FIFA 15, intervista a Pierluigi Pardo: “Io, Ronaldo e un’estate del ’98. E se dovessi crearmi da solo…”

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@Twitter di Pierluigi Pardo
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Vent’anni fa c’era Fifa ’95. I gol, per chi come me giocava su piattaforma PC, si costruivano e si segnavano con “Spazio” e “Invio” e per muoversi in campo si pigiavano le frecce della tastiera. Già ai tempi, abituati alle riprese dall’alto dei vari Manchester United Europe, Dino Dini’s Soccer e chi più ne ha più ne metta, sembrava una mezza rivoluzione, il passo decisivo dopo la transizione di International Superstar Soccer. La Electronic Arts, da allora, è passata attraverso i fasti del ’98 e ’99 per poi scendere al ruolo di inseguitrice di Konami con l’esplosione di Iss Pro Evolution, oggi divenuto Pro Evolution Soccer. Il sorpasso, sancito dai numeri delle vendite, è arrivato nel 2010 con una nuova definizione in grado di rendere l’esperienza di gioco sempre più vicina alla realtà.

A cambiare, oltre alla tecnologia, sono state le voci che hanno commentato Fifa. L’era Caressa-Bergomi, durata diversi anni, è terminata con l’edizione 2014. Da Fifa 15 il timone passerà a Pierluigi Pardo e Stefano Nava. È con il telecronista di Mediaset che abbiamo deciso di raccontarvi la prossima versione, le cui implementazioni rispetto al passato saranno note il 13 agosto, a un mese e mezzo dall’uscita sul mercato del 25 settembre. I primi indizi su Fifa 15 riguardano l’intelligenza emozionale, grazie al quale i giocatori avranno modo di interagire con arbitri, compagni e avversari e un’ambientazione degli stadi salita ancor più di livello.

FIFA 15, INTERVISTA A PIERLUIGI PARDO

– Pierluigi, questa esperienza è un modo diverso di entrare nelle case degli appassionati?

“Succede da tanti anni con un altro gioco. Da molto tempo mi arrivavano feedback dai tifosi per passare a Fifa e ora sono qui. È un grande passo in avanti a livello professionale, al netto dei rapporti con le persone assieme al quale ho lavorato finora e a cui sono legato. I numeri dicono che Fifa è il primo videogioco e il primo prodotto di intrattenimento nelle vendite in Italia. Quasi quasi sento la responsabilità, anche se mi hanno lasciato grande libertà”.

– Che differenza c’è tra una telecronaca di calcio e una di Fifa 15?

“Enorme, sebbene il livello di definizione della realtà in Fifa sia enorme. Mi è capitato spesso di fermarmi a vedere quante e quali situazioni, anche a livello psicologico, sono state captate dagli sviluppatori. A me non verrebbero nemmeno in mente”.

– Quali sono i tuoi ricordi più belli legati al gioco?

“Negli ultimi anni ho giocato poco e soprattutto di notte. Da solo. Ho vinto delle Champions con Manchester City e Liverpool, ma ho avuto anche un’esperienza infelice con il Boavista. Mi piacciono molto le modalità carriera, ma non ho molto tempo. Ho un grande ricordo dell’estate del ’98, quando con alcuni amici passammo giornate intere sull’edizione dedicata ai Mondiali, quella con Caputi e Bulgarelli alla cronaca”.

– Il giocatore virtuale più forte della storia di Fifa?

Ronaldo, anche nella sua fragilità e nel tradimento all’Inter, è stato il più grande. L’ho incontrato a Rio de Janeiro per un’intervista e ti colpisce nel suo essere un bambino. Ci ha fatto quasi tenerezza vederlo ingrassare a dismisura e poi dimagrire. In questo è molto “maradoniano”. Poi CR7 e Messi sono due fenomeni”.

– Hai mai creato Pierluigi Pardo a Fifa?

“No, mai. Se dovessi mi farei grosso, alto. Sono 115 kg… Un po’ anni ’70, coi capelli lunghi. Un difensore centrale sullo stile dei vecchi calciatori inglesi. Con un po’ di mestiere nella posizione, perché potrei morire facendo uno scatto. Mi hai dato un’idea, mi sa che fra un’oretta sai dove sono…”.

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Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.

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