Il Bonus Lavoro che fa litigare Grillo e Letta

di
bonus lavoro
@Galbiati Group

Nei giorni scorsi una delle invettive di Beppe Grillo dal suo blog ha interessato il bonus lavoro, uno dei primi provvedimenti in tema di lavoro del Governo Letta, alla quale è seguita la risposta piccata del Premier. Anche dalle pagine del  Corriere della Sera si è parlato di flop e il Ministro del lavoro Enrico Giovannini ha preso carta e penna per smentire la notizia.

Bonus Lavoro: che cos’è?

Polemiche a parte, di cosa si tratta esattamente? Il cosiddetto Bonus lavoro è contenuto all’art. 1, comma 1 legge n. 99/2013: si tratta di un incentivo economico che riguarda i datori di lavoro che assumeranno, entro il 30 giugno 2015, con contratto a tempo indeterminato, anche part time, lavoratori di età compresa tra i 18 e i 30 anni (29 anni e 364 giorni) i quali siano «privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi» oppure che siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale.

Il sostegno finanziario è previsto per una durata di diciotto mesi,  sarà pari a un terzo della retribuzione mensile lorda, con un tetto mensile pari a 650 euro per lavoratore. Il provvedimento riguarda tutte le regioni ma i quasi 800 milioni di euro messi a disposizione, da qui al 2016, prevedono una diversa distribuzione evidentemente più generosa in quanto a fondi investiti per le regioni del Mezzogiorno.

Questa agevolazione da un punto di vista “tecnico” si ha attraverso il conguaglio dei contributi dovuti dal datore di lavoro. La procedura informatica attraverso la quale è possibile presentare domanda è gestita dall’Inps ed ha avuto quale decorrenza il 1° ottobre 2013.Fin qui la tecnicalità.

Discontinuità con il Governo Monti ma non basta

Per un giudizio compiuto è senz’altro presto. Intanto tale incentivo, insieme ad altre sovvenzioni ad esempio in tema di autoimprenditorialità, rappresenta senz’altro un punto di discontinuità con la legislazione del governo Monti: ma si tratta di una goccia nel mare e di un provvedimento comunque largamente insufficiente, visti i numeri drammatici riguardanti la disoccupazione giovanile della quale ci siamo già occupati.

In materia di occupazione è sempre molto difficile rintracciare precisi nessi di causa/effetto tra le norme e gli effetti occupazionali e le dichiarazioni del Ministro Giovannini – tra l’altro ex Presidente Istat – e dello stesso Enrico Letta, al momento del varo della disciplina, in ordine ai possibili 200 mila posti di lavoro peccano di eccessivo ottimismo se non di ingenuità politica.

Senz’altro più lucida è apparsa un’intervista rilasciata da Carlo Dell’Aringa, sottosegretario al lavoro ed economista alla Cattolica di Milano, il quale riconosce che «i primi incentivi stanziati per il Mezzogiorno, a giugno, sono stati poco utilizzati e sulle assunzioni dei giovani le imprese vanno con i piedi di piombo. Senza una ripresa dei consumi, le aziende non investono. Per questo dobbiamo cercare di dare alla famiglie qualche soldo in più da spendere.»

È scontato ma forse è utile ripetere un concetto fin troppo banale: non si crea lavoro soltanto per il tramite delle leggi, bensì è  la crescita a creare occupazione. Come si possa fare questo, per intenderci, proporre politiche che in senso molto lato definiremo keynesiane, all’interno dell’attuale contesto di vincoli di bilancio è un’altra storia…

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Libero Labour è nato nei primi anni Ottanta – l’inizio della fine – nel profondo Sud. Prima di “salire” come migliaia di suoi simili a Milano della suddetta aveva ben in mente solo lo spot dell’Amaro Ramazzotti (ma preferisce quello del Capo). Si occupa di diritto del lavoro, in un'epoca senza diritti e senza lavoro. In pratica ha sbagliato tutto.

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