50 sfumature di stile alla Fashion Week di Milano

di

Le Nius va a scuola: abbiamo incontrato le terze medie dell’Istituto Vittoria Colonna di Milano, gli abbiamo raccontato cos’è Le Nius, come si scrive per il web e abbiamo provato a rispondere alle domande dei ragazzi. Poi abbiamo invitato chi lo desiderava a scrivere un post. Arianna Peruchetti, Valentina Brenna e Zeno Balich hanno lavorato a questo articolo.

fashion week milano
@fashiondlux

La Fashion Week di Milano è uno dei tre eventi fashion più importanti al mondo, insieme alle settimane della moda di Parigi e New York. Nel 2017 si è tenuta dal 21 al 27 febbraio, e noi c’eravamo. Abbiamo assistito ad alcune sfilate di stilisti famosi e, soprattutto, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Ornella Medaglia, assistente al direttore creativo di Versace, che ci ha dato la sua prospettiva da insider del mondo della moda.

Intervista a Ornella Medaglia

Buongiorno Ornella, come hai iniziato a lavorare nel mondo della moda?

È stato un caso, non è stato il mio primo lavoro. Avevo risposto a un’inserzione per diventare l’assistente del direttore di un’azienda che lavorava nel mondo del design. Quella posizione però non era andata a buon fine e ho saputo che da Prada cercavano una persona per l’area commerciale. Così ho lavorato da loro per qualche anno, per poi passare da Versace, dove sono tuttora.

Ci puoi descrivere il tuo lavoro?

Sono l’assistente del direttore creativo, quindi aiuto la persona che crea tutto quello che rappresenta il mondo Versace ed esprime tutta la creatività. Io curo la parte organizzativa e razionale: mi occupo delle scadenze, interagisco con i manager che seguono la parte commerciale e la parte business, curo tutto il settore organizzativo. In pratica, seguo la “parte seria” del lavoro del direttore creativo. Svolgo quindi una funzione di supporto.

Bisogna tenere presente che la moda non è solo bellezza e arte. Tutto quello che riguarda la moda viene definito spesso “sistema moda”, perché è l’insieme di tante realtà. Sia la creatività, sia la parte organizzativa e gestionale hanno un ruolo molto importante.

Ad esempio la moda segue dei calendari ben precisi, le sfilate sono in momenti dell’anno definiti, le campagne vendite sono in periodi ben precisi. È quindi importante un’organizzazione aziendale.

Che consigli hai per le ragazze che vorrebbero lavorare in questo campo?

Il mio consiglio è quello di guardare anche oltre la facciata, ovvero non pensare che moda sia solo vestiti e sfilate. Ci sono tantissime attività, sempre legate alla creatività, che sono meno conosciute, quali l’allestimento delle vetrine e dello show room.

Importantissima è poi la parte organizzativa delle sfilate e degli eventi: come presentare gli abiti e le modelle che li indossano e come valorizzare il prodotto.

Non ci sono poi solo abiti, anche gli accessori sono importanti. Spesso sento le ragazzine dire: “vorrei disegnare abiti”, ma non bisogna dimenticare che anche le borse e le calzature sono prodotti con i quali ci si può sbizzarrire, magari oggetti meno comuni cui dedicare l’attenzione, ma che possono dare spazio alla creatività.

Il consiglio principale comunque è quello di seguire questo mondo se si sente proprio la passione. Se hai la passione puoi superare tutte le difficoltà che puoi avere all’inizio e trovi il modo di scoprire cose nuove.

Com’è stata la Fashion Week 2017? Hai visto anche sfilate di altri stilisti?

Solitamente le sfilate di altri stilisti si guardano in streaming, dall’ufficio. È difficile che uno stilista sia invitato alla sfilata di un altro stilista.

La Fashion Week è un momento in cui il sogno e il lavoro di tanti mesi finalmente prendono vita. È un momento di grande frenesia in cui si hanno pochi giorni per preparare la sfilata ed è un lavoro di squadra: c’è chi disegna il prodotto, chi si occupa dei rapporti con le aziende fornitrici dei materiali, lo stilista che decide come comporre il look, il lavoro di chi disegna lo sfondo della sfilata, chi crea la colonna sonora e chi cronometra i tempi delle modelle che escono in passerella. Ognuno deve svolgere il suo lavoro al meglio e il risultato finale è frutto del lavoro di squadra.

Descrivici lo stile di Versace e di Prada.

Lo stile di Prada è sempre stato molto razionale, molto austero. Spesso prende spunto dal passato e ha come caratteristica quella di essere a volte talmente brutto da essere bello. Le scarpe hanno forme bizzarre, gli accostamenti di colori a volte sorprendono perché inusuali, è uno stile molto intellettuale, piace a clienti che apprezzano il carattere cerebrale del marchio.

Lo stile di Versace, invece, è sempre stato un po’ contrapposto, soprattutto quando c’era Gianni che era il fondatore. È uno stile che infonde gioia di vivere, sentimento, provocazione e audacia. In questi ultimi anni lo stile di Versace si è evoluto e abbina questi elementi sgargianti a elementi più eleganti. La caratteristica di Versace è anche quella di essere un brand che non si limita a produrre vestiti e accessori, ma che crea mobili, suppellettili per la casa, fino ad arrivare ad arredare interi alberghi, per immergersi completamente nello stile Versace.

Ringraziamo Ornella Medaglia e vi lasciamo con una gallery dei vestiti che ci sono piaciuti di più alle sfilate che abbiamo visto alla Fashion Week di Milano.

Segnala un errore

Il progetto "Le Nius a Scuola" porta i redattori di Le Nius a scuola a raccontare come funziona la comunicazione digitale, spiegare alcune competenze e accompagnare gli alunni nella elaborazione di un prodotto digitale. Molti alunni ci hanno inviato i loro articoli che abbiamo letto, editato e pubblicato. Crediamo ne valga la pena.

1 Comment

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

femminilizzazione della professione medica

Arrivano le mediche

Quando una professione si femminilizza stipendi e prestigio calano. Come evitare che succeda per la professione medica, dove nei prossimi 10 anni è previsto un massiccio ricambio di genere?
storia di ivano

Eldorado Argentina | La storia di Ivano

Ivano Badiali, marchigiano, partito dall'Italia nel febbraio del 1952 per raggiungere il padre in Argentina. Vive a Córdoba, dove ha avviato un'impresa di successo. Uno dei milioni di italiani emigrati in Argentina.
il mondo nel 2050

Come sarà il mondo nel 2050?

Quanti saremo sulla terra nel 2050? Dove vivremo? Quali paesi e città avranno il maggior numero di abitanti? Quali sfide saremo chiamati ad affrontare?
Torna su
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: