Geocaching, la caccia al tesoro più giocata al mondo

di
geocaching
@Charles Meeks

Con Pokémon Go e Ingress la realtà virtuale, o aumentata che sia, si inserisce sempre più nelle nostre vite quotidiane. Per strada potete incontrare chi va in giro in cerca di Pokémon o di portali agitando lo smartphone come un rabdomante, come in una strana “caccia al tesoro”.

E se vi dicessi che, intorno a voi, in tutto il mondo, sono celati dei piccoli ma unici tesori, voi mi credereste?  Vi presento Geocaching! Un gioco che da alcuni anni ci apre gli occhi, permettendoci di scovare invisibili tesori nascosti ad arte nei posti più impensabili.
geocaching

Geocaching: come si gioca?

Lo scopo è quello trovare i cache: sono dei contenitori di ogni taglia, dai bauletti alle scatolette magnetiche. Sono posizionati spesso in luoghi di interesse o significativi, sia in ambienti urbani sia nella natura selvaggia, come ad esempio presso chiese, musei, passeggiate in montagna e al mare.

Geocaching prevede due ruoli: gli hiders hanno il compito di nascondere un cache, in cui può inserire alcuni oggettini (se le dimensioni lo consentono), lasciando anche le coordinate GPS ed un suggerimento più o meno utile.

D’altro canto il seeker, che è il ruolo più attivo del gioco, deve scovare il cache: una volta giunto nell’area di un cache, basandosi sulla descrizione del posto/monumento e servendosi di qualche foto e del suggerimento, inizia la vera ricerca. Una volta trovato è possibile registrare il proprio ritrovamento via online (loggando il cache, inserendo una recensione) oppure col logbook, un diario da firmare proprio come nei rifugi montani. Infine, da buoni giocatori dovremo riposizionare il cache al proprio posto, consentendo al gioco (e agli altri giocatori) di proseguire.

geocachingL’app, per Android e Apple, è comodissima e molto pratica da usare: selezionando un pallino verde, che indica un cache non ancora individuato, verranno fornite le indicazioni fino al luogo incriminato. A causa della imprecisione del GPS non raggiungeremo mai il nascondiglio preciso, ma, aguzzando la vista, un’attenta analisi della zona unita al suggerimento ed alla foto ci permetteranno di scovare il cache nascosto.

È possibile comprare la versione Premium: con essa potremo accedere a cache esclusivi (indicati con pallini bianchi), di cui ci verranno svelati indizi e indicazioni prima inaccessibili. Inoltre avremo a disposizione anche delle opzioni di ricerca avanzate, oltre che segnalibri dei nostri cache, statistiche e molto altro.

Testato sul campo, Geocaching è un’esperienza fenomenale, anche se agli inizi può essere frustrante. Devo confessare che ero molto scettico finché non ho trovato il primo cache.

Premesso che ho svolto la caccia solo in città, i primi cache non sono stati facili: cercare in mezzo ad una piazza una scatoletta minuscola, con una folla di persone in movimento e sotto il sole, può essere snervante. Specialmente se poi scopri che uno dei cache che cercavi non era più lì, poiché era stato “vandalizzato”: può capitare che le persone che non praticano il Geocache (detti babbani, alla Harry Potter) possano rubare, distruggere o spostare il cache, soprattutto in ambienti urbani. In questo caso un utente può informare l’hider, il quale in una manciata di giorni provvede a disattivare o ripristinare il cache.

Tuttavia, anche dopo le prime rinunce, ho scovato il mio primo cache, incastrato in un albero davanti ad una chiesa. Beh, che dirvi? La soddisfazione di aver finalmente trovato un cache è davvero impagabile!

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Anche se il mio nick lo suggerisce, non sono implicato in nessuna vicenda oculistica. Cresciuto col Game Boy e la musica a 8-bit nelle orecchie, frequento un aspro corso di Ingegneria. Tuttavia mi piace trovare il tempo per giocare a qualcosa di nuovo, e raccontarvelo attraverso il filtro della mia lente.

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