sembrare utopico, o forse anche retorico, enfatizzare elementi come la partecipazione o l’autogoverno della comunità locale, ma ritengo siano gli unici strumenti utili a ricreare quel legame co-evolutivo tra natura e cultura, tra insediamento ed ambiente, in grado di sostituire quella “seconda” natura artificiale e decontestualizzata che fa da triste scenario al progressivo spopolamento dei comuni italiani.

Si fa necessario assumere come referenti gli abitanti e come fine la promozione della loro capacità di auto-organizzazione del territorio, cercando sempre di evitare pericolose dinamiche di esclusione (“noi” e “gli altri”) e chiusure nei confronti della globalizzazione.

Una comunità impaurita, chiusa in sé stessa, invecchiata anagraficamente e culturalmente è una società in preda al rancore o, forse peggio, alla rassegnazione. Eppure, alle volte, basterebbe vincere la pigrizia e ristabilire quei legami sociali in grado di mantenere in vita i borghi.

Si tratta di uscire dalle proprie case, magari spostarsi un poco (sì, anche se fuori è freddo e sul divano si sta così bene, davanti alla Tv) e incontrare i propri vicini, i propri compaesani in appositi momenti pensati per riscoprire assieme il proprio territorio, le sue storie, la sua natura e le sue esigenze.

partecipazione
Gemona del Friuli (UD) @candido33

È ciò che qualche decina di famiglie ha fatto e continua tuttora a fare a Godo, piccola frazione del comune di Gemona del Friuli (UD), grazie alla volontà e al coordinamento dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese.

Attraverso quel dirompente strumento di partecipazione ed aggregazione che è la mappa di comunità, gli abitanti di Godo hanno ripreso possesso del proprio territorio, passandone in rassegna la toponomastica, l’architettura, la storia e raccogliendo fotografie, ricordi e riflessioni non solo proiettate nel passate ma tese a individuare, confrontandosi e conoscendosi, nuove condivise vie per uno sviluppo gestito dal basso e incentrato sulle priorità scelte dai cittadini stessi.

Forse non sarà la soluzione a tutto, forse non andrà ad incidere sulle decisioni politiche più grandi, tuttavia la mappa di comunità sollecita un coinvolgimento attivo della popolazione su tematiche concrete. Questa metodologia, così come altre diffusesi negli ultimi anni, ha permesso ai cittadini più curiosi ed intraprendenti di accantonare la sfiducia verso la politica e di sfidare quel senso di impotenza che sfiora o avvolge, a seconda dei casi, chi vive nell’Italia minore.

La riscoperta dei luoghi, dei loro significati e delle loro potenzialità economiche passa primariamente dalla collettività locale e dalla sua capacità di riconnettersi con il contesto ambientale tornando a percorrerlo, a interrogarlo e a fruirlo. A Godo è accaduto, altrove sta accadendo, qualcosa si muove nella vasta galassia dei piccoli borghi italiani che non intendono rinunciare al proprio futuro né assistere rassegnati allo spopolamento.

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Sociologo, collabora con le Università di Trento e di Padova ed è ricercatore libero professionista. Si occupa di sociologia urbana, sviluppo locale e politiche sociali. Ama la musica rock e i cantautori e ne scrive mescolando ricordi, sensazioni e aneddoti.

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