Frontex | L’ipocrisia europea sui migranti

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Cos'è Frontex, cosa fa e la politica europea sui migranti
@mw238

Il caso politico e mediatico sollevato attorno all’operato delle ONG ha riportato l’attenzione mediatica sulla sorveglianza dei confini europei. Proprio i rapporti rilasciati da Frontex, l’agenzia per la gestione delle frontiere esterne dell’UE, hanno innescato la miccia dei sospetti riguardo l’azione delle associazioni umanitarie attive nel Mediterraneo. Ma qual è il ruolo di Frontex nella sorveglianza dei confini marittimi?

Cos’è Frontex?

Frontex nasce nel 2004 come agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. Entra in attività nel 2005 e ha sede a Varsavia. Come riportato sul suo sito istituzionale:

La missione di Frontex è promuovere, coordinare e sviluppare la gestione delle frontiere europee in linea con la carta dei diritti fondamentali dell’UE e il concetto di gestione integrata delle frontiere

Il suo scopo principale è quello di coordinare l’azione di frontiera dei Paesi membri confinanti con realtà extra-europee per portare avanti politiche di frontiera coerenti. Sul portale ufficiale sono riportate le attività che l’agenzia deve perseguire:

• Definire e adottare un modello di valutazione comune e integrato dei rischi.
• Aiutare e coadiuvare gli stati membri nella formazione professionale delle guardie in servizio presso le frontiere esterne.
• Assistere le forze nazionali nei controlli, nei pattugliamenti e nella vigilanza delle frontiere esterne.
• Appoggiare gli stati membri nelle operazioni di rimpatrio dei clandestini.
• Intervenire in soccorso degli stati membri che si trovino in situazioni che necessitano un’assistenza, operativa o tecnica, di rinforzo nel controllo delle frontiere esterne.

Frontex ha supervisionato tutte le operazioni di controllo sull’immigrazione messe in atto negli ultimi anni: l’operazione Triton attualmente in corso al largo delle coste italiane opera sotto la sua direzione diretta. Dal 2005, la sua attività si è intensificata e l’agenzia ha ricevuto sempre più risorse dall’Unione: già nel 2008, il suo budget è stato raddoppiato, arrivando a 70 milioni; nel 2011 ha toccato la soglia dei 118 milioni, mentre oggi è stato ridimensionato a “soli” 85 milioni.

A cosa servono questi soldi spesi per Frontex? Buona parte di queste risorse sono state impiegate per il mantenimento della flotta messa a disposizione di Frontex dai Paesi di frontiera: 26 elicotteri, 22 aerei, 113 navi e attrezzature radar all’avanguardia.

Il consiglio direttivo dell’agenzia è formato dai rappresentanti dei 26 Paesi membri aderenti a Schengen, due membri della Commissione europea, due rappresentanti di Regno Unito, Irlanda, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera (questi ultimi quattro non sono membri dell’UE). Il finlandese Ilkka Laitinen è stato a capo di Frontex dalla sua fondazione fino al 2015, quando ha lasciato le redini del comando al francese Fabrice Leggeri.

Frontex e ONG: storie tese e accuse gravissime

Frontex ha il compito di monitorare i flussi migratori e i suoi report sono spesso usati come riferimento per le analisi sul fenomeno, in particolare per la parte sugli arrivi dal Mediterraneo, divenuta dopo gli accordi del 2016 con la Turchia di Erdogan la principale via di accesso all’Europa per i migranti: dalla Grecia arrivano in Europa tra le 80 e le 100 persone ogni giorno, mentre dal mare che unisce Europa, Nordafrica e Asia occidentale sono circa 2.500 gli arrivi giornalieri, in chiaro aumento nei mesi estivi quando il mare è in condizioni migliori.

Frontex rende disponibili anche i rapporti sulle missioni di pattuglia al confine Mediterraneo e proprio da uno di questi rapporti sarebbero sorti i primi sospetti riguardo l’operato delle ONG. Alla fine del 2016 il Financial Times ha pubblicato un estratto di un rapporto sulle attività di frontiera nel quale Frontex evidenziava degli atteggiamenti sospetti in tre episodi in particolare da parte di alcune ONG non specificate:

• nel primo caso, sembra che alcuni migranti avessero ricevuto indicazioni alla partenza dalle coste libiche su dove avrebbero potuto trovare una nave di un’associazione umanitaria;
• nel secondo, l’agenzia afferma di aver ricevuto informazioni su un caso di trasferimento diretto di uomini da un’imbarcazione di trafficanti a una nave delle ONG;
• nel terzo si parla di alcuni migranti che sarebbero stati avvertiti dal personale di una ONG di non collaborare con la guardia costiera italiana o con gli uomini di Frontex.

Ad aumentare ancora di più l’aura dei sospetti è stato Leggeri stesso: il direttore dell’agenzia ha rilasciato un’intervista a Die Welt, poi rilanciata anche dal Guardian, in cui muoveva pesanti critiche all’operato delle Organizzazioni Non Governative. Secondo Leggeri, le ONG operanti a largo della Libia sono un incentivo indiretto ai trafficanti: la loro presenza spingerebbe i mercanti di uomini a utilizzare barconi sempre più malmessi e a tentare la traversata anche in condizioni meteo sfavorevoli. L’operatività delle imbarcazioni delle ONG rappresenta per loro la certezza di soccorso anche nel caso le cose andassero male. Quanto dichiarato da Leggeri, fa eco al contenuto di un più recente rapporto Frontex nel quale si afferma esplicitamente che le ONG non collaborano a sufficienza con le autorità di frontiera.

Frontex e l’ipocrisia europea su ONG e accoglienza dei migranti

La risposta delle ONG ad accuse molto gravi per non dire infamanti e non supportate da prove adeguate non si è fatta attendere:

Le navi delle ong hanno colmato in questi anni il vuoto nei salvataggi lasciato dalla Ue e dalla stessa Frontex, che non sono state in grado si sostituire adeguatamente Mare nostrum.

Queste dichiarazioni di Mussie Zerai riassumono bene il concetto espresso da organizzazioni che hanno come missione, come rescue, quella di salvare vite umane. La netta impressione è che Frontex in un momento politicamente delicato abbia deciso di soffiare sul fuoco, rendendo più difficili le operazioni di salvataggio in mare, dando in pasto le ONG a polemiche inutili quanto violente e disinteressandosi di quella che dovrebbe essere la priorità rispetto alla strenua difesa dei confini: salvare delle vite umane.

Le conseguenze di questo tormentone “mediatico” rischiano di essere pesantissime per le organizzazioni che potrebbero veder crollare le donazioni dei privati, principale fonte di sostentamento per numerose organizzazioni, in particolare le più piccole. Resta da capire il motivo, dato che Frontex è un’agenzia europea e la sua operazione anti-ong -passateci il termine- ha dato forza ai venti populisti e anti europeisti in primis.

L’agenzia ha fornito un assist perfetto per la propaganda di partiti media di destra e xenofobi: i recenti respingimenti da parte delle navi libiche alle imbarcazioni delle ONG e l’assurda tesi della chiusura dei porti alle ONG hanno riportato la questione in primo piano, sollevando diversi interrogativi anche sull’effettiva autorità di Frontex dentro e fuori l’Unione Europea. Non sarà che l’agenzia e l’UE cercano di nascondere i propri limiti politici e le proprie mancanze dietro la foglia di fico delle “ONG colluse”?

Da qualche tempo si è introdotta l’idea di togliere queste navi umanitarie: lo facciano pure, ma solo a fronte di un serio progetto europeo che le sostituisca. Altrimenti, basta ipocrisie o ricerche di cavilli: la priorità è salvare vite, se viene meno significa che tutti i trattati di solidarietà firmati in passato sono carta straccia.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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