Francia: l’Europa rischia alle prossime elezioni?

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In Francia, lo spettro di un nuovo 21 aprile ha preso il sopravvento nei dibattiti sulle elezioni europee del maggio prossimo, con un certo anticipo sull’inizio della campagna elettorale. Due sono i partiti che a destra si fanno promotori di un discorso euroscettico: il Fronte Nazionale di Marine Le Pen vuole farsi interprete della diffidenza dei francesi nei confronti di Bruxelles contendendosi il primato della difesa della sovranità nazionale con Nicolas Dupont-Aignan, promotore di una alleanza tra le nazioni europee. Dupont-Aignan, pur definendosi un patriota e non un nazionalista, usa parole dure quanto quelle del Fronte Nazionale rivolgendo i suoi attacchi alla burocrazia europea, causa, a suo dire, della crisi degli stati e destinata a crollare come l’URSS.

Questi partiti interpretano la riluttanza sempre più forte della società francese nei confronti dell’integrazione politica e del progetto europeo. Un anno fa, un sondaggio pubblicato su Le Figaro rilevava questo scetticismo: solo il 49% degli intervistati pensavano che l’appartenenza all’Ue fosse nell’interesse del paese, mentre il 60% si dichiaravano contrari al rafforzamento dell’integrazione. Si tratta soltanto di un sondaggio, tuttavia è indicativo della distanza dei cittadini dall’Europa.

La Francia e il sogno di un’Europa prospera

Dalla parte opposta, gli attacchi al liberismo dell’Europa mossi dall’estrema sinistra non sono meno feroci. Jean-Luc Mélenchon, esponente di rilievo del Pg, non si spinge a chiedere un’uscita dall’Unione Europea ma ne chiede a gran voce un cambio radicale della politica economica. Secondo Eric Coquerel, segretario nazionale del Pg, esiste un legame tra le politiche di austerità e la crescita dell’estrema destra in tutti i paesi dell’Unione. In altri termini, la migliore strategia contro il populismo di destra sarebbe quella di cambiare la politica europea mediante la rinegoziazione dei trattati, la modifica degli statuti della Banca Centrale Europea affinché quest’ultima abbia il potere di erogare dei prestiti agli stati, l’istituzione di uno stipendio minimo garantito e l’applicazione di misure protezioniste.

A sinistra, quindi, la calma è durata poco. Le divisioni, che erano esplose in occasione del referendum sulla ratifica del trattato costituzionale europeo nel 2005, riemergono oggi tra i difensori dell’Europa di oggi e coloro i quali vorrebbero una unione con un politica sociale più forte. Il momento di tensione più forte si è registrato in occasione della ratifica del trattato sulla stabilità, la coordinazione e governance nell’unione economica e monetaria.

Se in un primo momento Hollande aveva promesso un rilancio della crescita senza il rigore dell’austerità rompendo con la politica posta in essere dalla coppia Sarkozy e Merkel, successivamente ha rapidamente abbandonato il ruolo di portavoce dell’Europa del sud contro l’austerità. Durante la ratifica del fiscal compact le tensioni si sono registrate anche all’interno della stessa maggioranza presidenziale. “Si sognava un’Europa prospera, ma è austera, una Europa sociale, ma così non è; un’Europa democratica ma è oligarchica” è il riassunto di Emmanuel Maurel, deputato del partito socialista. Secondo il politologo Gerard Grunberg, la questione europea ravviva le tensioni in una maniera tanto forte e durevole che nei prossimi anni non sarà più possibile parlare di sinistra, ma di sinistre.

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La paura di perdere l’identità nazionale

In Francia, come in altri paesi, la distanza tra destra e sinistra rischia dunque di essere minore rispetto a quella nei confronti dell’Europa. Malgrado le loro differenze e specificità, l’estrema destra e l’estrema sinistra sono unite da un populismo che reclama la difesa conservatrice di un patrimonio materiale e immateriale minacciato da una globalizzazione che nell’immaginario dei cittadini è incarnato dall’Unione Europea. L’integrazione europea è, insieme agli stranieri e alla classe dirigente, il bersaglio preferito degli estremisti e di tutti coloro i quali temono un indebolimento dell’identità nazionale. L’attacco mosso dai movimenti populisti spesso si nutre dei paradossi della costruzione dell’Unione Europea e della complessità della sua organizzazione che a fronte di una erosione del potere degli organi politici nazionali non riesce a garantire un governo efficace.

Francia, l’euroscetticismo bussa alla porta dell’Unione

Nel tentativo di rispondere alla sfida della depoliticizzazione, alcuni esponenti delle istituzioni europee fanno le prime mosse in vista delle elezioni. L’attuale presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, aspirando alla presidenza della Commissione Europea si è già proposto come capofila del gruppo dei Socialisti e Democratici (SD).

Desiderosa di fondare un gruppo parlamentare influente dopo le elezioni, anche Marine Le Pen (FN) ha iniziato le negoziazioni con i possibili alleati nel continente, ignorando quei movimenti giudicati troppo radicali che potrebbero nuocere alla sua immagine. L’obbiettivo di Marine Le Pen è quello di costituire un gruppo parlamentare composto da almeno 25 deputati eletti in almeno sette paesi. In ogni caso, una presenza numerosa di deputati euroscettici nel prossimo parlamento rischia di alterare ancora di più il funzionamento delle istituzioni europee.

Immagini| discorsivo.itschoolvoorjournalistiek.com

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Laureato in comunicazione pubblica e politica in Francia, all’università Paris XII, ho studiato scienze politiche anche a Milano. Il mio passaggio in Italia è stato l’opportunità di confrontare la mia storia e la mia cultura a quelle di un altro paese a cui mi sono affezionato. In un certo senso, l’Italia mi ha fatto capire Rousseau. Qui, adesso, tocca a me parlare della Francia a voi Italiani. Per scambiare e condividere idee e, forse, aiutarvi a capire un po’ di più il vostro paese…

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