Il Parlamento egiziano approva la nuova legge sulle ONG

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Parlamento egiziano approva la nuova legge sulle ONG
@The Century Foundation

(traduzione dall’articolo Egypt’s Parliament passes new NGO law, Madamasr.com)

Il Parlamento Egiziano ha frettolosamente approvato una nuova legge sulle ONG martedì (29 novembre), il giorno dopo che il Consiglio di Stato ne ha stabilito la piena costituzionalità. Haitham al-Hariry, parlamentare e membro della coalizione denominata “25-30” appartenente all’opposizione, ha spiegato a Mada Masr che la legge non è stata approvata all’unanimità, ma è complicato sapere il numero dei parlamentari che ha votato contro, in quanto manca un sistema di voto elettronico.

Il Consiglio di Stato ha avuto delle riserve riguardo a 23 articoli su 89, quindi riguardo a quasi un terzo della nuova legge. Questo è un segno di come il processo di stesura sia stato troppo frettoloso

ha affermato Hariry. I legislatori non hanno avuto abbastanza tempo per ricontrollarla in modo dettagliato prima del voto, ha aggiunto.

Il portavoce parlamentare Ali Abdel Aal ha detto che l’approvazione della legge è

un messaggio al mondo intero di come l’Egitto sia un paese indipendente e sovrano. Questo Parlamento è del tutto unito

come ha riportato il quotidiano privato Al-Masry Al-Youm. Varie organizzazioni per i diritti umani e diversi partiti politici hanno rilasciato dichiarazioni molto critiche verso il disegno di legge. Il Consiglio di Stato egiziano deve inizialmente far passare il progetto di legge, stabilendone la costituzionalità, prima di passarlo al Parlamento per l’approvazione. Il capo della divisione legislativa del Consiglio di Stato, Ahmed Abul Azm, ha annunciato lunedì che il dipartimento aveva completato la revisione della bozza e l’aveva rimandata al Parlamento per continuare le procedure di ratifica.

Abel Azm ha ribadito che il Consiglio di Stato non ha apportato nessuna modifica alla bozza, nemmeno alla controversa autorità nazionale che andrà a regolare ogni gruppo ricevente fondi stranieri. Era già chiaro da tempo che lo Stato stesse cercando di restringere pesantemente lo spazio per i lavoratori nel campo dei diritti umani, con una guerra dichiarata apertamente tramite numerose proibizioni di viaggi dei difensori dei diritti umani e l’aver riportato in luce il caso dei fondi stranieri per le ONG, passato in sordina dal 2011.

Diverse organizzazioni hanno detto che la nuova legge avrà un impatto molto severo nel restringere il loro lavoro e la loro capacità di offrire servizi. Heba al-Seweidy, il capo dell’organizzazione Ahl Masr (Gente dell’Egitto), che lavora con vittime di ustioni e sta cercando di costruire il primo ospedale del paese specializzato proprio nella cura delle ustioni, ha criticato la legge ed il rapido processo con la quale è diventata tale, tramite un post sulla sua pagina Facebook. Seweidy ha condannato l’indifferenza che il Parlamento ha dimostrato verso il ruolo giocato da un’organizzazione come Ahl Masr, aggiungendo che

le persone che hanno bisogno di cibo, educazione, acqua e case sicure non sarebbero sopravvissute negli anni scorsi senza organizzazioni di questo tipo.

Mohamed Sobhy, attore, fondatore e capo di Ma’an (Insieme) che lavora sul miglioramento delle aree sviluppatesi in assenza del governo, ha rivelato che in seguito all’approvazione della legge chiuderà la sua organizzazione.

Nell’intervento telefonico fatto a “90 minuti”, una trasmissione della televisione Al-Mehwar, Sobhy ha detto che non c’è nessuna ragione per continuare con la sua organizzazione,

poiché sarebbe manipolata e mi trasformerebbe in un impiegato alle dipendenze del governo.

Sobhy ha suggerito che, tramite l’imposizione statale su tutto ciò che riguarda il lavoro di organizzazioni della società civile, lo Stato sta praticamente dicendo che non c’è alcun bisogno del lavoro di altre organizzazioni. Mohamed Garhy, giornalista e fondatore dell’ospedale della carità “25 Gennaio”, ha invece sottolineato che ben 15 articoli della nuova legge porterebbero alla chiusura di organizzazioni “che giocano un ruolo importante nel compensare al fallimento e all’incapacità dello stato.” Mada Masr ha ottenuto e pubblicato la bozza di legge (qui in arabo). Il governo aveva inizialmente proposto una propria versione, criticata dalle organizzazioni per i diritti umani: le stesse organizzazioni hanno ora dichiarato che la bozza parlamentare è addirittura più dura di quella governativa.

Il disegno di legge del Parlamento introduce una nuova autorità nazionale – l’Autorità Nazionale per la Regolazione delle Organizzazioni Non Governative Straniere – il cui compito non si limiterà al monitoraggio delle organizzazioni straniere, ma anche al controllo di ogni ONG che riceve fondi dall’estero, e alla verifica che tutti i soldi ottenuti vengano spesi in modo appropriato.

L’autorità dovrà notificare anche i movimenti riguardanti i fondi di provenienza locale. L’autorità verrà creata tramite decreto presidenziale, gestita da un presidente a tempo pieno, e avrà tra i membri alcuni rappresentanti da aree come il Ministero degli affari esteri, quello della difesa, della giustizia, degli interni, della cooperazione internazionale e della solidarietà sociale. Anche l’Intelligence, la banca centrale, e l’unità di riciclaggio del denaro governativo verranno rappresentate secondo le modalità previste dalla nuova legge.

Mentre la bozza di legge iniziale stabiliva necessaria l’approvazione da parte dell’autorità su ogni fondo versato alle ONG, ma si considerava la mancanza di risposta entro 60 giorni come una tacita approvazione, la legge di ora considererà una mancanza di riposta come un rifiuto automatico.

Le conseguenze penali, espresse nell’Articolo 87 della nuova legge, variano da uno a cinque anni di prigione, oltre ad una multa tra le 50.000 ed il milione di lire egiziane. Alcuni tra i crimini considerati punibili con la sentenza di cinque anni di prigione sono la cooperazione con un’organizzazione straniera al fine di lavorare per la società civile senza aver prima ottenuto i permessi, e il condurre o partecipare a ricerche sul campo e sondaggi di opinione sempre nei campi della società civile senza aver prima ottenuto l’approvazione.

Secondo l’Articolo 21, non è possibile che un’associazione apra sedi o uffici nei territori del governo senza approvazione scritta del ministro della solidarietà sociale. Chi sposterà il quartier generale di un’associazione in un luogo differente da quello registrato potrebbe essere condannato fino ad un anno di prigione e al pagamento di una multa di 500.000 lire egiziane.

Le associazioni sono obbligate a “lavorare secondo il piano dello Stato ed i suoi bisogni di sviluppo”, sancisce l’Articolo 14. Mohamed Zaree, il capo dell’ufficio del Cairo dell’Istituto per gli Studi sui Diritti Umani (CIHRS) aveva precedentemente detto a Mada Masr che la nuova legge non prendeva di mira solo le organizzazioni per i diritti umani, ma tutte le organizzazioni di sviluppo locale e le iniziative individuali. Secondo Mohamed, la legge rappresenta una dichiarazione di guerra da parte dello Stato verso la società civile.

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23 anni, ho studiato Scienze Linguistiche a Milano. Eternamente indecisa. Ho vissuto un mese a Valencia e forse ne passerò un altro in Inghilterra; dopo aver partecipato come volontaria in un'associazione culturale ed in un festival di fotografia, ho iniziato a scrivere, l'unica passione sulla quale non ho mai cambiato idea.

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