Franco Vazquez e l’importanza di controllare il tempo

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franco vazquez
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La stagione del Palermo è caratterizzata da un filo conduttore di situazioni che si ripetono senza sosta dall’inizio del campionato: gioco un po’ a singhiozzo, difesa a tratti distratta, risultato tenuto in piedi dai due leader tecnici di questa squadra.

Il primo è Stefano Sorrentino. L’altro è Franco Vazquez. L’importanza dell’italo-argentino nell’economia della squadra è così grande che ormai si può parlare di sovrapposizione. Quest’anno Vazquez è il Palermo. Tutto inizia e finisce con lui. Lui è il gioco della sua squadra. Lui ne decide il ritmo e le sorti. Affermazioni quasi sorprendenti se si va a ripercorrere la parabola del Mudo in Sicilia.

Franco Vazquez e il Palermo: non sempre è amore a prima vista

Vazquez arrivò a Palermo nel gennaio 2012. Quella fu una stagione abbastanza mediocre per i siciliani, una squadra che aveva visto chiudersi il breve ciclo di Delio Rossi e che doveva ritrovare delle leadership tecniche e carismatiche. Un periodo di transizione, in cui le garanzie consolidate erano poche (Miccoli, Balzaretti e Silvestre in particolare). In quello scenario per Vazquez non fu facile ambientarsi. E nel vederlo giocare quell’anno si poteva capire perché.

Ho avuto la fortuna di assistere dal vivo ad una delle sue prime partite in Italia, Chievo-Palermo del 15 gennaio 2012. In quella gara l’italo-argentino partì titolare come uno dei due trequartisti (l’altro era Ilicic, in una delle sue peggiori stagioni) dietro l’unica punta Pinilla. Furono due le cose che saltarono subito all’occhio. Vazquez era chiaramente un giocatore che sapeva come toccare la palla, ma allo stesso tempo però sembrava che il suo gioco fosse fuori sincrono rispetto a quello della partita. Aveva un ritmo diverso e sembrava sovrastato da quello degli altri.

Quell’anno giocò 14 partite, senza nessun gol e più che altro da subentrato. In estate andò in prestito al Rayo Vallecano. Con i biancorossi, giocò 18 gare andando a segno 3 volte. Non era insomma un titolare e a metà stagione si parlò anche di un suo ritorno in Argentina. Vazquez però in Spagna si trovò bene ed ebbe la possibilità di sperimentare un calcio molto più adatto alle sue caratteristiche. Forse trovò proprio quello di cui aveva bisogno: uno step intermedio tra il Sudamerica e l’Italia.

L’azione preferita di Franco Vazquez è puntare palla al piede verso la porta avversaria

Il Vazquez che giocava in Argentina, nel Belgrano, era infatti un giocatore molto verticale, uno a cui piaceva andare dritto per dritto verso la porta avversaria. Un approccio che nella nostra Serie A non poteva pagare, non con lo stesso atteggiamento. Il Mudo attuale probabilmente nacque in quella stagione non particolarmente entusiasmante in Spagna. Il resto del lavoro lo fece Beppe Iachini.

Quando l’allenatore marchigiano arrivò a Palermo, Vazquez si trovava in rosanero quasi per sbaglio. Gattuso non lo aveva mai considerato ed in pratica rimase perché nessuno se lo era preso. Iachini però capì di avere per le mani un giocatore speciale su cui lavorare. Nel giro di dieci mesi, Vazquez passò dallo stare fuori rosa ad essere determinante. In più iniziò a collaudare l’intesa con Paulo Dybala che la scorsa stagione fu fondamentale per l’ottimo campionato del Palermo. Fatti quasi per stare insieme, uno bravo ad andare in profondità, l’altro maestro del passaggio in verticale.

Ma come gioca Franco Vazquez?

franco vazquez
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Con la partenza della Joya, Vazquez si è ritrovato ad essere l’alpha e l’omega del Palermo. Come detto, lui ormai è il Palermo e mai come in questa stagione si è resa evidente la sua crescita. Il giocatore che subiva il ritmo delle partite non esiste più. El Mudo oggi è il giocatore che è, perché ha imparato ad essere lui quello che imposta la velocità della partita. La sua capacità di dilatare o restringere i tempi del gioco non ha eguali in Italia, forse in Europa. Non è particolarmente veloce, ma non ne ha bisogno, perché è lui a decidere quanto debbano correre gli altri, compagni e avversari. Se riesce a farlo è grazie a due caratteristiche peculiari. La prima gli è universalmente riconosciuta ed è la bravura nel dribbling. La seconda è invece una, per certi versi insospettabile, fisicità.

Vazquez ha un rapporto speciale con la palla. Quando ce l’ha sui piedi ne ha assoluto controllo e se gli avversari fanno fatica a rubargliela, non è solo perché è in grado di farne ciò che vuole. Togliergli la palla è difficile perché l’italo-argentino ha un controllo del corpo quasi da mediano. Quando si gira a protezione del pallone è come se erigesse un muro davanti l’avversario. Inoltre non ha paura ad usare la sua fisicità per andare a prendersi la palla in prima persona quando vede che i rifornimenti sono scarsi (e quest’anno a Palermo succede spesso). Basti pensare che si trova nella Top 20 della classifica di Serie A delle palle recuperate, davanti ad affermati mastini di centrocampo. Tutto però è funzionale al suo modo di vivere la partita e non deve sorprendere che sia allo stesso tempo il giocatore più falloso del campionato e quello più tartassato dagli avversari.

Il giocatore che andava dritto per dritto verso la porta c’è ancora. La sua crescita sta nell’aver capito che per andare da un punto A ad un punto B ci sono tanti modi e non è detto che arrivarci nel minor tempo possibile sia sempre una tattica giusta. Vazquez può apparire lezioso in alcune occasioni, ma i suoi dribbling sono sempre finalizzati ad ottenere un vantaggio, mai alla giocata fine a sè stessa. È un trequartista estremamente pratico. Magari può attraversare una giornata storta (l’emotività e l’assenza di continuità sono, e temo saranno sempre, i suoi grandi difetti), ma il suo è un talento concreto.

A volte Vazquez può sembrare lezioso

La sovrapposizione Vazquez-Palermo è testimoniata anche dai numeri. I rosanero hanno segnato fino adesso 27 gol. El Mudo ne ha realizzati 4 ed altre 6 volte è stato lui a realizzare l’assist. Senza contare tutti i passaggi chiave prima di quello decisivo che non rientrano nelle statistiche. Il Palermo ha bisogno di Vázquez. Di più: il Palermo è Vázquez. Non è un caso che abbia sempre giocato novanta minuti e che nell’unica occasione in cui non è sceso in campo (contro l’Atalanta, per squalifica) i siciliani di fatto non abbiano giocato rimediando un secco 3-0.

Persino durante la gestione Barros Schelotto, che nella sua fugace esperienza come allenatore rosanero ha adottato un 4-3-3 senza trequartista, il gioco di Franco Vazquez di fatto non è cambiato molto. Partiva più esterno, ma l’istinto e il bisogno di controllare il gioco lo portavano sempre a convergere al centro.

Probabilmente in estate verrà ceduto, ma ora come ora se il Palermo si salverà la maggior parte del merito sarà sua. Dopo di che sarà interessante vedere come sia lui che la squadra reagiranno alla separazione. Riuscirà Franco Vazquez a reinventarsi in un altro contesto? Riusciranno i rosanero a ripartire?

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Classe 1987, un po' veneto, un po' siciliano, laureato in giornalismo. Tra redazioni e uffici stampa faccio questo mestiere già da qualche anno. Più o meno. Adoro lo sport, tifo Palermo nel calcio e Verona nel basket. Ho scritto due libri e non sono ancora riusciti a farmi smettere. Attualmente vivo a Sombor, in Serbia.

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