Francia del Sud: da qualche parte una facciata1 min read

26 Febbraio 2014 Viaggi -

Francia del Sud: da qualche parte una facciata1 min read

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Francia del Sud: da qualche parte una facciata
@Thomas Ronchetti

Non snobbo il reportage per principio. Anzi.
La fotografia è per principio reportage, cronologicamente, tecnicamente ed escatologicamente.
È che mi piacciono le sfide. Limiti, artistici e non. Vediamo dove arrivano.
Alla fine di un bel reportage, c’è solo un reportage?
È possibile iscrivere da qualche parte una traccia dell’io che l’ha realizzato, da qualche parte, che non sia nelle singole foto o nella loro somma?
Una testimonianza del processo, del cantiere reportage? Una meta-foto che racconti della macchina dietro di essa e della persona ancora dietro?
A volte troviamo una soluzione nel gioco dei riflessi, delle ombre, degli specchi. Ma è un’offerta esterna, contingente.
Un’altra via può essere sperimentare. Giocare con il “corpo” macchina, con la materialità del digitale. Vedi i filtri vintage, vedi il quadrato fotografico di Instagram, l’HDR, il tilt-shift. Pura tecnica.
Altri hanno un dono.
C’era un artista russo, prima scultore, poi cineasta, poi fotografo.
Il filo conduttore era la luce. Vederla era tecnica innata. Impossibile copiarla e ripeterla ad uso di massa.
Scultore prima, fotografo poi. Dal corpo alla sua rappresentazione. Si può invertire il percorso, senza sovvertire il risultato?
Dal “piatto” della foto, ad un’idea a 3 dimensioni, che spezza i bordi e crea nuovi spazi.

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Non è forse la vita una serie d'immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi? Da un po' a questa parte cerco di smentire categoricamente questa citazione, attraverso questa: fare denaro è un'arte. Lavorare è un'arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti. Non è che ci riesca molto a diventare milionario, ma mi diverto, perché in fondo, come lo stesso autore conferma, inconsapevolmente sfruttando Hegel: la più eccitante attrazione è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai. Non è che impazzisca per Hegel, Warhol o le citazioni. Quello che mi piace fare lo trovate su thomasronchetti.net
5 Commenti
  1. pier

    ci vedo solo un io collettivo, quello di coloro che ci abitano e l' ''autore'', un demiurgo indifferente alle loro sorti, un dio egoista e distante

  2. fra

    io ci vedo pura forma, geometria, rigore d'intenti e la reiterazione conferisce forza alla fotografia, dignità all'architettura, efficacia al messaggio

  3. thom_ronc

    @ PierIn effetti la mancanza di figure umane all'interno della composizione serve a raffreddare l'atmosfera e a distanziarsene. le sorti sono collettivizzate è vero, ma anche protette se vuoi all'interno di mura. Se vuoi parlare di un "dio", magari non è indifferente, ma semplicemente -tenuto- fuori da esse. ;)

  4. thom_ronc

    @ fralo scopo della reiterazione era proprio quello che hai sottolineato tu. preciso che l'idea era già stata colta da un gruppo di fotografi di architettura tedeschi, mi pare, che hanno fatto anche delle esposizioni internazionali usando questa forma di discorso fotografico. appena recupero nomi e link, condivido

  5. thom_ronc

    invece era made in italy!!!http://www.admnetwork.it/index.php/2013/04/30/andrea-rovatti-venicetexture/?lang=en

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