Inter 2013, tra bilanci e aspettative

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inter-2013

Il tifoso dell’Inter ha ancora negli occhi il gol di tacco di Rodrigo Palacio nel derby, che ha regalato la gioia più grande di questo 2013. Magro bottino, considerando il livello bassino del match, ma il derby è derby.

Inter 2013, un bilancio

Con l’ottimismo delle emozioni quindi il tifoso dell’Inter tira un bilancio di questo 2013, annus horribilis per i colori neroazzurri: difatti il 2013 ha visto l’Inter di Stramaccioni crollare dopo un ottimo inizio di campionato che l’aveva portata a -2 dalla Juve. Sei mesi di passione, un crollo verticale senza spiegazioni convincenti se si esclude l’infortunio di Diego Milito.

La società è mancata completamente nel sostenere un allenatore giovane come Stramaccioni, e come al solito ha tristemente scaricato sull’allenatore romano le colpe di una stagione fallimentare, evitando per l’ennesima volta di prendersi le proprie responsabilità. Ha pagato l’allenatore, sicuramente responsabile e inesperto, ma la storia dice che la mancanza di un progetto o iniziare a costruire con un tecnico senza poi sostenerlo durante l’anno sono state delle costanti -ahimè- nella gestione Moratti.

inter 2013

L’estate 2013, più che per la campagna acquisti, piuttosto magrolina, nonostante le promesse (vedi Lucas Moura), per una squadra arrivata a più di 30 punti dalla prima, è da ricordare per il cambio di proprietà dopo 18 anni. Dopo una lunghissima ed estenuante (per i tifosi) trattativa, Moratti vende a Erick Thohir, magnate indonesiano che arriva dall’altra parte del mondo, dove il calcio italiano è ancora molto seguito e apprezzato.

Impostazione da business man, i media definiscono Thohir come un tornado in arrivo, in realtà l’indonesiano modifica poco o nulla nell’assetto della dirigenza: attesa o intenzione di non spostare gli equilibri societari? Cambia il consiglio d’amministrazione, dove resta dentro anche la famiglia Moratti, che continua a detenere il 30%.

L’estate vede anche l’arrivo di Mazzarri, accolto come l’uomo della ricostruzione: il livornese lavora sulla rosa già presente e dichiara di voler valutare i giocatori presenti e poi in caso chiedere rinforzi. Acquisti ne arrivano pochi, il più altisonante è Mauro Icardi, amico di Leo Messi, dopo un’ottima stagione alla Sampdoria.

Inizia il campionato, l’Inter parte bene e la cura Mazzarri sembra essere particolarmente efficace per Ricky Alvarez, completamente trasformato, e Jonathan, che scorrazza sulla fascia come mai aveva fatto prima. Meno positivo il lavoro su Kovacic e Ranocchia, entrambi ancora in difficoltà.

La buona partenza, tra cui l’1-1 con la Juve, promette bene ma alle promesse non seguono i fatti: l’Inter rallenta e molto a novembre, buttando via un sacco di punti in pareggi interni ed esterni contro squadre più che battibili. Poi c’è la sconfitta con il Napoli, e poi, per fortuna, il derby che risolleva il morale del tifoso.

inter 2013-2014

Inter 2014, le aspettative

Il tifoso dell’Inter si aspetta che la società prenda rinforzi a gennaio per potersi almeno giocare il terzo posto con Napoli e Roma. Vista l’importanza economica della qualificazione in Champions League, il tifoso si aspetta che le ambizioni societarie siano subito improntate a tornare tra l’Europa delle grandi, per poi lavorare ad un progetto che possa riportare la squadra al top nel giro di tre anni. Con Mazzarri o senza, per il momento non ha molta importanza: dipenderà, come sempre, dai risultati.

Al momento il tifoso dell’Inter non è convinto dalla mentalità data dal livornese, molto difensiva e senza giocatori di fantasia e punte, Palacio escluso. Tatticamente quindi il tifoso spera di rivedere in campo due attaccanti e Kovacic in mezzo, magari supportato da Alvarez e chissà, Erik Lamela.

Poi arriverà l’estate e faremo i conti con la prima stagione targata (parzialmente) Thohir. Se l’obiettivo è puntare la Champions del 2016 non bisogna solo muoversi, ma già iniziare a correre per dare alla Milano blu e nera una squadra con un’identità di gioco e una mentalità da grande.

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Scatto in profondità, controllo e, prima del tiro, un impercettibile passo di danza che manda in tilt gli avversari e libera la porta. Tango Hesitation lo chiamano, un movimento sublime un cui tutto – il ritmo, la passione e anche un pallone – rimane sospeso per una frazione senza tempo. Arte e struggimento: il piede e il volto di Diego Milito.

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