Le foto di Helmut Newton alla Casa dei Tre Oci, a Venezia

di
opere Helmut Newton
Bergstrom over Paris (1976)

Siete in vacanza e non sapete cosa vedere a Venezia? Se avete del tempo libero vi consigliamo di prendere il vaporetto ed andare all’isola della Giudecca: la Casa dei Tre Oci infatti ospita fino al 7 agosto la mostra fotografica di Helmut Newton. Dopo il successo di Salgado (2014), il prestigioso palazzo apre nuovamente le sue porte ad un fotografo quantomai discusso e famoso in tutto il mondo.

L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti, è divisa nelle sezioni White Women, Sleepless Nights e Big Nudes (dal nome dei tre volumi che il fotografo stesso curò sul finire degli anni ’70) e raccoglie in tutto oltre 200 immagini. Il progetto vede la collaborazione di Civita Tre Venezie e dell’Helmut Newton Foundation per volontà della vedova Jane Newton.

Le fotografie coprono densamente i tre piani dell’elegante palazzo che ben si propone di ospitare ampie mostre fotografiche vista la luminosità delle stanze e la disposizione architettonica dell’edificio.

La prima sezione è Sleepless Night (1978), dove negli scatti precisi e immobili di Newton domina sempre, come in tutta la produzione artistica del fotografo, la donna: una donna erotica, selvaggia, ambigua. In queste fotografie l’approccio è del tutto introspettivo, ogni immagine sembra un piccolo racconto. Newton non chiama più a posare le modelle nel suo studio ma preferisce le strade, i ponti, il paesaggio urbano.

opere Helmut Newton
Saddle I (1976)

Le barda con selle Hermès oppure le associa alla compagnia dei “manichini”, che inizierà ad utilizzare proprio nel 1978 per l’edizione francese di Vogue: la moda diviene quindi un pretesto per scavare in profondità e creare dei reportage che sembrano piccole scene del crimine ma che sottendono una velata ironia nella realizzazione di una fashion photography che utilizza corsetti ortopedici, selle in cuoio e manichini amorosamente abbracciati alle modelle.

I vestiti, i dettagli, i luoghi: tutto è scelto e sistemato con cura maniacale attraverso l’occhio vigile e attento dell’artista-fotografo-compositore.

I Big Nudes (1981) invece sono ospitati al primo piano, dove nella sala principale, illuminata dalla luce calda dalle finestre che danno sulla laguna, campeggiano i più famosi (come Sie kommen, qua sotto) e le gigantografie, scattate in studio con una macchina di medio formato, dei corpi sensuali, nitidi e puliti delle modelle ed ingrandite fino a raggiungere dimensioni ottimali.

opere Helmut Newton
Sie kommen (1981)

Quando compose questi capolavori Newton aveva poco più di 60 anni e la prima edizione del volume Big Nudes fu ristampata ripetutamente per diverse case editrici e in molte lingue. Per la prima volta le gigantografie entrarono nei musei e nelle gallerie posizionandosi tra le opere d’arte di tutto rispetto. È facile comprendere quindi l’importanza di genere che egli decretò dal punto di vista storico-artistico a questi lavori dando un risvolto umano e stilistico alla fotografia legata alla moda e creandone un genere unico in ogni suo precetto.

Nella sua Autobiografia (2004) l’artista spiega come queste opere gli furono state ispirate dai manifesti della polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico RAF (Rote Armee Fraktion).

All’ultimo piano del palazzo c’è la sezione White Women (1976), dove vediamo chiaro, agli esordi, l’intento di Newton di utilizzare il nudo completo e l’erotismo a servizio degli scatti di moda come pretesto per creare un approccio differente e una linea stilistica che non ha paura di confrontarsi con il grande pubblico.

opere Helmut Newton
Rue Aubriot (1975)

Le origini di questi preamboli si possono forse ritrovare nella storia dell’arte, con un chiaro riferimento alla Maya Desnuda e Maya Vestida di Goya (1800); dove di fatto vengono messi in contrapposizione i corpi nudi e vestiti delle stesse modelle, creando un paradosso visivo inequivocabile.

Helmut Neustädter, in arte Helmut Newton, nacque nel 1920 a Berlino. A 12 anni ricevette la sua prima macchina fotografica e a 16 ebbe il suo primo ingaggio come assistente in uno studio di fotografie di moda. A causa delle leggi razziali lasciò la Germania nel 1938 e si imbarcò per Singapore, dove iniziò la sua carriera di fotografo. Visse a Parigi e a Montecarlo, prima di aprire il suo studio a Melbourne nel 1946; successivamente a Los Angeles. Egli lavorò per alcuni dei maggiori periodici del tempo (come Vogue), soprattutto nell’ambito della moda. Morì nel 2004 in un incidente. Dive potentissime e bellissime come Ava Gardner e Catherine Deneuve ne furono incantate, a tal punto da volersi far immortalare dal fotografo tedesco.

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Lettrice, idealista, riservata ed amante dell'arte in ogni sua forma. Ha lavorato come guida alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, ha collaborato al Festival Internazionale del Teatro in Piazza di Santarcangelo di Romagna, e non ha mai smesso di lavorare nel mondo dello spettacolo e nell'allestimento di mostre. E non ha mai smesso di scrivere.

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