I numeri del gioco d’azzardo in Italia15 min read

24 Agosto 2020 Dipendenze Economia -

I numeri del gioco d’azzardo in Italia15 min read

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Gioco d’azzardo in Italia: dati 2017

Il Visual Lab del Gruppo Gedi, in collaborazione con Dataninja e Effecinque, ha recentemente realizzato un portale dove è possibile consultare i dati relativi alla diffusione e l’utilizzo di tutti i giochi gestiti dai Monopoli, comune per comune. Il quadro che esce dall’inchiesta non è molto edificante: come già evidenziato, nel 2017 gli italiani hanno speso 101,8 miliardi di euro in gioco d’azzardo, con un totale di 17 milioni di giocatori.

Quello che più preoccupa è che si tratta di un dato in netta crescita: nel 2016 i miliardi spesi erano 96, cinque in meno. Ma a cosa giocano gli italiani?

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Nel 2017 la maggiore voce di spesa riguarda le slot machine (25,4 miliardi) e le Vlt (23,5 miliardi), con un totale di 48,9 miliardi di euro buttati nelle macchinette. Da ricordare che, secondo la Relazione Gestionale redatta dall’Agenzia Dogane e Monopoli, a fine 2017 sul territorio nazionale erano distribuite ben 366.399 slot machine.

16,3 sono poi i miliardi spesi nei giochi di carte, seguiti dalle scommesse sportive con 10 miliardi, le lotterie con 9 miliardi e il lotto con 7,5 miliardi. Più sotto il bingo e le scommesse online.

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A livello geografico la provincia che domina la classifica della spesa pro-capite è Prato con quasi tremila euro di spesa, seguita da Ravenna, Rovigo, Como e Teramo. In generale, sono molto alti i dati di molte province del centro-nord, come ad esempio: Sondrio, Brescia, Bergamo, Milano, Pavia, Piacenza, Gorizia, Forlì.

Con le eccezioni delle province di Abruzzo, Lazio e Campania è molto più contenuta la spesa al centro-sud. Tra le province con la spesa pro-capite più bassa registriamo tutte quelle di Sardegna, Sicilia e Calabria oltre a qualche caso al centro-nord come Trento, Arezzo e Siena.

Ma con un volume d’affari di tale entità, chi guadagna davvero dal gioco d’azzardo in Italia?

A fronte di una spesa totale di 101,8 miliardi, le vincite redistribuite sono state pari a 82 miliardi nel 2017. I giocatori italiani hanno quindi perso circa 20 miliardi di euro. Le perdite del 2017 hanno portato nelle casse dello Stato circa otto miliardi di euro.

Malgrado il costante aumento della spesa per il gioco, secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli gli incassi erariali del 2017 sarebbero diminuiti di circa 200 milioni di euro rispetto a quelli del 2016. Si è giocato di più, ma lo Stato ha incassato meno. Questo fatto è spiegabile andando a confrontare le variazioni delle modalità di gioco d’azzardo in Italia fra i due anni: i giocatori si sono spostati su modalità di gioco che hanno una tassazione minore rispetto ad altre. C’è stato infatti un consistente spostamento verso forme di gioco online, sempre più popolare e fino ad ora trattato in maniera generica dalle leggi fiscali.

Tolte le tasse, i restanti 12 miliardi circa di raccolta residua dopo la redistribuzione delle vincite si suddividono in fatturato fra i fornitori del settore. Un giro d’affari con cifre da capogiro che riunisce i propri interessi sotto la federazione Sistema Gioco Italia (SGI), l’insieme delle imprese e associazioni che operano nel settore del gioco d’azzardo affiliate a Confindustria. Fra gli associati troviamo: ACMI (Associazione Nazionale Costruttori Macchine Intrattenimento), Assotrattenimento, Federbingo, Federippodromi, Codere Network, Netwin Italia e Sisal Entertainment, questi ultimi tre tutti concessionari di Stato della rete telematica per il gioco.

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Fiorentino di nascita, Web Marketing Specialist per diletto e Nerd di professione. Si nutre di cultura pop e vive la sua vita perennemente in direzione ostinata e contraria. Per Le Nius supporta l'area editoriale, in ambito politica, e l'area social. matteo@lenius.it
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