Europa, una prova di democrazia4 min read

18 Ottobre 2014 Europa -

Europa, una prova di democrazia4 min read

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europa una prova di democrazia
@european parliament

Sono terminate ufficialmente le audizioni della squadra di Commissari designata da Juncker, presso le commissioni parlamentari competenti per materia. La Commissione europea è dunque pronta al vaglio finale e complessivo, al voto di fiducia che la attende settimana prossima a Strasburgo, quando il Parlamento europeo in seduta plenaria conferirà pieno mandato al nuovo esecutivo dell’Unione. Ma è andato tutto liscio? E poi, cosa sono queste audizioni? Cerchiamo di fare chiarezza.

I nuovi 28 Commissari che settimana prossima riceveranno piena investitura parlamentare, hanno dovuto sottoporsi a un passaggio di vaglio democratico serio e pervasivo, che non ha pari in nessun sistema costituzionale al mondo. Prima Juncker di fronte all’intero Parlamento, e poi i singoli nuovi “ministri” dell’Unione Europea, hanno dovuto prestarsi ad almeno una sessione di vero e proprio “interrogatorio” pubblico (trasmesso in streaming) davanti ai membri del Parlamento europeo che, secondo le competenze per materia, saranno poi i destinatari dei disegni di legge che i commissari pubblicheranno, con il compito di emendarli e poi, d’accordo con il Consiglio, approvarli ed emanare una normativa, o rigettarli. Con queste audizioni dunque, i parlamentari europei cercano di capire se possono “fidarsi”.

Non si tratta di una prassi pro forma. Si tratta piuttosto di un difficile passaggio, in cui l’organo più politico dell’Unione (il Parlamento) cerca di comprendere fino in fondo la preparazione, le intenzioni, il programma, lo spirito davvero europeo, i possibili conflitti di interesse dei soggetti designati a guidare l’esecutivo. Ogni audizione dura 3 ore, per un totale di 45 domande, che i Commissari designati non conoscono, se non in minima parte (è infatti plausibile che siano a conoscenza delle domande provenienti dal gruppo politico ad essi affine). Nessun altro ha il controllo delle domande, del loro contenuto, del loro tenore. Al termine, la commissione parlamentare decide se il Commissario designato è adatto al ruolo (fit). In caso negativo, ne rigetta la designazione.

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In passato, al primo mandato della Commissione Barroso (2004), fu clamoroso il doppio rifiuto del Parlamento europeo di accettare Rocco Buttiglione come membro della squadra della Commissione. Quest’anno, proprio a testimonianza della serietà e imprevedibilità di questo passaggio, i casi eclatanti sono stati almeno quattro. In primo luogo, un esito positivo, cioè la convincente performance di Federica Mogherini, che sarà Alto Rappresentante per la Politica Estera Comune. Rispondendo con equilibrio e competenza, in italiano, inglese e francese, l’attuale Ministro degli Esteri ha convinto.

Il secondo caso, è stato quello dello spagnolo ex petroliere Canete, futuro Commissario all’Ambiente. Dopo enormi e comprensibili scontri, la commissione parlamentare Ambiente ha votato favorevolmente. In terzo luogo, l’inglese Jonathan Hill, nuovo Commissario per la stabilità finanziaria e i mercati. La Commissione parlamentare ECON ha letteralmente “maltrattato” l’uomo proposto da Cameron, poiché non soddisfatta della prima audizione, lo ha costretto a una seconda la settimana successiva. Solo al termine di questa lo ha accettato.

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Il quarto e più eclatante caso è stato quello della ex primo ministro sloveno, Alenka Bratusek, che si era autoproposta come commissario europeo all’energia, con il gravoso compito di creare l’Energy Union. Le commissioni parlamentari Industria e Ambiente hanno sonoramente bocciato la sua candidatura, non ritenendola all’altezza, con 112 voti contrari a fronte di solo 3 positivi. Questo esito disastroso ha prodotto le dimissioni della Bratusek dal ruolo e a un giro di poltrone nella squadra della Commissione. Il portafoglio Energia ambiente sarà ora affidato alla Slovacchia, nella persona di Maros Sevkovic, con il nuovo nome sloveno, Violeta Bulc, che ne prenderà il posto come Commissario dei Trasporti. Ma questo, solamente se entrambi passeranno il vaglio delle audizioni parlamentari, in programma lunedì 20 ottobre. Se tutto andrà bene, come da programma il Parlamento in seduta plenaria darà l’ok all’intera Commissione.

Come si vede, dunque, il peso del Parlamento dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e le ultime elezioni europee è enormemente cresciuto. Il famoso deficit democratico che attanagliava l’UE sembra ridursi di conseguenza. Non trova infatti riscontro in nessuna democrazia la procedura seria e decisiva di una valutazione diretta dei singoli componenti dell’organo di governo da parte dell’organo legislativo.

Ugualmente, i timori di chi vedeva in una bocciatura di qualche commissario designato una terribile minaccia euroscettica per la credibilità dell’Europa è stato smentito. Il vaglio democratico parlamentare è un momento unico, salutare e fondamentale, che certo espone a rischi ma che alla fine rafforza la squadra uscente. I ritardi per l’approvazione della nuova Commissione sono probabilmente l’ultimo dei mali e, nel caso specifico di questa Commissione – se lunedì tutto filerà liscio – potrebbero essere del tutto inesistenti, nonostante la bocciatura verificatasi.

In conclusione è quindi corretto osservare che nell’Unione Europea c’è forse più democrazia di quanta spesso se ne veda nei Paesi membri, perché in circa 2 mesi 28 Stati sono riusciti a creare una squadra di governo per l’Unione e il Parlamento europeo, eletto direttamente dai cittadini, sta pienamente esercitando il suo diritto e dovere di verificare che i nomi proposti dalle capitali d’Europa siano legittimi, all’altezza del compito, consci del ruolo fondamentale del loro ufficio e affidabili. Si può sempre migliorare, ma è un buon punto di partenza.

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Milano, Dublino, Londra e Bruxelles. Specializzato in diritto bancario, dei mercati finanziari e dell'Unione europea, collaboro con le facoltà di Economia e Diritto di alcune università europee.
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