Guida alla spesa consapevole: cosa guardare quando facciamo la spesa 1/2

di

guida alla spesa consapevolePer l’ultimo appuntamento della rubrica Vivere Ecosostenibile la nostra Sabrina ha fatto le cose in grande, e ci propone una vera e propria guida alla spesa consapevole in due puntate. L’alimentazione infatti è uno degli aspetti più importanti della vita delle persone, e una guida alla spesa consapevole è dunque più che mai necessaria.

La nostra spesa di prodotti alimentari può (deve?) essere ecosostenibile: oltre a fare attenzione agli imballaggi e a non esagerare con le quantità, Sabrina presta molta attenzione alle etichette dei prodotti, che danno molte informazioni su provenienza, composizione e lavorazione degli alimenti.

Una caratteristica fondamentale per sapere cosa mangiamo è la rintracciabilità dei prodotti, uno strumento che consente ai consumatori di effettuare scelte consapevoli: ciascun passaggio da un operatore all’altro della filiera deve vedere la registrazione degli alimenti o essere accompagnato dalla registrazione dei prodotti in ingresso, consentendo all’azienda che commercializza il prodotto finito di poter risalire alle materie prime di origine. Quest’ultima è obbligata inoltre ad utilizzare dei codici distintivi per ciascun lotto di produzione che viene immesso sul mercato, contenenti informazioni sulla data di produzione e sugli ingredienti utilizzati; inoltre, l’assegnazione di ciascun lotto ai distributori finali (ad esempio i supermercati) viene registrata. Dal 2006 l’obbligo della rintracciabilità è stato esteso a tutti i prodotti agroalimentari.

Le etichette devono riportare alcune informazioni obbligatorie, che la guida alla spesa consapevole di Sabrina riporta ora per alcuni alimenti caratteristici della nostra alimentazione.

Guida alla spesa consapevole: carni avicole

Innanzitutto, in Italia vige l’obbligo di riportare in etichetta il paese d’origine delle carni. Inoltre, nel caso di polli allevati nel nostro paese, il macellatore sulle etichette deve riportare le seguenti informazioni:

• la sigla IT oppure “Italia”, seguita dal numero identificativo di registrazione dell’allevamento di provenienza degli animali;
• la data o il numero di lotto di macellazione;
• il numero di riconoscimento dello stabilimento di macellazione.

Nel caso le carni siano sottoposte ad operazioni di sezionamento, l’etichetta deve riportare le seguenti informazioni:

• la sigla IT oppure “Italia”, seguita dalla sigla della provincia o province degli allevamenti che hanno costituito il lotto di sezionamento delle carni;
• la data di sezionamento o il numero di lotto di sezionamento;
• il numero di riconoscimento dello stabilimento di sezionamento.

Invece, le informazioni obbligatorie presenti in etichetta per tutti i tipi di carne avicola:

• denominazione di vendita (per esempio, “fusi di pollo”) e quantità netta o nominale;
• origine delle carni (con indicazioni su Paese e provincia di allevamento: ad esempio, “Allevato in Italia – PC”);
• ragione sociale e sede dello stabilimento di produzione;
• codice dell’allevamento di provenienza;
• data di macellazione o di sezionamento;
• codice identificativo del macello o dello stabilimento di lavorazione;
• lotto di produzione;
• indicazione del termine preferenziale di consumo.

Guida alla spesa consapevole: carni bovine

Secondo la legge i prodotti in commercio devono mostrare in modo trasparente al consumatore informazioni quali:

• codice di riferimento dell’animale;
• “nato in: (Paese di nascita dell’animale)”;
• “allevato in: (Paese/i di allevamento e ingrasso)”;
• “macellato in: (denominazione e sede del macello: “Paese di macellazione” e “N. di approvazione macello”)”;
• “sezionato in: (denominazione e sede del sezionamento: “Paese di sezionamento” e “N. di approvazione laboratorio di sezionamento”)”.

Il codice identificativo dell’animale, in particolare, può essere verificato presso il sito internet dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, e consente di seguire passo passo la storia del bovino. Tutte queste informazioni consentono di ricostruire la filiera del prodotto, e di effettuare scelte alimentari in piena consapevolezza.

Guida alla spesa consapevole: prodotti ittici

I prodotti esposti in vendita devono riportare sul cartellino indicazioni come:

• denominazione commerciale della specie (per esempio, “orata”): secondo il regolamento europeo, ogni Stato deve essere provvisto di una lista che identifichi in modo univoco le specie ittiche a prescindere dai nomi legati alle tradizioni locali;
• metodo di produzione (prodotto “pescato”, “pescato in acque dolci”, “allevato”);
• zona di cattura: per i prodotti pescati in mare si fa riferimento alle cosiddette “Zone FAO”; per quelli pescati in acque dolci o allevati è necessario specificare il paese di origine;
• bollo sanitario.

Per quanto riguarda invece i prodotti ittici surgelati, in aggiunta, sulla confezione devono essere riportate le seguenti indicazioni:

• elenco degli ingredienti e delle specie presenti (singole se il prodotto è monospecifico, oppure l’elenco completo delle specie all’interno, per esempio, delle zuppe di pesce). Se sulla confezione viene messo in particolare rilievo un ingrediente (per esempio: “preparato per risotti all’astice”), è obbligatorio riportare la percentuale di questo ingrediente sul totale;
• quantità netta o nominale (nel caso di prodotti preconfezionati);
• termine minimo di conservazione (la classica dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”);
• modalità di conservazione del prodotto (temperatura e tipologia di congelatore richiesta), istruzioni per l’uso, avvertenze per la conservazione (es. “Una volta scongelato, il prodotto non deve essere ricongelato e deve essere conservato in frigorifero per non più di 24 ore”);
• codice identificativo del lotto di produzione;
• dicitura e sede del produttore e dello stabilimento di produzione/confezionamento.

Guida alla spesa consapevole: prodotti ortofrutticoli

Secondo quanto disposto dall’Unione Europea Reg.(CE) 2002/1996, i prodotti ortofrutticoli venduti all’ingrosso devono contenere, stampate sugli imballaggi e ben visibili, le seguenti informazioni:

• identificazione: informazioni sull’imballatore e lo spedizioniere della merce;
• natura del prodotto: nome e varietà commerciale;
• paese d’origine del prodotto, eventualmente zona di produzione;
• caratteristiche commerciali: categoria ed eventuale calibro (diametro massimo e minimo).

Non tutte queste informazioni sono visibili al consumatore, a meno che non si effettuino spese all’ingrosso, oppure nei punti vendita dove il prodotto sia ancora contenuto negli imballaggi di trasporto. I venditori al dettaglio devono esporre per legge un cartello indicante varietà, categoria di qualità e origine dei prodotti in vendita.

Guida alla spesa consapevole: latte fresco

Con il termine latte si intende solo quello vaccino. Gli altri tipi di latte devono essere completati con l’indicazione della specie animale di origine: latte di capra, di bufala, ecc. Il latte fresco vaccino può essere commercializzato per il consumo umano diretto dopo esser stato opportunamente confezionato, etichettato ed eventualmente bollato.

• la bollatura sanitaria viene effettuata nello stabilimento durante o subito dopo la produzione; viene posta in un punto ben visibile della confezione e dell’imballaggio, facendo in modo che appaia perfettamente leggibile e che sia indelebile;
• la data di scadenza (indicante il giorno, il mese e l’anno, menzione che esenta dall’indicazione del lotto) è preceduta dalla dicitura “da consumarsi entro”, deve essere apposta sul contenitore ed è determinata nel sesto giorno successivo a quello del trattamento termico;
• l’indicazione degli ingredienti non è richiesta per il latte, visto che si tratta di un alimento costituito da un solo ingrediente e visto che la sua denominazione di vendita coincide con il nome dell’ingrediente stesso. Si può riportare però l’etichettatura nutrizionale, indicando così i valori nutritivi del prodotto.

Le confezioni di latte fresco devono riportare in etichetta anche le indicazioni sulla zona di mungitura e/o sulla provenienza del latte. Tutti gli altri prodotti lattiero-caseari, come latte a lunga conservazione, yogurt o formaggi sono infatti esenti da questo obbligo, e la denominazione della provenienza viene indicata sulla confezione solo su base volontaria.

Guida alla spesa consapevole: uova

Le uova sono fra i prodotti per i quali è più facile ricavare informazioni: esiste, infatti, l’obbligo di riportare stampigliato sul guscio un codice alfanumerico (formato da numeri e lettere) che riporta tutte le informazioni relative a:

• tipologia di allevamento delle galline (uova da agricoltura biologica, da allevamento all’aperto, da allevamento a terra oppure da allevamento in gabbia);
• paese, comune e provincia di allevamento;
• codice identificativo dello specifico allevamento di provenienza.

Queste indicazioni si aggiungono al termine minimo di conservazione. L’indicazione della data di deposizione, invece, è facoltativa; è obbligatoria soltanto nelle uova di categoria extra, che possono però essere vendute come tali soltanto entro nove giorni dalla deposizione.

La freschezza delle uova non è esplicitamente indicata, ma si può dedurre dal termine minimo di conservazione: tutte le uova infatti devono essere state deposte al massimo 28 giorni prima della data impressa sulla confezione.

La prima parte della guida alla spesa consapevole di Sabrina termina qui. Nella seconda parte, sabato prossimo, ci occuperemo di olio d’oliva, passata di pomodoro, dolci e prodotti OGM.

Immagine | Gerry Thomasen

Segnala un errore

Pugliese, non emigrata, convinta che ci si possa realizzare anche restando in provincia e per farlo ho scelto un settore di cui si fa un gran parlare ma con ancora pochi risultati: il rispetto dell’ambiente. Sono ingegnere ambientale e credo tantissimo in quel che faccio. Ritengo fondamentale che ci credano anche tutti i miei simili: solo così si può cambiare rotta e uscire dalle logiche di consumo ossessivo-compulsivo che ci sono state propinate finora. Per questo scriverò per Le Nius di nuovi stili di vita, green e ecosostenibili.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

consumo di suolo

Consumo di suolo in Italia | Dati, motivi e conseguenze

Dagli anni settanta ad oggi in Italia si sono persi 5 milioni di ettari di terreni agricoli, prati e pascoli per costruire infrastrutture e allargare le città. Come mai? Quali sono i numeri del fenomeno? Che conseguenze ha dal punto di vista ambientale e sociale?
Torna su