C’è una relazione tra immigrazione e criminalità?

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La cronaca nera torna ciclicamente a raccontare di reati più o meno efferati compiuti da stranieri. Così l’opinione pubblica si scatena: c’è meno sicurezza perché c’è più immigrazione.

Secondo il Rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza, il 78% degli Italiani pensa che la criminalità sia cresciuta a livello nazionale (il dato scende al 43% a livello locale) rispetto a cinque anni fa ed un 39% considera gli immigrati come una “insidia” per l’ordine pubblico e potenzialmente portati a delinquere.

Ma è davvero così? C’è una correlazione tra il livello di immigrazione e la criminalità?

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Rispetto ad altri paesi europei, la criminalità in Italia è a livelli molto bassi e calanti per tutti i tipi di reato, nonostante l’immigrazione sia in decisa crescita. Non si riscontra quindi alcun tipo di correlazione tra l’aumento dell’immigrazione (che c’è stato) e l’aumento della criminalità (che, al contrario, è in diminuzione).

2. Gli stranieri sono il 32% della popolazione carceraria italiana, mentre sono il 9% della popolazione. Quasi tutti sono stranieri irregolari e più della metà è in carcere come misura preventiva perché gli stranieri irregolari, a differenza degli italiani, non riescono ad accedere alle misure alternative per mancanza, reale o presunta, di un domicilio stabile, o per difficoltà ad ottenere una tutela legale qualificata.

3. Vi è una sovra rappresentazione degli stranieri tra gli autori di alcuni tipi di reato, soprattutto borseggi, furti e alcuni tipi di rapine. Le condizioni sociali, economiche e legali (età giovane, povertà, irregolarità) in cui si trovano molti degli stranieri che commettono crimini sono spiegazioni molto più convincenti che non l’appartenenza etnica. Questi reati infatti non sono in aumento, il che significa che erano precedentemente commessi da autori in gran parte italiani, spesso anch’essi in condizione di povertà ed esclusione sociale.

immigrazione e criminalità
Photo credit: Funky64 (www.lucarossato.com) via Visual Hunt / CC BY-NC-ND

Immigrazione e criminalità: il nesso che non c’è

Per rispondere alla domanda, analizziamo i dati statistici disponibili (2008-2015) della banca dati di Eurostat sul tema del “Crime and Criminal Justice”, mettendo a confronto Italia, Francia, Germania e Regno Unito, paesi che presentano caratteristiche socio-demografiche simili e in cui risiede il 53% della popolazione dell’Unione Europea.

Paesi Nr. stranieri residenti 2015 % stranieri residenti 2015
Regno Unito 5.980.000 9.2%
Francia 4.520.000 6,8%
Italia 5.030.000 8.3%
Germania 9.220.000 11.3%
Unione Europea 36.500.000 7,2%

Nei quattro paesi considerati la presenza di cittadini stranieri – comunitari e non – oscilla tra il 7 e l’11%. I dati sia dei numeri assoluti che dell’incidenza sulla popolazione totale sono in aumento rispetto al 2008, dell’1% in Francia, del 2% in Italia e Regno Unito, del 3% in Germania, senza considerare che tra il 2008 e il 2015 molti stranieri hanno acquisito la cittadinanza. In Francia si stima che circa un quarto della popolazione è di origine straniera ed un quinto in Germania. L’Italia invece ha visto un notevole aumento del numero degli immigrati residenti, con un incremento di 1.770.000 unità.

Questa è la cornice demografica in cui inserire i dati Eurostat registrati dalle Polizie nazionali che, nonostante non tutti gli episodi criminali vengano denunciati presso le Autorità, forniscono un fondato trend e chiare indicazioni.

Prendiamo ora in considerazione i cinque principali indicatori di criminalità, per verificare la loro evoluzione tra il 2008 e il 2015, in relazione all’aumento del numero degli immigrati in Italia e negli altri paesi europei considerati.

1. Omicidi

Fonte: Elaborazione Fabrizio Ciocca su dati Eurostat

Gli omicidi in Italia nel 2015 sono stati 468 – 0,77 omicidi ogni 100 mila abitanti – il tasso più basso di sempre. Pensate che nei primi anni dell’Italia unita era di 6,8 omicidi per 100 mila abitanti. Da inizio anni novanta il dato è in continua diminuzione, fino a livelli che gli studiosi dubitavano sarebbero mai stati raggiunti. Il dato degli omicidi in Italia mostra anche un costante andamento sotto la media UE ed è stato nel 2015 inferiore ai dati di Francia, Germania e Regno Unito.

2. Aggressioni intenzionali violente

immigrazione e criminalità
Fonte: Elaborazione Fabrizio Ciocca su dati Eurostat

L’Italia, negli anni analizzati, presenta il valore di aggressioni violente più basso in confronto a Francia, Germania e Regno Unito, con una media annuale di 111 aggressioni ogni 100.000 abitanti, inferiore anche alla media UE. Il dato assoluto scende dalle 65 mila aggressioni del 2008 alle 64 mila del 2015.

Rapine

immigrazione e criminalità
Fonte: Elaborazione Fabrizio Ciocca su dati Eurostat

Anche le rapine presentano un trend costante con leggera tendenza alla decrescita. Il dato italiano del 2015, 57 rapine ogni 100 mila abitanti, è praticamente uguale a quello tedesco e inferiore al dato di Francia e Regno Unito, e alla media UE.

4. Sequestri e rapimenti

immigrazione e criminalità
Fonte: Elaborazione Fabrizio Ciocca su dati Eurostat

Il numero di sequestri e rapimenti in Italia è di gran lunga il più basso tra i paesi presi in considerazione, e significativamente inferiore alla media UE. Nel 2015 ci sono stati 4,7 sequestri ogni 100 mila abitanti contro il sorprendente dato di 139 sequestri ogni 100 mila abitanti nel Regno Unito.

5. Violenze sessuali

immigrazione e criminalità
Fonte: Elaborazione Fabrizio Ciocca su dati Eurostat e Demoskopika

Nonostante le cronache riportino spesso tremende storie di violenza sessuale, anche questo indicatore di criminalità presenta in Italia valori più bassi rispetto a Francia, Germania e Regno Unito con 6,5 violenze sessuali ogni 100 mila abitanti nel 2015, e non mostra segni di crescita negli ultimi anni.

Va detto che questo indicatore è quello che più degli altri risente di un problema di raccolta dati, perché molte violenze non sono denunciate (spesso perché avvengono all’interno delle mura domestiche), e perché le polizie nazionali non sempre classificano sotto la stessa categoria le violenze sessuali.

In sintesi

La valutazione globale dei 5 indicatori analizzati ci mostra sostanzialmente tre elementi:

1. Il livello di criminalità generale in Italia è in linea e spesso sotto la media europea; per alcuni valori addirittura si situa al di sotto rispetto alla Francia, Germania e Regno Unito.

2. Dal 2008 al 2015 non si è registrato in nessuno dei cinque indicatori analizzati un incremento del valore, anzi nella maggior parte dei casi la tendenza è alla decrescita.

3. Tutti i dati confermano che in Italia l’aumento del numero degli stranieri dal 2008 al 2015 (quasi 1,8 milioni di persone, che sale ad oltre 2 milioni se consideriamo anche una quota di irregolari) non ha prodotto nessun aumento degli episodi di criminalità considerati.

Nonostante le statistiche ufficiali ci mostrino come in Italia non vi sia stato un aumento degli episodi criminali, né ci si trovi di fronte ad una particolare emergenza sicurezza, la popolazione ritiene che la criminalità in Italia stia crescendo e che ciò sia dovuto alla presenza degli immigrati e all’aumento dei flussi migratori degli ultimi anni. Come mai?

Immigrazione e criminalità: il nesso che c’è?

Il dato statistico che alimenta l’equazione “ + immigrazione + criminalità” è quello relativo alla presenza di stranieri nella popolazione carceraria in Italia, composta per un terzo da cittadini stranieri.

stranieri in carcere
Fonte: Elaborazione Fabrizio Ciocca su dati Eurostat. I dati per la Germania non sono disponibili

In Italia gli stranieri regolarmente soggiornanti sono circa il 9% della popolazione, mentre i detenuti stranieri sono il 32% della popolazione reclusa (circa 50 mila persone). Una situazione che ci pone sopra a Francia, Regno Unito e alla media UE, anche se il dato è nel 2015 ai minimi storici dal 2008.

Attenzione però: la gran parte degli stranieri detenuti (circa il 90%) sono irregolari. Se consideriamo solo gli stranieri regolari, la percentuale sul totale della popolazione carceraria scende al 3-5%, ridimensionando notevolmente il fenomeno (anzi, ribaltandolo).

Sono quindi gli stranieri irregolari a ingrossare le fila della popolazione carceraria, a dimostrazione che investire in processi di regolarizzazione e integrazione è anche un’azione diretta di contrasto alla criminalità.

A questa prima osservazione ne aggiungiamo un’altra. Se si analizza la posizione giuridica dei detenuti in Italia, si scopre un dato che in pochi conoscono: il 70% degli italiani nei penitenziari è stata condannata in maniera definitiva, mentre per gli stranieri questa percentuale scende al 48%.

Questo significa che più della metà degli stranieri è in carcere come misura preventiva, anche se una sentenza rispetto alla loro colpevolezza o innocenza ancora non è stata emessa. La sovra rappresentazione degli immigrati nella popolazione carceraria è quindi il diretto effetto di un sistema giudiziario che li espone maggiormente alla misura della detenzione preventiva.

Questo accade perché gli stranieri hanno meno possibilità di accedere ad una tutela legale qualificata o alle misure alternative alla detenzione, che solitamente si applicano per chi deve ancora essere giudicato, e a cui gli stranieri irregolari spesso non riescono ad accedere perché molti non hanno un domicilio stabile dove scontarle oppure, se ce l’hanno, non viene riconosciuta come tale dai giudici.

Un altro dato importante mette in relazione immigrazione e criminalità: se è vero che a livello di sistema la criminalità è ai minimi storici, è vero anche che tra gli autori di alcuni tipi di reato – borseggi, furti, rapine, ma anche omicidi – vi è una presenza sovradimensionata di stranieri, soprattutto nelle grandi città, come evidenziato da una lucida ricerca del sociologo Marzio Barbagli.

Il motivo di questa sovra rappresentazione degli stranieri in certi tipi di crimini va collegato ad una più ampia analisi socio-demografica del crimine. I reati di piccolo taglio sono tipici di una popolazione giovanile e appartenente alle classi più povere e marginalizzate, due caratteristiche spesso associabili agli immigrati.

Se a queste aggiungiamo anche la condizione di irregolarità, che come abbiamo visto caratterizza la gran parte degli stranieri che commettono reati in Italia, otteniamo un quadro in cui non possiamo certo collegare gli episodi criminali all’appartenenza etnica, ma a condizioni sociali, economiche e legali: l’essere giovane, povero e irregolare.

Immigrazione e criminalità: il ruolo dei media

Il modo in cui la criminalità, e le sue supposte correlazioni con l’immigrazione, viene raccontata dai mezzi di informazione è decisivo nel determinare la percezione che del fenomeno ha l’opinione pubblica.

Se i media tendono a enfatizzare gli episodi criminali e far passare quasi sotto silenzio il netto calo della criminalità in Italia negli ultimi anni, e se enfatizzano soprattutto la nazionalità degli autori dei reati a discapito di altre informazioni socio-demografiche, ecco che l’opinione pubblica sarà portata a credere che la criminalità sia in aumento a causa dell’aumento del numero degli immigrati.

Il già citato Rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza è molto esplicito in questo senso:

“La componente dell’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana. Negli anni presi in esame la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dell’agenda tematica complessiva dei notiziari. La componente strutturale si combina a sua volta in modi assai diversi con la congiuntura “mediatica”: nel periodo a cavallo tra il 2007-2008 si è “costruito” uno stretto legame tra immigrazione e reati”.

Ad una maggiore diffusione di notizie negli ambiti “emergenza criminale”, “passione criminale”, “cronaca nera” corrisponde una maggiore percezione della criminalità da parte dei cittadini, dice il Rapporto.

immigrazione e criminalità

Anche l’analisi delle notizie serali diffuse dai principali Tg pubblici europei mostra come, rispetto ad un 13,8% medio di notizie di tipo “ansiogeno” diffuse in Europa, in Italia questo valore sale quasi al 20%; di queste notizie poi, le principali sono su “criminalità” e “immigrazione”.

immigrazione e criminalità

Immigrazione e criminalità: conclusioni

I dati presentati non consentono di parlare di un’emergenza sicurezza in Italia, e smentiscono l’ipotesi di un aumento degli episodi di criminalità determinato da una maggiore presenza di immigrati. La criminalità in Italia è ai minimi storici, soprattutto per quanto riguarda i crimini più violenti ed è per molti reati inferiore ai livelli di criminalità degli altri paesi europei.

Nonostante ciò, la maggioranza degli Italiani ritiene che la criminalità sia aumentata, collegando questo supposto aumento all’aumento degli immigrati nel nostro paese. Si tratta di una percezione che non trova riscontro nei dati, visto che, come abbiamo visto, la criminalità è in diminuzione nonostante il significativo aumento della presenza straniera in Italia.

Alcuni reati, soprattutto quelli di cosiddetta microcriminalità, sono compiuti soprattutto da stranieri, poiché la condizione di immigrato porta con sé, in alcuni casi, anche quella di giovane e di povero, che sono due fattori socio-demografici collegati alla possibilità che un soggetto compia dei crimini. Questo porta anche ad una sovra rappresentazione degli stranieri irregolari nella popolazione carceraria italiana, legata anche al fatto che spesso non hanno i mezzi legali, sociali ed economici per evitare la detenzione preventiva.

Questi segnali vanno però ricondotti in un quadro complessivo in cui la correlazione immigrazione – criminalità appare davvero fuori luogo, dal momento che il nostro è il tempo in cui c’è contemporaneamente un tasso di presenza straniera ai massimi storici e un tasso di criminalità ai minimi storici.

5 link per saperne di +

1. Il + completo

Il XIII Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, curato dall’Associazione Antigone, è uno strumento completo e molto facile da consultare per conoscere politiche, numeri, storie e punti di vista sul carcere in Italia.

2. Il + sfruttato

L’inchiesta di Refugees Deeply sullo sfruttamento dei migranti da parte della mafia.

3. Il + tedesco

Questo articolo dello Spiegel racconta delle difficoltà della Germania con i crimini compiuti da cittadini stranieri, in particolare nordafricani.

4. Il + radical

Un breve ma incisivo approfondimento di Patrizio Gonnella su Open Migration sulla questione della radicalizzazione nelle carceri italiane.

5. Il + analitico

Un’analisi dei dati sulle violenze sessuali pubblicata da TPI News rivela che la maggior parte degli stupri sono commessi da cittadini italiani.

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Nato a Trastevere, Roma, sociologo con un master in sistemi urbani multietnici, è studioso dei flussi migratori, ed è convinto che numeri e tabelle possano aiutare l'opinione pubblica a comprendere fenomeni complessi. Il suo sogno nel cassetto è vedere l'As Roma vincere una Champions League, ma è consapevole che i miracoli difficilmente si avverano.

17 Comments

  1. .”………Sono quindi gli stranieri irregolari a ingrossare le fila della popolazione carceraria, a dimostrazione che investire in processi di regolarizzazione e integrazione è anche un’azione diretta di contrasto alla criminalità……..”

    Io direi invece di investire in processi di espulsione, anche nei confronti di cittadini dell’area UE……..

    • Salve Mader, sì questa è una possibile strada alternativa. Dipende molto dalle visioni del mondo che si hanno, ma anche da questioni più pragmatiche: espellere i cittadini stranieri colpevoli di reato è molto complicato, l’alternativa più percorribile è intervenire sulle condizioni che producono irregolarità, come la legge Bossi-Fini, che considera gli stranieri a cui scade il permesso di soggiorno (magari dopo anni di presenza regolare) come clandestini, e finisce per spingere questa parte di popolazione straniera verso una precarietà che non aiuta a risolvere i problemi descritti nell’articolo.

  2. Curioso che non si sia posta l’attenzione su un dato, ovvero sul numero di stupri perpetrati da italiani e da immigrati. Nell’ultimo anno i dati del.ministero parlano di 1534 violenze compiute da Italiani, contro i 903 compiuti da immigrati. Il che tradotto in approssimativa percentuale dice che il 35 % circa degli stupri sono commessi da immigrati. Considerando che costituiscono il 9% della popolazione e’ un dato che dovrebbe far riflettere. Questo articolo non è appositamente esaustivo, visto che analizza i dati in modo da non far risaltare certe cose.

  3. Salve, ringrazio prima di tutto ringrazio coloro che hanno espresso commenti, sia positivi che negativi. In merito ai dati presentati :
    a) In Italia dal 2008 al 2015 vi è stata un aumento della popolazione straniera di circa 2 milioni di abitanti; i valori dei principali indicatori per misurare il grado di criminalità quotidiana utilizzati dall’UE non sono aumentati, ma diminuiti. Non solo, il livello di criminalità in Italia è in linea con i valori europei, e in alcuni casi al di sotto di Germania, Francia e Regno Unito. Ad oggi quindi, l’aumento del numero degli immigrati non ha prodotto un aumento della criminalità. Si pensi solamente che il reato più grave, l’omicidio, ha una probabilità dello 0,7% di verificarsi ogni 100 mila abitanti. Il dato più basso di sempre dall’unità dì Italia ad oggi.

    b) un informazione che tende ad enfatizzare i fatti di cronaca ner, crea un senso di insicurezza tra i cittadini, come ha ben spiegato dall’Osservatorio Europeo per la Sicurezza, laddove afferma : ” La componente dell’insicurezza derivante dalla rappresentazione della criminalità è un dato strutturale che caratterizza l’informazione televisiva italiana. Negli anni presi in esame la criminalità è mediamente la seconda/terza voce dell’agenda tematica complessiva dei notiziari”. Il 78% dei cittadini ritiene che la criminalità è aumentata, ma non trova riscontro nei dati a disposizione. Paradossalmente, i reati dei “colletti bianchi” ( ossia coloro che svolgono un ruolo amministrativo, impiegati, manager etc) sono quelli che hanno un impatto sociale ed economico più rilevante.

    c) Relativamente alle violenze sessuali, come già detto nell’articolo “questo indicatore è quello che più degli altri risente di un problema di raccolta dati, perché molte violenze non sono denunciate (spesso perché avvengono all’interno delle mura domestiche), e perché le polizie nazionali non sempre classificano sotto la stessa categoria le violenze sessuali”. Al netto di queste premessa, il valore italiano rimane stabile e addirittura e comunque più basso dei valori degli altri paesi considerati e della medie EU. Non c’è una propulsione legata alla nazionalità di origine, ma alla caratteristica di coloro che commettono questi tipi di reati ( maschio adulto giovane)

  4. Temo che gli spacciatori di Rogoredo siano difficilmente integrabili o diventati tali per colpa della Bossi-Fini. L’unica soluzione e’ l’espulsione. Perche’ cio’ non avviene?

    Costa espellerli? E quanto costa lo stipendio di poliziotti e carabinieri impiegati per anni ad investigare le loro attivita’, l’usura di volanti e altri mezzi coinvolti nelle indagini, i costi giudiziari associati, quelli di detenzione, senza contare quelli sociali indiretti, enormi anche se difficilmente quantificabili.

    Come si vede alla fine l’espulsione dei delinquenti e’ un affare e non un costo.

    Inoltre, le espulsioni devono essere attuate attraverso un’agenzia europea deputata a tale scopo. L’Europa servira’ a qualcosa o no?

    Se uno Stato africano rifiuta di prendersi indietro un suo cittadino pluricondannato perche’ a chiederlo e’ l’Italia e’ un conto, diverso se si introduce il peso politico ed economico di un Continente con 450 milioni di persone.

    Si e’ presa in considerazione nella statistica anche il fatto che molti reati sono stati depenalizzati o l’alto tasso di reati estinti causa prescrizione?

    Il metodo e’ semplice quanto efficace: depenalizziamo tutto cosi’ l’Italia risultera’ un Paese sicuro e diamo la cittadinanza a chiunque cosi’ nessuno si potra’ lamentare della eccessiva presenza di immigrati nella societa’.

    Saluti

  5. Come già accennato nel precedente post (democraticamente i pareri dissenzienti non vengono pubblicati), le tipologie dei reati sono centinaia e lei si è concentrato solo su 5 di questi, mentre le decine di migliaia di altri episodi di microcriminalità, ai fini della “percezione”, proprio in virtù della loro quantità, la popolazione le percepisce in modo differente al calo degli omicidi o ai sequestri di persona. E’ quindi una caratteristica della psicologia umana, non solo è difficile “percepire” 13.656 reati a livello nazionale minori di 15.344 nonostante il calo dell’11%, ma l’attenzione al proprio patrimonio e alla sicurezza personale sono maggiori dell’incolumità di un’altra carica dello Stato o ai fondi regionali: è lapalissiano. Pertanto i “femminicidi”, i sequestri-rapimenti di persona oppure la frode informatica, il riciclaggio, la corruzione, il taccheggio, la violenza sessuale per natura stessa del reato possono non preoccupare direttamente alcune tipologie di persone prive di computer, non proprietari di negozio o un maschio anziano. Ve sono invece altri, come il borseggio, i furti in casa e delle auto, le rapine in casa, la gratuita violenza di sbandati per strada che, potendo interessare tutti i cittadini, campione dell’indagine sulla “percezione”, evidenziano il loro punto di vista con preoccupazione. Un’analisi sociologica seria deve tentare di spiegare le ragioni di un fenomeno statistico (la “percezione” d’insicurezza in aumento in controtendenza al totale dei reati in calo) e non considerare il campione (la popolazione italiana) a livello di bambini ritardati che non capiscono le ragioni dell’aumento del loro primordiale istinto nonostante i reati totali siano in calo.
    Se poi qualcuno desidera dimostrare che la componente straniera è del tutto aliena dalla statistica dei reati e quindi sostenere che i reati commessi dagli stranieri siano tutte bufale (l’ho già letto in questo forum) basta si concentri sui reati come la concussione, abuso d’atti d’ufficio, malversazione a danno di privati o concessione fraudolenta o abusiva del credito a privati in cui la componente straniera è zero ed è riuscito a dimostrare che la Terra è piatta.
    Quindi nel 2015 è (fonte sole24ore http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/10/03/18162/ ) Rimini risulta la città con il maggior numero di reati (7.791 ogni 100.000 abitanti), seguita da Milano (7.636 ogni 100.000), Bologna (7.240), Torino (6.539), La prima città del meridione è Foggia (4.701 reati ogni 100.000 ab.) che compare al 23° posto della classifica. Le città tradizionalmente ritenute più insicure come Napoli (4.397), Palermo (4.115) o Bari (4.620) evidenziano un numero di reati ben inferiore alle città del nord. Le città in cui vi è stato un aumento significativo dei reati rispetto l’anno precedente sono: Massa Carrara, Avellino, Campobasso, Caserta, Vibo Valentia e Foggia. Che i media abbiano influito sulla percezione di insicurezza è tesi alquanto discutibile non specificando per quali reati. Il Femminicidio ? Il Riciclaggio ? La violenza su minore ? Il terrorismo ? In alcuni fatti di cronaca viene dato una risonanza mediatica maggiore di altri, alcune testate non li evidenziano come in altre (ad es. il Corriere della Sera rispetto Il Giornale) e nei giornali di provincia appaiono in modo preponderante reati di microcriminalità delle zone limitrofe a quelle del lettore i cui responsabili sono facilmente quantificabili da qualsiasi lettore: basta contarli !
    Accomunare poi tutti gli stranieri per metterli tutti nello stesso melting pot di delinquenti è tesi quanto mai bizzarra; in un gruppo della medesima numerosità di Filippini, Finlandesi, Giapponesi, Cingalesi, Australiani o Canadesi residenti in Europa, la numerosità dei reati a loro ascritti e nettamente inferiore a gruppi di eguale numerosità di Marocchini, Tunisini, Algerini, Nigeriani, Romeni, Albanesi o Senegalesi e questo non è un atteggiamento discriminante, è l’evidenza statistica che va analizzata.

    • Buongiorno Ulisse, ti ringraziamo per l’assiduità con cui fruisci e commenti i nostri contenuti.
      Non abbiamo problemi con i pareri dissenzienti, tuttavia abbiamo necessità di mantenere anche nei commenti uno standard di accessibilità dei contenuti per i nostri lettori. I tuoi commenti sono spesso molto lunghi, complicati da leggere e formulati in un italiano poco comprensibile, mentre noi siamo impegnati ad offrire ai nostri lettori semplicità e accuratezza.
      Ci pare inoltre che in molti casi il tuo intento non sia quello di contribuire a una discussione mettendosi in relazione con gli altri, ma quello di innescare polemiche e deligittimare i contributi dei nostri autori, anche se naturalmente sulle tue intenzioni possiamo sbagliarci.

  6. buongiorno,
    Interessante e delicatissimo argomento quello toccato in questo articolo. In maniera del tutto oggettiva espongo il mio pensiero.
    Considerando che in Italia si è avuta un’impennata della criminalità contro il patrimonio (furto, rapine, usura ecc per intenderci) in particolare dagli anni 70 con un picco negli anni 90 e, d’altra parte ,che il numero di stranieri negli anni 70 (ANNI IN CUI SI PARLA APPUNTO DI SVOLTA PER L’AUMENTO DEI FURTI) era minimo (100.000 immigrati circa tra cui intellettuali e studenti universitari, e un minimo di lavoratrici nel campo domestico), e invece proprio dagli anni 91-92 si ha quella che nel linguaggio mediatico si definisce “INVASIONE” direi che è piuttosto evidente che l’aumento dei furti NON può dipendere dall’aumento DELL’immigrazione.
    Non parlo della criminalità violenta perché , come meticolosamente sottolineato dall’autore del post, è DIMINUITA notevolmente negli anni.
    Infine penso sarebbe interessante citare e osservare la ricerca effettuata dalle stesse forze dell’ordine ( o con queste in collaborazione non ricordo di preciso) circa l’esposizione degli stranieri ad un maggiore controllo rispetto agli autoctoni. Si tratta di uno studio nell’ambito del progetto “Città sicure ” dell’Emilia-romagna dal quale si evince che, 9 persone su 10 che vengono fermate, controllate dalla polizia, sono di cittadinanza straniera. Cosa significa questo?? Che ovviamente sarà più facile individuare il delitto compiuto dallo straniero ,in quanto sottoposto a controllo, che quello dell’italiano che viene sottoposto a tale controllo in maniera evidentemente inferiore. Si tratta ripeto di uno studio effettuato dalle forze dell’ordine per verificare se il pregiudizio (inconsapevole FORSE) e l’allarme sociale incide ulteriormente sulla sovrarappresentazione della criminalità degli stranieri.
    Dati chiari e di semplice interpretazione mostrano quindi come il populismo demagogico di una fetta della nostra politica ha raggiunto i suoi scopi. ( A buon intenditore poche parole)

    • Salve Amalia,

      il periodo anni ’70-’90 da te citato è stato oggetto di molteplici studi e gli studiosi di scienza sociali hanno faticato non poco per cercarne le ragioni. Si è sempre pensato che queste fossero da cercare nell’analfabetismo, nella miseria, nella disoccupazione ma l’aumento della criminalità, soprattutto il tasso dei reati contro il patrimonio, si è registrato in tutti i Paesi occidentali, e questo durante, o al termine, di uno dei periodi del più grande sviluppo economico. Le principali ragioni vennero imputate (non sono io a sostenerlo) (1) ad un notevole aumento demografico di giovani nella fascia di età tra 15 e 25 anni ed è proprio in quella fascia d’età in cui i responsabili sono la maggioranza dei reati contro il patrimonio e (2) al fatto che ci fossero più cose da rubare. La produzione di massa aveva inondato i Paesi occidentali di beni capaci di soddisfare tutti i bisogni e per tutti i gusti e nonostante fossero in bella vista, non tutti avevano la possibilità economica per acquistarli. Sulla questione che 9 persone su 10 fermate siano straniere, forse ti riferisci all’approfondimento indagine ISTAT sulla vittimizzazione per l’Emilia-Romagna (Luciani-Sacchini 2000) di quasi 20 anni fa (una realtà diversa da oggi). I maschi italiani venivano fermati in totale un po’ più frequentemente dei maschi stranieri (49,7% contro 43%); è nei fermi a piedi che la percentuale degli italiani era un decimo dei fermati a piedi rispetto ai maschi stranieri. Ma si parla di controlli di ordine pubblico a piedi, a meno che tu non voglia sostenere che (1) le persone portano con se, e questo a piedi, le prove dei reati (e i reati sono centinaia e molto diversi); (2) che se fermassero (a piedi) in eguale percentuale gli italiani, il numero totale dei reati non sarebbe in calo ma in netto aumento dato che 9 italiani su 10 non vengono fermati e l’ipotesi iniziale è che il tasso di delinquenza tra stranieri è il medesimo se non minore; (3) i tutori dell’ordine sono prevenuti e creano devianza dove devianza non esiste. Per evitare interpretazioni di fantasia a sostegno dell’indifendibile si potrebbe approfondire ma qui non viene data questa possibilità. Saluti.

  7. Salve, un’ulteriore precisazione. Quando si presentano dei numeri, dei dati e si ragiona su questi, non si pretende di avere la verità assoluta, ma di fornire delle “chiavi di lettura” per permettere al lettore/utente di poter avere una maggiore comprensione dei fenomeni sociali. L’articolo presenta i dati ufficiali di Eurostat di ben 8 anni solari. Un trend così lungo ci permette di affermare senza dubbio che in Italia la criminalità non è superiore alla Germania ,Francia o Regno Unito. I dati italiani sono “tipici” di paesi con oltre 60 milioni e caratteristiche socio-demografiche comuni. Come visto, i circa 2 milioni di stranieri dal 2008 al 2015 in più non hanno prodotto un aumento degli indicatori proposti, così da poter affermare che siamo in presenza di un'”emergenza” sicurezza in Italia.
    Questa interpretazione è largamente condivisa da altri sociologi ed esperti di queste tematiche. Ovvio che la percezione è frutto di tanti fattori: se io vengo rapinato 3 volte in un anno ho una paura reale (non frutto di esagerazioni o fantasie) che possa riaccadere di nuovo. Ma nemmeno si deve sottovalutare ‘l ruolo dei mass-media in Italia che, come spiegato nell’articolo, dedicano molto più tempo a fenomeni di cronaca nera (enfatizzando spesso la nazionalità del criminale) rispetto agli omologhi degli altri paesi Europei analizzati. In questi stessi giorni è uscito il rapporto sulla corruzione in Italia, che colloca il nostro Paese agli ultimissimi posti, ma poca copertura mediatica è stata data a questa notizia. Eppure i reati dei “colletti bianchi” (corruzione, malversazione, tangenti etc.) sono tra quelli che hanno un impatto maggiore a livello sociale e come costo per la comunità. Ovviamente poi l’analisi proposta non entra nel fenomeno delle organizzazioni criminali che, come ben risaputo, sono radicalizzate nel territorio e guidate da soggetti italiani, che rappresentano la fetta maggiore di tutto il crimine commesso in Italia.

  8. Ho amici rumeni che affermano come sia pratica comune nel loro Paese dover pagare poliziotti quando si viene fermati per un controllo o elargire mazzette a infermieri e dottori per poter ricevere le cure dovute in qualsiasi
    tipo di ospedale.

    Secondo il rapporto da lei menzionato l’Italia sarebbe piu’ corrotta della Romania e percio’ ognuno di noi dovrebbe avere sempre pronta una bustarella con dentro centinaia di euro nel caso si finisca in un pronto soccorso o si venga fermati da una volante dei carabinieri. Credete veramente che uno scenario del genere sia reale in Italia?

    Il fatto e’ che esiste l’interesse che qualcuno controlli il nostro Paese e che cio’ possa avvenire principalmente attraverso la pratica dell’autodenigrazione e dell’autorazzismo di noi italiani.

    Il rapporto da lei citato considera la corruzione percepita che fondamentalmente e’ aria fritta e non un parametro oggettivo. Altre statistiche, basate su dati piu’ reali, offrono risultati profondamente differenti.
    Inoltre, la sede di Transparency international e’ a Berlino ed il maggior finanziatore della stessa agenzia e’ il Governo tedesco.

    Il Paese che ci ha imposto l’austerita’ attraverso i suoi emissari (Monti, Letta & Co.), devastando la nostra economia, ha l’interesse a farci credere che gli italiani siano un popolo di gente con l’anello al naso incapace di autogovernarsi e quindi da commissariare.

    Mi raccomando, continuiamo a farci del male.

  9. Il rapporto è stato citato era come esempio, per mostrare la diversa ” cassa di risonanza” che alcuni argomenti ricevono dai mass-media, e come questo diverso trattamento impatta sulla percezione della popolazione rispetto a certi fenomeni sociali. Saluti.

  10. il rapporto citato, di Eurostat, è largamente rimaneggiato dall’autore che prende in esame solo gli indicatori che gli interessano, ed analizza un periodo temporale limitato. E’ un modo discutibile per esporre le proprie opinioni, spacciandole per dati statistici. Le fonti ufficiali, ovvero l’ISTAT, il Ministero della Giustizia, ed il Ministero dell’Interno sconfessano quasi ogni cosa che leggo in questo sito. In primo luogo, la criminalità straniera è 4,1 volte maggiore di quella media, un dato quasi dirompente e costante nel tempo. In secondo luogo, la percentuale di stupri perpetrati dagli stranieri, a danno per lo più di donne straniere, è ben 6,5 volte superiore alla media delle violenze carnali fatte da italiani. Leggete bene quello che ho scritto, non ho scritto 6,5 percento, bensì 6,5 volte! Se un italiano su 15.000 italiani stupra una donna, uno straniero su 2.100 stranieri fa altrettanto! L’autore dell’articolo mostra una certa approssimazione quando dice, commentandolo con suoi personali pregiudizi, che l’italiano in carcere è condannato in via definitiva e gli stranieri invece sarebbero tradotti in carcere soltanto come “misura preventiva, anche se una sentenza rispetto alla loro colpevolezza o innocenza ancora non è stata emessa”. Questa scusante la accampa perché mettendo a confronto la percentuale di criminalità straniera in Italia con quella della altre nazioni europee, come onestamente ha fatto nel grafico corrispondente, emerge che L’ITALIA HA LA PERCENTUALE DI CRIMINALITA’ STRANIERA DI GRAN LUNGA PIU’ ALTA DEGLI ALTRI ed evidentemente questo dato non gli aggrada e cerca di giustificarlo con sue speculazioni personali. Se avesse letto, invece, le note informative del Ministero della Giustizia che accompagnano e spiegano i dati statistici che il Ministero pubblica, avrebbe saputo che sono definiti “imputati” anche coloro che hanno subito una condanna di primo o secondo grado. La condanna è definitiva solo al terzo grado di giudizio, quindi non stiamo parlando di misure preventive, ma di condanne già emesse, a volte anche confermate in appello, per cui per favore informiamoci meglio prima di dire queste inesattezze. Ma c’è di più, siccome la percentuale di stranieri che entrano in carcere è superiore a quella dei condannati stranieri, che a sua volta è superiore a quella degli stranieri condannati che restano effettivamente in carcere, parrebbe che le misure alternative al carcere, come il domicilio coatto o altro, siano benefici di cui fruiscono largamente gli stranieri. L’esatto contrario di quello che pensa l’autore, probabilmente mosso da buona fede, ma che non ha scavato nei dati come avrebbe dovuto. L’affermazione più eclatante poi, che fa trasparire quanti pregiudizi abbia l’autore verso questo delicato tema, è quella che “non sono gli stranieri regolari ad essere criminali, quindi ma solo quelli irregolari”. Ebeh? Che distinguo è mai questo? Nel titolo si parla di immigrazione in senso lato, quindi questa distinzione è capziosa e, senza offesa, anche inconsistente. Da ciò deriverebbe, secondo l’autore, un dogma, non suffragato da alcuna dimostrazione scientifica o statistica, per cui “Sono quindi gli stranieri irregolari a ingrossare le fila della popolazione carceraria, a dimostrazione che investire in processi di regolarizzazione e integrazione è anche un’azione diretta di contrasto alla criminalità.” Anche in questo caso, i dati numerici lo smentiscono in modo clamoroso. Dal 1990 ad oggi sono state fatte ben sette sanatorie, regolarizzando la bellezza di due milioni di clandestini, su una popolazione globale straniera di circa cinque milioni. Una percentuale stratosferica che nessun Paese al mondo mi risulta abbia fatto. Orbene, a fronte di questi milioni di “regolarizzazioni” la percentuale di criminalità straniera in Italia è passata da 1,8 volte superiore alla media a, come detto (e come confermato anche dal grafico pubblicato dallo stesso autore) a 4,1 volte la media. Questo dimostra che le sanatorie del 1990, 1995, 1998, 2002, 2006, 2009 2012 hanno, di fatto, raddoppiato la percentuale di criminalità straniera che già era quasi il doppio della media.
    Vedi https://www.istat.it/it/immigrati/prodotti-editoriali/criminalit%C3%A0
    vedi https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?facetNode_1=1_5_16&facetNode_2=2_4&contentId=SST165666&previsiousPage=mg_1_14

    • Buongiorno Daniele, dispiace ricevere commenti di questo genere, che sembrano più interessati a innescare polemiche contro la persona dell’autore e contro la redazione di questo sito piuttosto che integrare o discutere dati e informazioni.
      I nostri articoli di analisi di fenomeni sociali sono scritti da ricercatori qualificati e capaci, che conoscono la rilevanza dei dati e l’affidabilità delle fonti dei dati che vengono analizzati. In tutto l’articolo, così come in tutti i nostri articoli, è chiaro che alcune scelte (come quelle degli indicatori di criminalità) sono scelte condivise a livello internazionale dai principali istituti di ricerca, e che alcune informazioni (come quelle sulla detenzione preventiva degli stranieri) sono il risultato di accurate ricerche ben esplicitate nei testi e non certo invenzioni personali basate su convinzioni personali, come le tue accuse riportano.
      In tante altre occasioni abbiamo accolto le osservazioni, anche critiche, dei lettori, e abbiamo loro risposto, se sono poste in questo modo però ci riserveremo di non pubblicarle.

    • Mi raccontava un polizotto tedesco che alcune nazioni come la Germania impongono a polizia e giornalisti un codice deontologico che vieta di riferire nei reati penali qualsiasi informazione sulla provenienza degli autori se non assolutamente indispensabile per evitare di fomentare pregiudizi contro le minoranze. Un tale Ali S. dopo una condanna per stupro per riportare la notizia lo hanno chiamato Joseph T.

  11. Gentile Daniele,
    rispetto alla sua lunga analisi, le preciso che :
    a) Il rapporto di Eurostat non e’ rimaneggiato; sono i dati che l’Unione Europea e suoi ricercatori, tramite la raccolta dati alla fonte ( singole Polizie Nazionali), ritengono utili per la valutazione della criminalità quotidiana, on the road. Quindi nessuna opinione personale, ma un’analisi dei trend, che non analizza un “ periodo temporale limitato” ma ben 8 anni solari
    b) Laddove dice che la “criminalità straniera” è maggiore 4,1 volte quella media a quale dato si riferisce? Come e’ stato calcolato? Anche il dato che fornisce sugli stupri è parziale e incompleto. Mi sembra che lei faccia un calcolo su tutta la popolazione ‘straniera’ e ‘italiana’ per arrivare a tale proporzione. Ma come già spiegato in vari rapporti da altri ricercatori, la violenza sessuale non è legata alla nazionalità di provenienza ma ad una componente adulta giovane maschio. Inoltre, come è stato più volte sottolineato dal Ministero di Giustizia, il numero delle violenze in Italia si stimano essere almeno il doppio rispetto a quelle denunciate, poiché la maggior parte avvengono in famiglia, e quindi è lecito supporre che la componente % dei cittadini italiani aumenterebbe di gran lunga. Anche rispetto ad una vulgata recente per cui in Svezia le violenze sessuali sono aumentate a causa del notevole arrivo dei rifugiati, le segnalo questo link che le aiuta a comprendere come i dati vanno poi interpretati attraverso una serie di informazioni ulteriori (https://www.tpi.it/2017/02/24/svezia-patria-stupi-causa-immigrati/ )
    c) Quando dice “ Questa scusante la accampa perché mettendo a confronto la percentuale di criminalità straniera in Italia con quella della altre nazioni europee, come onestamente ha fatto nel grafico corrispondente, emerge che L’ITALIA HA LA PERCENTUALE DI CRIMINALITA’ STRANIERA DI GRAN LUNGA PIU’ ALTA DEGLI ALTRI” . Non si comprende per quale motivi i dati dei grafici prima presentati non le vanno bene, ma invece questo le sembra credibile. Quindi o sono credibili tutti o nessuno. Come appunto può vedere dai dati, la criminalità in Italia è scesa rispetta a tutti i 5 indicatori; la presenza della % di stranieri nei carceri italiani dal 2006 ad oggi e’ esattamente la medesima : 37% nel 2006, 33% nel 2015. ( dal link da Lei riportato https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?facetNode_1=1_5_16&facetNode_2=2_4&contentId=SST165666&previsiousPage=mg ) Non vi è stato questo aumento che invece lei sostiene successivamente, quando afferma che “la sanatoria a fronte di questi milioni di “regolarizzazioni” la percentuale di criminalità straniera in Italia è passata da 1,8 volte superiore alla media a, come detto (e come confermato anche dal grafico pubblicato dallo stesso autore) a 4,1 volte la media”. Il motivo della maggiore presenza straniera nei carceri è spiegato benissimo in questo articolo : https://openmigration.org/idee/tutti-i-numeri-sugli-stranieri-in-carcere-in-europa-e-in-italia/ ad opera del presidente dell’associazione Antigone, che da decenni segue queste tematiche, e ha ben presente le differenza tra le varie modalità/tipologie di condanne, e che non inficiano il ragionamento proposto. Ancora, parla di clandestinità ma evidentemente non ha ben presente che le sanatorie di cui parla, non riguardarono persone “ clandestine” (ossia persone entrate illegalmente) ma la regolarizzazione di migliaia di colf, di badanti e lavoratori non in regola, entrati regolarmente in Italia, e che per vari motivi successivi (contratti a nero soprattutto, che non permettevano il rinnovo del permesso di soggiorno, in quanto utilizzati per pagare meno tasse dai i datori di lavoro) non erano stati regolarizzati, non per loro volontà. Le varie regolarizzazioni varate nel corso degli anni, furono fatte proprio con questo spirito : far emergere il sommerso, mettere in regole migliaia di lavoratori stranieri, aumentare il gettito fiscale per l’INPS. Nonostante ciò, non vi è stato quel “raddoppio di criminalità straniera” di cui parla, tanto che nello stesso periodo gli indicatori sono cominciati a scendere, a fronte di una popolazione straniera aumentata di 2 milioni, e di una presenza straniera nelle carceri italiani pressoché identica dal 2006 al 2017

    Concludo dicendo che nessuno ha i paraocchi ne tantomeno presentare una realtà frutto di convinzioni personali per imporre chissà quale visioni, tuttavia le ricerche prevedono un’ipotesi di ricerca e verifica dei dati, ed in questo caso, rispetto al quesito posto, ad oggi non abbiamo dati disponibili che possano suffragare l’equazione : “ + immigrazione + criminalità”, che invece Lei sostiene. Saluti

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