Intervista a Andrea Zorzi: “Il grande volley a Milano solo con un progetto stabile”

di
intervista a andrea zorzi
@zorrozorzi

Quando la Milano del volley era tra le grandi d’Italia, Andrea Zorzi era un’icona dello sport italiano, parte integrante di quella squadra. Il segno di “Zorro” è rimasto ovunque: in nazionale, a Padova, Parma, Treviso, Macerata, ma anche nella metropoli, dove le esperienze di pallavolo d’élite sono state intervallate da digiuni lunghi anni. Gli affamati delle schiacciate all’ombra del Duomo potrebbero avere di nuovo una grande vetrina se il Power Volley Milano confermerà la volontà di acquisire i diritti sportivi di Piacenza, semifinalista in Serie A1 e appena eliminata da Perugia.

Intervista a Andrea Zorzi: la pallavolo, il teatro, l’esperienza al Gonzaga

Zorzi, nel frattempo, è diventato opinionista e si è cimentato a teatro con ‘La leggenda del pallavolista volante’.
“Abbiamo debuttato un anno e mezzo fa lavorando con Nicola Zavagli e Beatrice Visibelli, pensando inizialmente a un reading. Ne è venuto fuori un copione e quindi una pièce teatrale con una trentina di date già alle spalle e un consenso molto ampio. Saremo in tournée fino a giugno e il 12 settembre avremo una data anche al ‘Festival della filosofia’ a Modena“.

Oltre che attraverso il teatro, la pallavolo potrebbe tornare a Milano con una squadra di A1. E’ una scelta azzeccata?
“La storia tra il volley e le metropoli è sempre stata conflittuale, Verona è la più grande città ad avere attualmente una squadra in A1. Roma e Milano hanno un ritorno ciclico, nella convinzione che una metropoli possa portare interesse nel volley, ma quasi sempre è un’operazione che continua finché l’imprenditore appassionato riesce a sostenere i costi. Storicamente il volley è rappresentato dalle città medie, ma per l’atleta non cambia nulla giocare in una grande città o in una piccola, se non per il caso di Modena che ha una storia tale da essere un’eccezione”.

intervista a andrea zorzi
@Bruno Cordioli

L’esempio di Armani nel basket può essere un incentivo?
“Quest’anno ha avuto grandi spazi e negli ultimi mesi un palazzetto pieno, ma Armani investe da parecchi anni cifre decisamente superiori alle altre squadre e questa è la prima stagione in cui ci sono dei risultati. La crisi sta complicando il sistema sportivo, il vero problema è capire in che modo il professionismo può essere sostenibile. Nella grande città, o sei Armani o un imprenditore fa fatica ad avere il riscontro che si ha nella città medio-piccola. Penso che sia una sfida essenziale per Milano quella di rendersi appetibile. Non bisogna pensare che l’imprenditore che si innamora di questo sport sia l’unica modalità, perché così dopo qualche anno si rischia che lo stesso si interessi ad altri progetti. Se un dirigente va in giro a chiedere risorse economiche vendendo solo la categoria a cui appartiene è destinato a trovare pochi riscontri. Se invece il progetto supporta anche valori e aspetti stabili che non dipendono dai risultati, allora può farcela”.

Come risponderesti se ti chiedessero di entrare a far parte di un eventuale progetto a Milano?
“Io faccio il giornalista e non ho esperienze dirigenziali, non credo sarei utile nell’organizzare una nuova società. Sarò felicissimo di dire la mia opinione, se me la chiederanno, ma nell’ambito delle mie conoscenze attuali”.

Cosa ricordi della tua esperienza al Volley Gonzaga Milano?
“La squadra fu costruita per vincere più di quanto ha fatto, ci si era posti altri obiettivi. Gli investimenti furono molto rilevanti, come quelli di Ravenna o Treviso. Il volley fece un salto d’interesse, ma avremmo potuto fare molto di più. La sensazione non è quella di un’esperienza completamente riuscita”.

Come finirà la finale scudetto tra Perugia e Macerata?
Perugia non era considerata una delle squadre favorite, ma ha fatto una stagione di altissimo livello. Rispetto ad altre squadre e a Macerata il valore complessivo non è paragonabile, gli umbri hanno già fatto più di quanto ci si aspettasse anche in finale. Macerata, al di là del fatto che è sul 2-1, è favorita. Magari non diamo per scontata la vittoria in quattro partite, anche perché non mi aspettavo che fallissero un paio di obiettivi in stagione e che facessero così fatica in questa serie”.

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Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.

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