Fenomenologia di Fedez, pioniere del nuovo mondo

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fenomenologia di Fedez

Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, è un esploratore. Un pioniere del nuovo mondo. Luca Sofri usò queste espressioni nella prefazione di Nati con la rete, libro sui nativi digitali del lontano 2008, anno in cui il rapper milanese era ancora uno sconosciuto. Ed è a partire da qui che proponiamo la nostra fenomenologia di Fedez.

Fedez fa parte di una di quelle avanguardie di esploratori che raggiungono e colonizzano luoghi prima inesistenti o sconosciuti. Il west. Uomini in cerca di qualcosa e con poco da perdere che si spingono in là senza sapere cosa troveranno: sparano ai bisonti; trattano con gli indiani; frequentano le carovane dei centri sociali Leoncavallo e Cantiere; litigano via Twitter con il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri e con Giovanardi in tv; vincono dischi d’oro; diventano imprenditori; scrivono l’inno del Movimento 5 Stelle e vengono accusati di vilipendio al Capo dello Stato; diventano giudici a X Factor, il più importante talent show musicale della televisione; lanciano insieme a Dario Fo la campagna #stopinvasione della Lega Nord a Milano; dormono intorno al fuoco acceso sotto le stelle e con un occhio aperto. Si adattano al nuovo mondo e ne scoprono le opportunità, a forza di tentativi e fallimenti. Colonizzano appunto.

Insomma, per chi ama studiare con mezzi complessi la cultura pop, magari con divagazioni varie e analisi sui nuovi media e il mondo digitale, Fedez è un’inestimabile fonte di stimoli. Un fenomeno che in qualche modo, non so esattamente come (ci vorrebbe una tesi di dottorato!), è rivelatore dello stato socio-culturale di questo Paese. (Qualche anno fa se avessi scritto un post simile probabilmente avrei tirato in ballo Fabrizio Corona; così, a sensazione, ma le cose sono cambiate).

Viviamo in un costante cortocircuito e Fedez per ora ha il know how dell’elettricista: “siamo i nativi digitali in un mondo di contratti via fax” dice la home di Newtopia, l’etichetta discografica che ha fondato a fine 2013 insieme a J-Ax. Un cortocircuito premonitore di una rivoluzione totale alla quale non ci si può opporre. Come spiega Massimo Coppola nel numero di Rolling Stone di ottobre 2014, non possiamo fermare uno tsunami che sta spazzando via tanti vecchi schemi,

“Al massimo possiamo prendere una tavola da surf. (…) E prendere atto che i movimenti culturali si sono frantumati. Non siamo più in un tempo vettoriale in cui prima c’è un movimento, poi eccone un altro. Tutto succede contemporaneamente. Dobbiamo selezionare i puntini e unirli come nella Settimana Enigmistica”.

Fedez cavalca quello-che-succede-contemporaneamente, tanto sa che a unire i puntini lo aiuta la rete, “bene o male: purché se ne parli” come direbbe Oscar Wilde. In un suo pezzo dice:

“E non sono cambiato con l’arrivo del successo, semplice, perché non sono stato mai me stesso. Per amore della fama ogni cosa è lecita, prendi la tua piccola parte in questa grande recita, e se menti come gli altri non puoi farne più altrimenti”.

È un nativo digitale e questo lo avvantaggia. è nato con la rete nel vero senso della parola, il successo lo deve a YouTube, ma i primi passi li ha mossi condividendo la sua musica su MySpace, come ha spiegato in un’intervista rilasciata a IO Donna del Corriere della Sera.

In rete è diventato un influencer, con i suoi post, i suoi tweet, i suoi scatti e i suoi video riesce a indirizzare l’opinione di chi lo segue sui social network. Il suo canale YouTube conta circa 280 milioni di visualizzazioni; non carica solo i video dei suoi brani, ma pubblica anche una web serie molto seguita in cui racconta la sua quotidianità. Ha più di 1 milione e 700 mila amici su Facebook e 800 mila followers su Twitter.

E quando nel mondo offline si sposta in una città veneta per inaugurare un negozio di abbigliamento, è in grado di paralizzare il centro. Così scrisse un giornale locale di Treviso dopo il suo arrivo:

“Bus deviati, auto bloccate, strada chiusa, perfino i pedoni trasferiti dal Calmaggiore verso vie più tranquille”.

In una realtà interconnessa come quella attuale e sempre più condizionata dai social network, gli influencer hanno acquistato un notevole peso, scalzando il ruolo una volta interpretato dagli opinionisti della carta stampata e dei salotti televisivi.

È un bene? è un male? Agli apocalittici e/o agli integrati l’ardua sentenza. Di sicuro è la fine di un mondo come lo conosciamo e questo è fonte di disadattamento per molti. La querelle online fra Gasparri, una fan di Fedez e lo stesso rapper, ne è l’esempio. Pazzesco. Il vicepresidente del Senato, un’alta carica dello Stato, che si trasforma in hater contro una ragazzina di 13 anni e la rende vittima di una sorta di bullismo istituzionale. Se non è disadattamento questo…

Ora che il post finisce, qualcuno mi potrebbe chiedere: ma alla fine la musica di Fedez ti piace? Non direi, del resto le mie coordinate musicali hanno come stella polare Damon Albarn, quello dei Blur e dei Gorillaz per intenderci, genio che gravita in tutt’altre costellazioni. Tuttavia, ho apprezzato l’autoironia del brano Faccio Brutto e l’uso dell’inno di Forza Italia in Penisola Che Non C’è.

Immagine | Fedez Facebook

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Sociologo, è co-fondatore di ProfessionalDreamers, casa editrice che promuove ricerca sulle relazioni tra spazio e società. Lavora nel non profit e collabora con la casa di produzione indipendente Jump Cut. Non si capacita che Rimbaud abbia smesso di scrivere a diciannove anni.

3 Comments

  1. Ci vorrebbe una tesi di dottorato si! Ma effettivamente finita di scrivere potrebbe già essere roba usata da archivio, vecchia e non in linea con i nuovi influencer.

  2. Esatto. Questo è il rischio maggiore, ma anche gli archivi hanno la loro importanza; il postdoc potrebbe essere una ricerca sull’evoluzione del ruolo degli influencer in rete 😉

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