Guida alla spesa responsabile: cosa guardare quando facciamo la spesa 2/2

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guida alla spesa responsabile

Nella prima parte della sua guida alla spesa responsabile Sabrina, l’eroina della nostra rubrica Vivere Ecosostenibile, ha spiegato come leggere le etichette di carne, pesce, verdure, latte e uova. La seconda parte della guida alla spesa responsabile si occupa di olio, passata, dolci e prodotti OGM, con una nota finale sulle nuove norme europee introdotte a dicembre.

Guida alla spesa responsabile: olio d’oliva

In Italia le disposizioni sull’etichettatura di origine degli oli riguardano esclusivamente l’olio vergine ed extravergine di oliva. Per questi oli di categoria superiore, avendo costi maggiori, si è ritenuto che il consumatore abbia il diritto di conoscerne la zona di raccolta e di produzione.

In etichetta, nel caso di oli vergini o extravergini di oliva deve obbligatoriamente essere indicato il Paese (o Paesi) di raccolta, coltivazione e molitura delle olive, che può essere un stato membro dell’Unione Europea o di un Paese terzo. Tutti devono essere elencati chiaramente in etichetta in ordine decrescente a seconda delle quantità utilizzate.

Se le olive sono state coltivate in un Paese diverso da quello di molitura, in etichetta va riportata obbligatoriamente la dicitura “olio estratto in (Paese dove è situato il frantoio) da olive coltivate in (Paese o Paesi di coltivazione delle olive)”.

Per quanto riguarda i prodotti italiani, solo gli oli a denominazione protetta (DOP, IGP) possono riportare in etichetta la zona geografica di coltivazione o nella quale è situato il frantoio.

Guida alla spesa responsabile: passata di pomodoro

Sull’etichetta deve essere indicata la zona di coltivazione dei pomodori utilizzati per la produzione di passata; per passata di pomodoro, la legge intende il “prodotto ottenuto dalla spremitura diretta del pomodoro fresco”, escludendo perciò quelle conserve prodotte a partire da concentrato di pomodoro reidratato.

Sulle confezioni perciò deve essere indicata la zona di coltivazione del pomodoro fresco, permettendo quindi al consumatore di tutelarsi contro i rischi di frode e sofisticazione e nel contempo tutelando il settore italiano dalla concorrenza dei prodotti esteri a basso costo. Sono esentati dall’obbligo della dichiarazione di origine tutti i prodotti dell’industria conserviera diversi dalla passata, come preparati per sugo, concentrati di pomodoro, ecc.

Spesso la pubblicità è ingannevole in quanto tende a promuovere la polpa di pomodoro come prodotto di maggior qualità rispetto alla passata. Si può essere attratti nell’acquisto dalla presenza pomodoro in pezzi eppure mentre per la passata esiste la definizione chiara e univoca della legge, per la polpa di pomodoro no. Al momento in Italia non esistono disciplinari per la produzione di questa conserva, che può essere ricavata anche da materia prima congelata e, ovviamente, estera.

Ulteriori informazioni che è importante verificare sulle etichette della passata di pomodoro:

• l’indicazione del residuo secco che indica ciò che resta del vegetale solido dopo aver fatto evaporare tutta l’acqua. Le conserve con residuo secco più elevato hanno in genere più pomodori e sono di qualità superiore rispetto a quelle con residuo fisso più basso. A volte il residuo secco viene indicato in etichetta anche se non è obbligatorio: se il valore supera il 7% la passata è da considerare di buona qualità.
• l’indicazione del lotto di produzione: una lettera seguita da un numero che varia da 1 a 365. Il numero indica il giorno dell’anno in cui è stata prodotta la passata, la lettera che lo precede identifica l’anno. Es. D. 223: D identifica l’anno 2005 e il 223 il 223° giorno dell’anno, l’11 agosto, in piena stagione di raccolta. Se il lotto è D. 303, la produzione è avvenuta il 30 ottobre, data un po’ posticipata rispetto alla raccolta del pomodoro.
• la legge proibisce l’aggiunta di coloranti, anche se privi di nocività, ai prodotti derivati dal pomodoro. Il colore che si osserva è quindi quello del pomodoro, una passata di un bel rosso vivo sta a indicare che sono stati impiegati pomodori adatti e lavorati a un giusto grado di maturazione.

Guida alla spesa responsabile: dolci

Nell’etichetta dei prodotti dolciari dovranno figurare:

• la denominazione di vendita;
• una descrizione del prodotto;
• la lista degli ingredienti in ordine ponderale decrescente;
• il nome e la sede del produttore o confezionatore o del venditore;
• una menzione facoltativa che indica le modalità di conservazione più idonee al prodotto;
• il termine minimo di conservazione;
• il peso netto.

I prodotti venduti direttamente nei laboratori possono essere commercializzati senza etichetta, purché sul banco di vendita sia presente un cartello che indichi la denominazione di vendita e la lista degli ingredienti. Tali indicazioni possono essere legittimamente fornite anche attraverso un registro dei singoli prodotti, esposto nel punto vendita e disponibile alla consultazione da parte dei clienti.

Guida alla spesa responsabile: O.G.M.

La tracciabilità e l’etichettatura devono essere garantite anche per gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati), comprese quelle dei mangimi e degli alimenti ottenuti a partire da OGM.

In etichetta, perciò, i produttori sono obbligati a specificare che i prodotti commercializzati sono OGM, oppure ne sono derivati; al di sotto di questa dicitura deve essere riportato il codice alfanumerico corrispondente a questi OGM. Esistono, infatti, degli OGM il cui utilizzo è autorizzato dall’Unione Europea, e a ciascuno dei quali è stato assegnato un codice univoco allo scopo di sorvegliare i suoi potenziali effetti sulla salute umana e sull’ambiente.

Al momento dell’acquisto, sbagliarsi è impossibile: la dicitura “questo prodotto contiene organismi geneticamente modificati” o “questo prodotto contiene (nome dell’organismo)” deve essere ben visibile sulla confezione.

Guida alla spesa responsabile: nuove norme europee

Tutte queste disposizioni devono essere rigorosamente rispettate: se solo una di queste voci non è rispettata, si tratta di un illecito, punito dalla legge: i casi vanno denunciati alle autorità competenti (call center anticontraffazione: 06.47055800).

Ma oltre a queste disposizioni, il 13 dicembre scorso è entrato in vigore il regolamento europeo 1169/2011 che introduce nuove norme sull’etichettatura dei prodotti alimentari. Lo scopo di tali norme è anche in questo caso di aiutare i consumatori ad acquistare prodotti alimentari in modo consapevole.

Il regolamento si applica a tutti gli operatori in tutte le fasi della produzione di alimenti destinati ai consumatori finali. Gli elementi principali introdotti dalle nuove norme sull’etichettatura alimentare sono:

Etichette più chiare e leggibili: le indicazioni obbligatorie saranno scritte con caratteri più grandi e chiari.
Evidenza del responsabile dell’alimento: tra le informazioni obbligatorie, oltre al nome, deve essere riportato sull’etichetta l’indirizzo del responsabile dell’alimento, ossia il nome o la ragione sociale dell’operatore che commercializza il prodotto.
Allergeni in risalto: le sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze dovranno essere indicate con maggiore evidenza rispetto alle altre informazioni, sottolineandole o mettendole in grassetto nella lista degli ingredienti. Anche i ristoranti e le attività che somministrano alimenti e bevande dovranno comunicare gli allergeni, tramite adeguati supporti (menù, cartello, lavagna), ben visibili dai clienti.
Più trasparenza sugli oli e grassi utilizzati: non sarà più possibile usare la definizione generica di “oli vegetali” o “grassi vegetali” per indicare oli o grassi tropicali a basso costo (come ad esempio l’olio di palma).
Stato fisico del prodotto: dovranno essere accuratamente indicati i trattamenti subiti dal prodotto o anche dagli ingredienti.
Informazioni su congelamento e scongelamento: in caso di carne e pesce congelato e preparazioni congelate di carne e pesce andrà indicata la data di congelamento. Nel caso di alimenti che sono stati congelati prima della vendita e poi venduti decongelati, la denominazione dell’alimento sarà accompagnata dalla designazione “decongelato”.
Indicazione di ingredienti sostitutivi: per tutelare il consumatore da indicazioni ingannevoli, quando si sostituisce un ingrediente normalmente utilizzato in un prodotto con un altro ingrediente, come ad esempio i sostituti del formaggio, l’ingrediente sostitutivo impiegato va specificato accanto al nome del prodotto, utilizzando per la stessa caratteri adeguati affinchè sia ben visibile.
Alimenti contenenti caffeina: per i bambini e le donne in gravidanza e in allattamento sono previste avvertenze particolari per determinati alimenti contenenti caffeina, per esempio i cosiddetti energy drinks.
Scadenza ripetuta sulle monoporzioni: la data di scadenza dovrà essere riportata su ogni singola porzione preconfezionata e non più solo sulla confezione esterna.

Tutti questi accorgimenti rappresentano già una importante tutela per i consumatori, ma potrebbe essere fatto ancora di più. Per questo motivo dal 7 novembre scorso sul sito del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali è stata aperta una consultazione pubblica: fino a fine gennaio tutti i cittadini potranno dire la loro opinione su cosa vorrebbero fosse scritto sulle etichette dei prodotti alimentari che acquistano.

Con questa guida alla spesa responsabile si chiude la rubrica Vivere Ecosostenibile, Sabrina vi augura buona spesa, buone feste e buona vita… naturalmente ecosostenibili!

Immagine | Tasha

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Pugliese, non emigrata, convinta che ci si possa realizzare anche restando in provincia e per farlo ho scelto un settore di cui si fa un gran parlare ma con ancora pochi risultati: il rispetto dell’ambiente. Sono ingegnere ambientale e credo tantissimo in quel che faccio. Ritengo fondamentale che ci credano anche tutti i miei simili: solo così si può cambiare rotta e uscire dalle logiche di consumo ossessivo-compulsivo che ci sono state propinate finora. Per questo scriverò per Le Nius di nuovi stili di vita, green e ecosostenibili.

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