Francia, Fronte Nazionale: il populismo che fa paura

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@Remi Noyon
@Remi Noyon

A inizio settembre, con il paese appena uscito dal tradizionale torpore agostano, il Fronte nazionale (FN) di Marine Le Pen ha provocato -di nuovo- un terremoto politico. A fare scalpore sono state le dichiarazioni fatte da François Fillon, ex Primo ministro di Nicolas Sarkozy, sulle strategie che l’Unione per un Movimento Popolare (UMP) deve adottare per contrastare la minaccia che cresce al suo lato destro. L’irresistibile ascesa del FN nei sondaggi all’approssimarsi delle elezioni municipali e europee del 2014 preoccupa tutta la classe politica e radicalizza le ideologie partitiche.

Di fronte agli annunciati successi della destra nazionalista, populista ed estremista, oggi incarnata da Marine Le Pen, le dighe erette congiuntamente dal Partito Socialista e dal UMP si stanno sgretolando. Fillon, dichiarando che, nel caso di un duello tra un socialista a un membro del FN voterà per “il meno settario dei due”, ha aperto la via a delle future alleanze tra i due partiti di destra.

Ufficialmente, Marine Le Pen non sembra portare molto attenzione a questo cambio ideologico che ha qualificato come “testacoda” ma non c’è alcun dubbio che oggi si stia fregando le mani dietro le quinte. La presa di posizione di Fillon provoca infatti due effetti favorevoli al partito lepenista: molto criticata dalle diversi correnti che attraversano l’UMP, le parole del deputato di Parigi hanno ingigantito le spaccature all’interno del partito.

Ma soprattutto, tali propositi favoriscono l’impresa strategica avviata da Le Pen figlia, succeduta nella guida del partito al padre nel 2011: riabilitare il suo partito e rendere il FN un partito elettorale di massa.

Il rifiuto dell’etichetta “estrema-destra” per qualificare il suo partito è l’ultima dimostrazione della normalizzazione della destra radicale voluta da Marine Le Pen. Sulla scia degli altri paesi europei, questo nuovo populismo aumenta giorno dopo giorno ed elezione dopo elezione la sua influenza politica. Come dimostra il fenomeno FN, la Francia non fa eccezione a questa tendenza europea. Il Partito del Progresso in Norvegia, I Veri Finlandesi, il Partito per la Libertà nei Paesi Bassi, il Vlaams Belang in Belgia, il FPÖ in Austriaca, l’UKIP in Gran Bretagna…

L’espansione di tutti questi partiti conferma che la crisi economica e sociale indebolisce i governi al potere in Europa e offre grandi spazi ai partiti “estremisti” – li chiameremo così che piaccia o non piaccia a Madame Le Pen – che portano delle risposte semplice ai problemi economici, sociali, politici e culturali che sconvolgono la società.

Il FN, che considera la possibilità di creare un gruppo parlamentare con l’ FPÖ di Heinz-Christian Strache a Strasburgo, evoca la salvaguardia dello Stato-nazione, del sistema di protezione e di assistenza sociale – ovviamente riservata ai Francesi che sono nati sul territorio – la difesa dei valori liberali e di laicità della Repubblica di fronte alla “minaccia islamica”. Un salto ideologico in confronto ai discorsi del padre.

@blandinelc
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Eppure, questa evoluzione non nasconde completamente i tratti immutati del FN. Le immagini semplificazioniste e razziste – ci ricordiamo per esempio del famoso “Tre milioni di immigrati, tre milioni di disoccupati” – sono presenti in Marine Le Pen come nel padre. Il nazional-populismo del FN che attraversa le generazioni, riunisce valori sociali di sinistra con idee politiche di destra (l’ordine et l’autorità), combattendo il bipolarismo tra le due forze maggioritarie per presentarsi come l’unico rappresentante del popolo. Il popolo, questa unità politica ma sopratutto etnica che si confonde con la nazione nell’ideologia dei Le Pen, padre e figlia. La scomparsa del comunismo poi e la difficoltà del partito socialista a rispondere alle inquietudine delle classi popolari e medie esclusi dalla mondializzazione hanno giovato al FN che oppone le élite, il “paese legale” al “paese reale” come lo esprimeva il teorico del nazionalismo integrale, Charles Maurras.

Eliminato al primo turno delle elezioni presidenziali del 2012 con il 17% dei suffragi, il FN non è mai stato così popolare. Neanche nel 2002, quando il padre Jean-Marie Le Pen è riuscito a piazzare il partito al ballottaggio. In dieci anni, il FN ha conosciuto una parabola completa. Dalla crisi del 2007 con la vittoria di Nicolas Sarkozy all’affermazione sempre crescente sulla scena politica nazionale dal 2011.

L’interrogativo, oggi, riguarda la posizione del partito dopo le prossime scadenze elettorale. Può continuare a crescere? Sembra di si. Lo spazio socio-politico aperto per il FN dopo la sconfitta della destra e adesso le difficoltà della sinistra, alle redini del paese, permette di prevedere un vero trionfo politico per le elezioni comunali del marzo 2014. I risultati di questa competizione elettorale saranno determinanti per la presidente del partito, Marine Le Pen, e il suo segretario generale Steeve Briois, che sognano la scalata al governo.

Un successo del FN in parecchi municipi si tradurrebbe nella possibilità di aumentare le risorse finanziare del partito e di tessere una rete di eletti locali per aumentare la propria influenza.

In un tale contesto, caratterizzato dall’avanzata del FN, le dichiarazioni di Fillon non devono dare una falsa impressione. Il “fronte repubblicano” è stato sepolto molto anni prima dalle parole del precedente ospite di Matignon: l’indebolimento dell’unione delle forze repubblicane per lottare contro l’estremismo è cominciata infatti molto prima. La complicità – involontaria o no – dei politici non è estranea ai successi del FN: una volta strumentalizzato dalla sinistra contro la destra, un’altra usato come fonte ideologica dalla destra stessa. A rischio di perdere la sua anima, l’UMP sta cercando di pescare voti anche da questa parte di società francese sempre più tentata dagli estremismi e dalle idee del FN.

Resta da vedere quale saranno le prossime mosse degli attori in campo. Il più grande successo del FN ad oggi è di aver catalizzato il centro della scena politica attorno a se e alle proprie idee, dettando l’agenda politica e influenzando tutte le mosse degli altri partiti.

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Laureato in comunicazione pubblica e politica in Francia, all’università Paris XII, ho studiato scienze politiche anche a Milano. Il mio passaggio in Italia è stato l’opportunità di confrontare la mia storia e la mia cultura a quelle di un altro paese a cui mi sono affezionato. In un certo senso, l’Italia mi ha fatto capire Rousseau. Qui, adesso, tocca a me parlare della Francia a voi Italiani. Per scambiare e condividere idee e, forse, aiutarvi a capire un po’ di più il vostro paese…

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