ISIS: chi sono e chi c’è dietro

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Isis chi sono e chi c'è dietro
@Usa Today

Chi c’è dietro alla sigla ISIS? Chi sono i comandanti e gli uomini dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (o Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ISIL) che stanno terrorizzando l’Occidente? Chi sono gli amici e i nemici di Abu Bakr Al Baghdadi? Chi finanzia ISIS?

Sono questi alcuni degli interrogativi che più scuotono l’opinione pubblica, inevitabilmente caratterizzata (per non dire monopolizzata) da questi combattenti barbuti e feroci che distruggono città e monumenti e minacciano di arrivare a Roma.

Ci aiuta a rispondere a queste domande molto più complesse di un semplice scontro di civiltà (come viene rappresentato da alcuni media), un esperto di politica internazionale e profondo conoscitore dello Stato Islamico. Chiameremo il nostro interlocutore F., rispettando la sua volontà di rimanere anonimo.

ISIS chi sono e chi c’è dietro

Ciao F., innanzitutto grazie di essere qui. Cominciamo subito con una domanda che ci aiuti a capire meglio chi sono gli uomini che stanno terrorizzando l’Occidente. ISIS: dove nasce la storia? A quale anno risalgono i primi segnali?

Il Califfato viene annunciato il 29 giugno 2014: da quel momento diventa “Stato Islamico” ed è guidato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Al di là di alcune operazioni compiute negli ultimi anni, l’operazione simbolica è molto forte, e va a coronare l’ideale militante del radicalismo islamista di Al-Zarqawi. Il ripristino del Califfato segna un colpo molto forte all’interno del dibattito nel mondo jihadista.

Possiamo rintracciare le origini dello Stato Islamico già negli anni ’90, con la fondazione della Jamat al-Tawhid wa-l-Jihad da parte di Abu Musab al-Zarqawi. A fianco di Bin Laden in Afghanistan negli anni ’80, Al Zarqawi trovò agli inizi del millennio nell’operazione Iraqi Freedom lo scenario ideale per testare la sua strategia nel nord-ovest dell’Iraq.

Lo Stato Islamico nasce dalla rottura di Al Zarqawi con Al Qaeda e i sostenitori di Bin Laden e Al-Zawahiri, che lo misero sotto accusa per l’eccessiva violenza nei confronti della popolazione, costretta a sottomettersi alla Sharia. Nel 2006, successivamente alla morte di Al Zarqawi, nacquero Majlis Shura al-Mujahedin e lo Stato Islamico in Iraq.

La svolta di Isis è rappresentata dall’avvento di Baghdadi e dal fatto che Siria e Iraq diventino un unico palcoscenico: la ferocia dello Stato Islamico che in precedenza gli aveva alienato le simpatie di gran parte della popolazione diventa rifiuto del compromesso e forza militare. In pochi mesi Isis allarga enormemente il suo fronte.

È possibile individuare già nella guerra in Cecenia l’idea di una jihad globale? E Isis rientra in questa visione della storia o è diverso?

È sempre molto complicato operare paragoni o individuare macro linee politiche che tengano insieme realtà ancorate in contesti geografici differenti, con obiettivi posti su vari livelli e distinte gerarchie. Certamente questa è un’operazione necessaria, ma da fare con cautela. L’evoluzione del principio di una lotta internazionale, pensata in chiave jihadista, nasce sicuramente nel solco della storia più ampia della “crisi” del fondamentalismo islamico durante il Novecento.

Per quanto riguarda la dimensione del pensare a un’entità statuale islamica in chiave califfale e della lotta internazionale (non per forza ancora militare e jihadista) Hizb al-Tahrir ha svolto un ruolo importante. Siamo negli anni Cinquanta. Quasi contestualmente, negli anni Sessanta, Qutb in Egitto ha sicuramente contribuito a sviluppare la questione del takfir (“apostasia”) e del jihad armato.

Importanti riferimenti andrebbero poi fatti con un balzo indietro a Mawdudi. La questione è che saranno poi la storia concreta più che quella del pensiero a dare forma a questa causa. Afghanistan, lo “shock Algerino”, la ex-Jugoslavia rappresentano tutti momenti importanti e necessari. In questo senso la Cecenia è storia nella storia, ma non il principio di questa proposta militante militare internazionalista.

isis chi sono e chi c'è dietro
@newstalk770.com

L’esistenza di ISIS e di Al Qaeda è una sponda perfetta per dittatori come Assad e Al Sisi: pensi sia questo uno dei possibili motivi per cui il Califfato viene lasciato prosperare?
In parte è evidente come Assad abbia cautamente evitato di affrontare di petto Isis. Fa comodo poter rappresentare il fronte delle opposizioni come un gruppo di terroristi sanguinari. Dopo tutto la mossa di ridurre la questione su questo piano era già stata fatta nei primi giorni di Ginevra quando si tentò una ricomposizione del paese attraverso il dialogo tra le parti.

Al Sisi è molto meno morbido e in Libia sta picchiando abbastanza. La questione egiziana è in sé molto complessa, poiché non pone solo il problema del Sinai e di Bait al-Maqdis (jihadisti sunniti alleati con ISIS), ma anche la questione politica e di come gestire la “messa al bando” politica di Fratelli Musulmani, tenuto conto che la loro presa sociale è ancora forte. Non maggioritaria in assoluto, come le elezioni di Morsi in realtà rivelarono, ma forte.

Questo secondo me è il punto. Se possiamo ritrovare un filo possibile di comprensione percorrendo tutte le linee di ragionamento esistenti, dalla geopolitica regionale di uno scontro Iran-Arabia Saudita al complottismo più spinto, Isis mette a nudo una crisi politica forte. La risposta sicuritaria sta riproponendo la questione di un regime che si impone e controlla, ma al tempo stesso la soluzione vera deve passare dalla politica, una politica regionale che non pare ancora pronta o capace di pensare al dopo. Un dopo stabile ovviamente.

Musulmani finti-musulmani veri: il dibattito è infinito e incandescente. Che ne pensi? Si possono definire gli uomini del Califfato finti musulmani? O c’è un problema vero e radicale dentro il mondo islamico?

È molto rischioso entrare in questo campo. La necessità o la frequenza con cui ci si interroga su questo aspetto fa capire la forza di questi movimenti e di Isis. Sono riusciti a imporre il campo religioso come un campo politico legittimo. La manipolazione è compiuta e ne siamo prigionieri.

Dovremmo liberarci dalla logica di un takfir inverso dove noi stessi (musulmani e non) diciamo che loro sono dei non “veri” musulmani. Il punto centrale è mettere a nudo che Isis non propone più un approccio letterale al testo coranico, bensì oscurantista, rigido e soprattutto quasi situazionale, con citazioni utili e utilitaristiche. Esiste un problema politico e identitario forte e come spesso accade quando non ci sono narrative convincenti la religione può essere il deposito dove trarre molto materiale. Esiste un problema arabo prima di tutto, come uno europeo…e la dimostrazione è l’incapacità di produrre un contro-discorso forte e pressante, una teologia politica seria che annulli, insieme a scelte politiche vere e chiare, quella che solo in apparenza pare essere una teologia politica ma è molto più un collage iper-semplificato di nozioni estrapolate secondo convenienza.

Come lavorare per arginarlo? Europa e Stati Uniti devono avere un ruolo o lasciare che se la sbrighino nel mondo arabo?

Il problema è nuovamente politico e militare. I due aspetti non possono essere separati. Sarebbe stupido rimuovere la questione dell’esercizio della forza. Ma questo senza una soluzione politica convincente sul campo arabo sarebbe inutile. La possibilità di percorrere vie federali serie potrebbe essere una soluzione, chiaramente vorrebbe dire trovare il modo di condividere le risorse in un quadro di autonomie locali che preservino peculiarità che non posso essere de-manipolate in due secondi.

Poi esiste il problema dell’Europa. Le leggi anti-terrorismo possono aiutare sul piano della security, ma che nulla fanno su quello della sicurezza sociale. Su questo servirebbe davvero un piano decennale, di esposizione della pochezza di queste proposte, dell’incapacità di promuovere davvero un altro “mondo”. I due campi sono collegati, seppur distinti. Ma una soluzione per noi, Europa, deve passare per una nella regione. Solo togliendo con la stabilità e la ricomposizione sociale e culturale del Medio Oriente un luogo dove queste realtà possono prosperare si riuscirà a trovare una via credibile. I numeri a volte colpiscono, ma non bisogna mai dimenticare che sono sempre minoritari.

Quello che più di altro va eliminato è il consenso tacito, di rivincita che potrebbe proseguire o aumentare se l’Occidente non trovasse insieme al mondo arabo la via per una loro soluzione. In questo l’esperienza del terrorismo internazionalista o del terrorismo del passato e alcune sue soluzioni possono essere esempi, solo esempi, della battaglia sociale, politica, economica e culturale che serve e deve vedere la partecipazione di tutti.

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Si occupa della community di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone qui dentro e sui social media. Di mestiere editor e SEO. Da sempre ha un debole per i troiani e una forte antipatia per gli achei (semicit.). davide@lenius.it

3 Comments

  1. Allora premetto che sono un appassionato di armi , potreste non condividere la mia idea … bhe io penso che se noi vendiamo armi a questi paesi, andando controcorrente alla nostra costituzione , si , perchè questo per me significa andare contro i principi della nostra costituzione ( parere mio personale ) , ripudiamo la guerra ma la incentiviamo , la alimentiamo pur di guadagnarci … allora io dico : Togliamo da mezzo il porto d’ armi a questo punto … tanto ne sono sicuro al mille per mille che l’ isis verrà a fare stragi da noi , almeno mi difendo … so che alla lettura di questo mio messaggio , voi penserete questo : ” Sei un imbecille , se le armi fossero acquistabili senza porto d’ armi , se non sarà l ‘ isis a fare stragi , lo farà qualche pazzo italiano , più pazzo di te ” bhe lo so che pensate questo … ma io vi rispondo così : Io potrei pure comprare un coltello ( tra l’ altro è un arma sicura in quanto non rilascia tracce ) e fare stragi seriali … allora mettiamo il porto d’ armi pure per coltelli da cucina allora ? potrei prendere una macchina e uccidere un gruppo di passanti , pedoni e tutto ciò che si muove in strada … allora cosa dobbiamo fare ? dobbiamo mettere il porto d’ armi pure sulle auto ? oppure … non so… non so più che esempio fare … la forca è fatta per chi si vuole inforcare … se uccido devo essere cosciente del fatto che finirò in prigione … e poi in Italia non siamo come gli americani , abbiamo proprio un altra mentalità e fidatevi è così … se l’ italia deve continuare così , almeno potenzi il nostro esercito !
    Sono arrabbiato , sdegnato , questo mondo sta facendo schifo , l ‘ ISIS sta portando solo scompiglio … spero che questa storia finirà presto , che L ‘ ISIS finirà presto… quello in bangladesh lo considero un attentato all’ italia , dato che sono morti più italiani … poi ditemi cosa centra il bangladesh e perchè hanno attaccato questo paese così pieno di gente brava , onesta e leale … questo sono i bengalesi .
    Non mi va di giudicare l ‘ islam … non sono credente , e non voglio giudicare nessuna religione …
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi … Pace a tutti !

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