Femen: femminismo d’avanguardia o fenomeno pop?

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Femen è uno dei movimenti sociali più interessanti del nostro tempo, e contemporaneamente uno dei meno studiati. Protagonista di azioni clamorose, il movimento appare come un misto di neofemminismo, avanguardia artistica e fenomeno mediatico.

Nato nel 2008 Femen si propone come un movimento indiscutibilmente globale, capace di agire a Parigi come a Kiev, a Berlino come a Tunisi. Eppure uno degli elementi di maggiore interesse è la sua nascita geografica: l’Ucraina. Non New York, Londra o, al limite, l’America Latina, ma la periferica Ucraina.

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@djidiouf

Il repertorio di azione delle attiviste di Femen è semplice quanto spettacolare e, semplificando un po’, si può descrivere così: donne che, a seno nudo e con scritte sul corpo, inscenano dimostrazioni molto teatrali per attirare l’attenzione sulle disuguaglianze di genere.

In questo post ci concentriamo su tre punti, tra i tanti, sollevati dalle pratiche organizzative e di azione del movimento, basandoci in parte sui risultati di una ricerca condotta nel 2011 dall’antropologa Jessica Zychowicz, che ha intervistato 12 attiviste, tra cui la leader Anna Hutsol, e altri soggetti attivi nel campo dei diritti delle donne in Ucraina.

Femen e l’uso del corpo

Il corpo è al centro delle pratiche di azione di Femen. Le attiviste inscenano le loro performance a seno nudo e con scritte, spesso provocatorie, dipinte sulla pelle.

I loro sostenitori vedono in questa pratica un modo di usare il corpo come strumento di resistenza, corpo, quello femminile, spesso invece sfruttato come mero stimolatore di consumi.

I critici invece sposano la linea secondo cui gli oppressi non possono smantellare la casa degli oppressori usando i loro stessi strumenti. Fare forza sul sex appeal del corpo femminile sarebbe quindi come legittimarne l’uso anche a fini commerciali.

La risposta di Anna Hutsol a queste perplessità suona piuttosto decisa: “this is my body”. Questo è il mio corpo.

Femen e l’uso della comunicazione

Anna Hutsol è esperta di marketing e, a partire da questa attitudine, ha impostato Femen come un movimento accalappia-media. Da cui un sapiente utilizzo dei social network, della forma blog, di immagini e video, che ha rapidamente trasformato Femen in un brand con tanto di negozio online.

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@femen.info

A inizio 2013 Google Trends ha sancito che le ricerche su Google per “Femen” hanno superato quelle per “femminismo”. E l’evento è stato prontamente festeggiato sul sito di Femen.

Secondo i detrattori questo renderebbe il movimento schiavo delle stesse dinamiche liberiste (e dunque sessiste) che caratterizzano il mainstream economico e culturale, aprendo una contraddizione letale. Inoltre le performance di strada, altamente teatrali e puntualmente corredate di fotografie e video, possono far pensare ad un’attenzione estetica cross-mediale che rischia di prevalere sulla dimensione politica.

Secondo le attiviste del movimento la necessità primaria è arrivare alle masse. Non c’è niente di male, sostiene la Hutsol, nel promuovere istanze sociali con gli stessi metodi con cui si vendono biscotti.

Femen e il caso Amina

Amina Sboui è una ragazza tunisina balzata agli onori delle cronache a partire da marzo 2013, quando ha pubblicato sul suo profilo facebook una foto a seno nudo rivendicando la libertà del corpo femminile.

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@amina sboui

A questa sono seguite altre proteste, tra cui il tentativo di introdursi al meeting di un partito politico tunisino e un’azione di wall-painting sul muro del cimitero di Kairouan, dove si teneva il raduno di un gruppo salafita.

Femen ha abilmente messo il cappello sulla lotta di Amina, dando alla sua protesta una valenza mondiale e assicurandole maggiore tutela giuridica, grazie al polverone mediatico sollevato.

Dopo essere stata scarcerata però Amina ha lasciato Femen con le accuse di islamofobia e scarsa trasparenza sui finanziamenti. Non sappiamo come siano andate realmente le cose, se Amina sia stata costretta a ritrattare o se invece abbia realmente colto nel segno con le sue accuse.

Tuttavia proprio le domande sollevate da questo caso fanno emergere i nodi che ancora rendono poco leggibile l’esperienza di Femen: rimane un movimento politico d’avanguardia che inevitabilmente attira voci malevole oppure si sta trasformando in un fenomeno mediatico e commerciale?

Indubbiamente Femen è un movimento border, e ancora il tempo non è maturo per capire se prenderà una deriva pop verso la futilità politica, come suonano i tromboni dei critici, o se invece continuerà a portare avanti con forza e maggiore trasparenza le sue battaglie politiche, come giurano le sue attiviste.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

2 Comments

  1. Volevo pubblicamente ringraziare Fabio perché, con i suoi articoli, mi fa capire cosa significa la parola sociologia.

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