G8 Genova 2001. Fu tortura

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G8 Genova 2001. Fu tortura
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A 14 anni dalla macelleria messicana della Diaz e di Bolzaneto in Italia non esiste ancora una legge sulla tortura. A 14 anni da una delle più grandi violazioni di diritti umani mai viste in Europa dalla fine della guerra in Italia non esiste la tortura.

Avevamo affrontato qui sotto, lo scorso aprile, l’inizio dell’iter di una legge che doveva introdurre, secondo le promesse del premier Renzi e del governo, il reato di tortura. La legge, dopo essere passata alla Camera, non è mai stata approvata dal Senato ma in un rimpallo tra modifiche e cambiamenti peggiorativi è ancora imprigionata nelle Camere. Una vergogna nazionale.

Un atteggiamento della politica che mai permetterà di superare quei giorni, ancora vivi e sanguinanti nella memoria di una parte d’Italia. Oggi ricorrono 14 anni da quella mattanza. La memoria non può essere pacificata, perché come abbiamo già visto qualche mese chi ha le maggiori responsabilità, godendo di una solidarietà bipartisan, ha fatto carriera, i poliziotti condannati non hanno subito neanche l’espulsione dal corpo di polizia.

Proprio ieri, manco farlo a posto, girava la lettera di un poliziotto che che si indignava per i fatti di Quinto di Treviso, dove a suo modo di vedere la polizia “ha picchiato cittadini italiani per difendere clandestini”. E lui se ne vergognava.

Ne abbiamo sentiti pochi di poliziotti vergognarsi per aver torturato e umiliato giovani di 20 anni, dopo averli sequestrati per più di 24 ore. Questo è uno dei punti più dolorosi e inaccettabili di quelle giornate, insieme alla morte di Carlo Giuliani.

In Italia la polizia tortura e ha torturato: in Italia però la tortura non esiste.

10 aprile.

Il governo nella giornata del 9 aprile ha approvato alla Camera la legge che introduce il reato di tortura con 244 voti favorevoli, 14 contrari e 50 astenuti. La legge ora torna in Senato per l’approvazione definitiva. Cosa prevede?

1) La tortura è considerata un reato comune ed è punibile con il carcere dai 4 ai 10 anni. Se viene compiuta da un pubblico ufficiale c’è l’aggravante e la pena prevista è dai 5 ai 12 anni.
2) La pena sale di un terzo nel caso in cui la tortura provochi lesioni personali: se a causa della tortura la vittima dovesse morire la pena è di 30 anni. Se chi tortura provoca volontariamente la morte della vittima c’è l’ergastolo.
3) È introdotto anche il reato di istigazione, con pene che vanno dai 6 mesi ai 3 anni.
4) Vengono raddoppiati i termini di prescrizione per la tortura.
5) Divieto di espulsione, respingimento ed estradizione quando ci sono validi motivi che facciano ritenere lo straniero a rischio tortura una volta tornato nel suo Paese.

Certamente un passo in avanti, il testo ha ricevuto diverse critiche da Amnesty International e associazioni che si battono per i diritti umani soprattutto perché la tortura viene definita “reato comune” e per alcune incongruenze che presenta rispetto alla Convenzione Onu per i diritti dell’uomo. È stato cancellato un passaggio dell’articolo 5 dove si parlava di fondo per le vittime di tortura e rispetto ad altri paesi le pene per le forze dell’ordine sono ridotte. In Francia per esempio, la pena minima sono 15 anni, nel Regno Unito è previsto l’ergastolo.

Prima e dopo il passaggio della legge alle Camere si sono scatenate le polemiche per un tweet di Matteo Orfini del Pd che attaccava Gianni De Gennaro, capo della Polizia ai tempi di Genova e attualmente alla direzione di Finmeccanica.

Lo stesso De Gennaro ha tanti amici sia a destra che a sinistra, difatti non è mancata la sua difesa da parte del premier Renzi, che proprio a Finmeccanica ieri ha parlato di Genova. Il suo discorso, vago e qualunquista, mostra con chiarezza quanto poco coraggioso sia e sarà il governo nel cercare quella giustizia mai compiuta per la macelleria messicana del G8.

Ciò che è accaduto a Genova quattordici anni fa ha colpito molti di noi. Chi allora aveva responsabilità diverse sa che quel dolore è un dolore forte. Nel mio caso personale ho assistito ai pianti di alcuni ragazzi del movimento scout che sono stati incomprensibilmente picchiati. Ho, per motivi personali, un amico di famiglia, l’appuntato Puliti, che ha rischiato di perdere un occhio, per puro caso: era un ragazzo di Rignano sull’Arno, il paese in cui io abitavo, e quindi conosco bene il dolore di quella vicenda anche per motivi personali. Ciò che è accaduto attiene a una pagina nera del nostro paese. Credo che se vogliamo affrontare questa pagina nera guardando al futuro, la cosa più logica da fare è di introdurre il reato di tortura.

8 aprile. A Genova fu tortura. Lo sapevamo già, verrebbe da dire. La Corte europea condanna l’Italia per tortura per i fatti della Diaz al G8 di Genova. Secondo i giudici è stato violato l’articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo, secondo cui

Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

La condanna arriva in seguito al ricorso di Arnaldo Cestaro, una delle 93 persone prese a calci, pugni e manganelli dalla polizia in quella notte indelebile. Una “presunta perquisizione” che si trasformò in un massacro, degno dei periodi più bui della storia latinoamericana. Solo 7 persone su 93 non riportarono lesioni, i feriti furono circa 60, 5 in pericolo di vita e molti con fratture multiple.

Non a caso, quella notte fu ricordata come la “macelleria messicana” della Diaz.

Questa sentenza è una cosa molto importante quel che ho visto e subito è una cosa indegna in un sistema democratico

È stata la dichiarazione dell’oggi 76enne Cestaro, comprensibilmente soddisfatto da una condanna che riconosce una distanza tra Europa e Italia a proposito di tutela dei manifestanti e gestione delle forze dell’ordine. In Italia non esiste il reato di tortura, a 14 anni dalla notte di Genova. Non esiste perché, come scrive il sociologo Luigi Manconi su Internazionale, tutti hanno paura della polizia.

Perché l’Italia, dopo ventisette anni dalla ratifica della convenzione dell’Onu, non ha ancora introdotto nell’ordinamento il reato di tortura? La prima risposta è semplicissima. Perché la società italiana nel suo complesso – classe politica compresa – ha paura della polizia. Sì, è proprio così. Non teme le forze di polizia in quanto strumento di repressione della illegalità e del crimine e in quanto titolari esclusivi del monopolio legittimo della forza. Se così fosse, ad averne timore sarebbero solo coloro che vivono nella illegalità e nel crimine (tutto sommato una piccola percentuale di cittadini).

Il fatto grave, che spiega tante cose e anche la mancata introduzione del reato di tortura, è che resiste nel paese, e nei suoi gruppi dirigenti, una forma diffusa di preoccupazione non per ciò che le polizie, in nome e in forza della legge, possono compiere, ma per ciò che possono compiere contro la legge.

G8 Genova 2001. Fu tortura

In Italia la polizia è una sorta di corporazione, dove tutti coprono tutti, e le magagne restano in famiglia. Genova ne è la dimostrazione più evidente: per le violenze e le torture della Diaz, come per la morte di Carlo Giuliani, ha pagato qualche pesce piccolo. Quelli grossi, di pesci, hanno fatto carriera con le spalle coperte anche dai partiti politici, che si chiamino Forza Italia o Partito Democratico. Un esempio? Gianni De Gennaro, all’epoca capo della Polizia. De Gennaro dal 2006 al 2008 è Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania, nel 2008 viene nominato Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, nel maggio 2012 Mario Monti lo nomina sottosegretario di Stato delegato per la sicurezza della Repubblica, il 3 luglio dello stesso anno il governo Letta lo designa presidente di Finmeccanica, ruolo confermatogli dal Consiglio di Amministrazione del Gruppo Finmeccanica il 15 maggio 2014.

Altri esempi? Giovanni Luperi nel 2001 vicedirettore dell’Ugicos, fu accusato di falso aggravato, arresto arbitrario e calunnia. I primi due reati sono andati in prescrizione. Per il secondo è stato condannato in secondo grado e 4 anni. Nel 2012 è diventato capo del dipartimento analisi dell’Aisi, ex Sisde.

Francesco Gratteri. Nel 2001 Direttore del Servizio Centrale Operativo (Sco), diventa capo della direzione centrale anticrimine (Dca). Stesse accuse, condanne e prescrizioni di Luperi.

G8 Genova 2001. Fu tortura

Solo pochi esempi che spiegano come in Italia, come nel peggiore dei paesi, non solo non ci sia stata giustizia, ma gli autori e i mandanti delle torture abbiano fatto carriera. Ancora oggi la polizia parla di comprensibile reazione ai fatti di piazza, come se torturare persone inermi nelle scuole e nelle carceri fosse una comprensibile reazione. Questa è ancora la polizia oggi in Italia, ben rappresentata dai suoi sindacati, gli stessi sempre pronti a coprire i bravi ragazzi rei della morte, ad esempio, di Federico Aldrovandi.

Se i vertici della polizia non hanno pagato, non parliamo dei politici. Esemplare l’intervista del dimenticato Gianfranco Fini oggi su La Stampa, dove l’allora Vicepresidente del Consiglio dichiara

Io non mi schiero con la dietrologia imperante in questo Paese. Di sicuro quei funzionari (quelli condannati per aver fabbricato prove false sull’irruzione alla Diaz) non si diedero da fare perché dovevano nascondere misteriosi ordini della politica. Probabilmente qualcuno sa perché si mossero in quel modo. Ma io non lo so.

Dunque la politica è senza colpe, si parla delle solite poche mele marce e qualcuno saprà ma non io. L’atteggiamento omertoso e connivente che da Genova non è mai cambiato. E non è un caso se siamo arrivati ai casi di Aldrovandi e Cucchi, in un paese dove Polizia e politica non pagano per i propri abusi come normali cittadini.

Proposta di legge sulla tortura

Domani la Camera discute la legge sul reato di tortura già passata in Senato, che introduce il reato di tortura con pene dai 4 ai 10 anni e allunga i tempi di prescrizione per questo genere di reati fino a 24 anni.

La legge punisce

Chiun­que, con vio­lenza o minac­cia o vio­lando i pro­pri obbli­ghi di pro­te­zione cura o assi­stenza, inten­zio­nal­mente cagiona a una per­sona a lui affi­data o sot­to­po­sta alla sua auto­rità sof­fe­renze fisi­che o psi­chi­che

Una legge che prova a mettere una pezza su una delle notti più buie della Repubblica Italiana.

Una notte che non è ancora passata, per il semplice fatto che tra prescrizioni e identificazioni mai riuscite, per quel sangue non è stata fatta giustizia, anzi. I manganelli hanno continuato a colpire, la Polizia ha continuato a mentire forte di una politica vigliacca e connivente.

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Si (pre)occupa della comunità di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone. Formatore nelle scuole. Per mestiere editor e SEO. Ha un debole per i troiani e una forte antipatia per gli achei (semicit.). davide@lenius.it

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