Il volley vota la svolta: ecco la SuperLega! Rasores: “Milano sogna di esserci”

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@power volley milano
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Otto ore di Consiglio per far nascere la SuperLega. Il volley arriva a una svolta: via la vecchia A1, massima serie a 14 squadre e niente retrocessioni per i prossimi cinque anni, nei quali la A2 avrà ogni stagione una sola promozione e due squadre destinate a scendere di categoria. Fra tre anni la prima revisione, che basandosi sui dati di pubblico ed economici stabilirà chi ha i requisiti per restare tra i grandi.

Carlos Rasores, presidente di Power Volley Milano, è tra i più interessati alla svolta odierna. Al termine della riunione fiume il Power Volley resta una delle franchigie in corsa per rilevare i diritti sportivi al fine di giocare il campionato nazionale più importante.

Presidente Rasores, il vostro interesse è confermato?

“Ne abbiamo ancora di più, vista questa progettualità. La A2 potrebbe perdere appeal. Credo la nostra strada sia questa. E’ una fase un po’ fluida, stiamo trattando sul fronte Piacenza ma anche su altri. La nostra prima idea è quella di fare una Serie A2 vincendo il campionato, ma se dovesse arrivare una proposta interessante per la SuperLega del prossimo anno ci penseremmo. Milano ha bisogno di un campionato di vertice e quindi abbiamo pensato di proporci alla Lega come eventuale wild card”.

Quante possibilità ci sono che il Power Volley sia in SuperLega?

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“Diciamo 50% e 50%. Anzi: 52% e 48%. Siamo comunque in fase embrionale. Nei prossimi dieci giorni ci saranno novità”.

Dove giocherete in caso di “promozione”?

“Al momento non c’è un palazzetto, quando e se avremo la certezza di essere in SuperLega ci muoveremo con l’amministrazione. Intanto per avere una garanzia che il PalaLido venga consegnato a settembre. Qualche dubbio ce l’ho, ma può essere che ce la facciano. Con la A2 rimarremmo al Pavesi, che va benissimo”.

In un’intervista a Le Nius, Andrea Zorzi dice: “Nella grande città, o sei Armani o un imprenditore fa fatica ad avere il riscontro che si ha nella città medio-piccola. Se il progetto supporta valori e aspetti stabili che non dipendono dai risultati, allora Milano può farcela”. E’ d’accordo?

“Ha assolutamente ragione ma è un concetto che estenderei a tutti gli sport minori. Lanutti a Cuneo ha interrotto il rapporto perché non vuole più essere l’azionista di maggioranza. A Piacenza Molinaroli ha fatto lo stesso. Le grandi banche non hanno mai sponsorizzato il volley, lo hanno fatto quelle minori, due di queste erano in finale. Expo può essere un vettore per gli sponsor, perché darà visibilità alle aziende che vogliono investire su Expo. E’ un evento che porterà tantissima gente a Milano. Noi intanto stiamo facendo molto nell’ambito del sociale e per il settore giovanile, ma è chiaro che il giorno in cui i nostri sponsor dovessero dirci che non ci possono sovvenzionare dovremmo chiudere bottega”.

Quale risconto ha avuto durante l’esperienza in A2?

“L’interesse a Milano c’è. Asystel fece uno squadrone con Montali, Zlatanov e altri. Si giocò la finale con Treviso e riempì il Forum durante i playoff, ma in regular season aveva una media spettatori di 1.200 persone. Milano vive per il grande evento, durante l’anno bisogna essere molto bravi con le “gemellate”, il settore giovanile e le scuole per portare gente al palazzetto. La Lega ha capito che è un problema di tutti, non nostro e in chiave futura inserirà una figura come il ‘manager del pubblico’ per avere i tifosi al Palazzetto”.

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Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.

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