Friedman e lo scoop Napolitano: tanto rumore per nulla?3 min read

12 Febbraio 2014 Politica Politica interna -

Friedman e lo scoop Napolitano: tanto rumore per nulla?3 min read

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Friedman NapolitanoIl “caso Friedman” scoppia lunedì sul Corriere.it, dove vengono anticipate alcune dichiarazioni contenute nel nuovo libro dell’ex risparmiatore e si infervora la sera durante Piazza Pulita, il programma condotto da Corrado Formigli.

Ospite in studio, il giornalista del Financial Times, già conduttore in Italia di programmi di divulgazione sull’economia come il celeberrimo Maastricht Italia, anticipa e conferma parte delle rivelazioni contenute nel suo nuovo libro Ammazziamo il Gattopardo.

In sostanza, dice Friedman, stando alle interviste da lui raccolte direttamente dai protagonisti della vicenda, già nel luglio 2011 Giorgio Napolitano, Mario Monti e Corrado Passera (allora amministratore delegato di banca Intesa e da lì a quattro mesi ministro delle attività produttive del nascente governo Monti) avrebbero preparato il governo tecnico novembrino.

Spunta anche un documento, pubblicato dal Corriere, dal titolo Appunti per un piano di crescita sostenibile per l’Italia, redatto da Passera, che anticipa i provvedimenti cardine che sarebbero poi stati attuati dal governo dei professori.

Il “caso” scoppia quindi già in studio nel quale sono presenti i “campioni” degli schieramenti che si formeranno di lì a poco. Da un lato Simona Bonafè del PD e Vittorio Zucconi del gruppo Espresso tendono a minimizzare lo “scoop” sostenendo che sia del tutto legittimo per un Capo dello Stato attrezzarsi in anticipo per affrontare il rischio default già lampante in quel frangente.

Dall’altro Daniela Santanché non può non vedere in quel documento ed in quelle rivelazioni una sostanziale conferma di quella teoria del complotto già avanzata da Silvio ai tempi dell’ospitata da Santoro e Travaglio.

Con la tesi del “complotto” si schiera anche l’ideologo (poi licenziato da un tweet di Grillo) pentastellato Paolo Becchi che parla addirittura di “colpo di Stato”, Peter Gomez del Fatto Quotidiano, pur ridimensionando la “novità” delle rivelazioni individua nel carattere segreto dei colloqui il vulnus democratico della vicenda, sottolineando come l’errore di Napolitano sia stato quello di non andare subito ad elezioni già nel 2011.

Il tutto ovviamente va a unirsi in un piatto all’italiana con la richiesta di impeachment avanzata dai 5 stelle, che pure sul caso avevano i loro scheletri nell’armadio come il famoso post che Grillo indirizzò a Napolitano il 30 luglio 2011 in cui sostanzialmente tracciava un identikit di Mario Monti come guida salvifica per il Paese, post riesumato ovviamente da La Repubblica.

A fronte di queste solite polemiche salottiere da prime time, in cui Napolitano sembrava ormai con le spalle al muro, dopo neanche 24 ore la richiesta di impeachment viene archiviata e “Re Giorgio” affida al Pd il compito di confermare Letta come capo del governo o scegliere Renzi come subentrante. Alla faccia degli scoop e degli starnazzi in televisione, Napolitano tira dritto passando senza possibili ambiguità la patata bollente al Pd. Gli altri parlano, Napolitano decide.

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Fabrizio Pedone

Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.
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