Europa anno zero. La Germania demolisce tutto, a qualunque costo

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Europa anno zero. La Germania demolisce tutto, a qualunque costo
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Nel capolavoro di Rossellini, Germania Anno Zero, si vede un bimbo biondo correre per le strade di una Berlino fantasma, completamente rasa al suolo dai bombardamenti, devastata dalle conseguenze della follia nazista. Berlino e la Germania sono perdute, senza anima, senza cibo, senza nulla. Solo grazie a visione, sforzi e solidarietà potranno rialzarsi. È, infatti, l’anno zero. Settanta anni dopo (era infatti il 1945) il film andrebbe riproiettato su qualche megaschermo in zona Bundestag, sulle rive dello Sprea.

Questa mattina, infatti, la riunione fiume dell’Eurogruppo ha trovato l’accordo per permettere alla Grecia di ricevere gli aiuti necessari a evitare il default e rimanere nella moneta unica. Dovrebbe essere una buona notizia. Purtroppo, però, reca in sé una infinità di segnali gravissimi, che minano il significato stesso dell’Unione Europea. È stato infatti lucidamente deciso di bombardare, cannoneggiare, sventrare un edificio alle fondamenta sperando che non crolli. Idea grandiosa.

Da queste colonne ho già lungamente illustrato le motivazioni per le quali la Grecia si è ritrovata in questa situazione di disastro economico, evidenziando con lucidità le responsabilità elleniche, che sono mastodontiche. Da oggi, però, non lo farò più. Perché non è questo il punto, anzi, ormai, si riduce a elemento risibile. Quello a cui si è di fronte, infatti, è uno spartiacque della vita e della storia dell’Europa, che la cambierà per sempre. Ci sarà sempre un prima e un dopo il 13 luglio 2015. Nulla potrà essere come prima e ciò che ci attende è un futuro grigio come il cielo di oggi a Bruxelles.

La tragedia dell’Europa, infatti, non è la Grecia. Solo un folle potrebbe pensare che la più piccola economia dell’Eurozona rappresenti un problema insormontabile. La tragedia dell’Europa è la Germania (e chi le va dietro), che da due decenni ha deciso lucidamente di sfruttare le regole comuni per ottenere il massimo vantaggio individuale (legittimo), anche a discapito di chiunque altro (illegittimo). Uno Stato arrogante e stupido, incapace di guardare oltre la propria contingente necessità, pronto a umiliare democrazia e popoli, quando non si tratta del proprio. La tragedia dell’Europa sono anche gli altri Stati che alla Germania permettono questo, anche perché non avendo il coraggio e la capacità politica di mettersi in salute, non possono alzare la voce contro coloro da cui necessitano o potrebbero necessitare aiuto. Mettiamo in chiaro qualche considerazione pratica.

Non è vero che i debiti vanno sempre ripagati. La Germania non lo ha mai fatto, nemmeno dopo aver causato la più grande tragedia della storia dell’umanità. I debiti si ripagano quando sono legittimi, quando sono sostenibili, quando il piano per ripagarli è credibile e non consiste nella somministrazione mortale di una medicina inservibile. La cura è riuscita, il paziente è morto. Il DNA della mentalità tedesca applicata alla politica – degli altri Paesi – non è nuova a questa illuminata forma di flessibilità. La richiesta di una ristrutturazione del debito a condizioni umane è normale, lecita, legittima e necessaria. Se poi avviene fra Stati che condividono un’Unione, dovrebbe essere ovvia e nemmeno in discussione.

Non è vero che le regole della moneta unica vengono rispettate da tutti. La Germania ha violato il requisito del 3% nel rapporto fra deficit e PIL previsto dal Patto di Stabilità e Crescita (crescita si fa per dire) negli anni 2000 e nessuno ha mosso un dito. La Germania ha una bilancia commerciale che devasta le esportazioni degli altri Stati dell’Unione e non pensa neanche per un attimo a modificare il proprio approccio. Ammissioni di colpa? Ripensamenti? Dubbi, almeno? Non pervenuti.

La democrazia degli altri conta zero, se poi mi devono dei soldi, anche meno. Il referendum di Atene, per quanto maldestro e gestito in modo bizzarro da Tsipras, è stato un gesto chiaro. Il fatto che la Grecia abbia eletto il 25 gennaio 2015 un partito di sinistra radicale, non euroscettico ma certamente di rottura, è un fatto che non può lasciar spazio a nessun tipo di critica o atteggiamento di sufficienza. Non sono dilettanti, e se anche lo fossero, hanno il diritto di esserlo. La vergognosa pressione tedesca (con appoggio di Olanda, Finlandia, Spagna, paesi baltici) per far cadere Tsipras e instaurare un governo tecnico è paragonabile solo alla politica USA nei Paesi del Sudamerica. Con la differenza sanguinante che qui avviene fra Paesi che sono parte di un’Unione. Tsipras e i suoi hanno il diritto di fare e dire tutte le fesserie che vogliono e nessuno, nessuno, ha il diritto di cercare di rovesciarli. Perché non vanno a rovesciare il governo neofascista di Orban in Ungheria? Conviene prima prestargli dei soldi per guadagnarci, poi se le cose vanno male li si può sempre massacrare. E a loro, a differenza dei greci, l’Europa fa pure schifo.

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La mia democrazia è sacra e inviolabile. Come mai, invece, ogniqualvolta l’Europa compie un grande passo in avanti in tema di integrazione, 500 milioni di cittadini devono stare con il fiato sospeso per sapere se il Parlamento di Berlino o la Corte Costituzionale di Karlsruhe sono d’accordo? In questo caso nessuno può permettersi dire che le regole della democrazia nazionale sono da ostacolo al miglior raggiungimento degli obiettivi comuni europei. È successo a ogni piè sospinto per la creazione dei fondi salva Stati, per la creazione dei pilastri fondamentali dell’Unione Bancaria, per consentire a Draghi di avviare politiche monetarie espansive. Se la regola è che la democrazia si rispetta davvero solo nei Paesi creditori di lingua tedesca che non sono l’Austria, forse d’ora in poi sarebbe meglio fregarsene.

La Germania ha oggi svelato ufficialmente al mondo il proprio modo di intendere l’Europa, cioè il dominio assoluto mediante un’interpretazione delle norme comuni vengono piegate al proprio interesse. La Germania ha dimostrato, ancora una volta nella sua storia, di non avere nessuna capacità di visione. Non importa se da domani l’Unione europea è finita, non importa se massacrando la Grecia si dà voce a decine di partiti euroscettici xenofobi che marceranno sulle macerie del più grande sogno internazionale e democratico della storia umana, chissenefrega. Piuttosto che arretrare di un millimetro, meglio tutto questo, e avanti con il progetto di un’Europa nordica di serie A e una meridionale di serie B. Così facendo, Berlino conduce tutti al disastro. Vorrei sapere cosa ne penserebbe uno dei padri fondatori dell’UE, il tedesco Adenauer.

Tutto con oggi finisce. La nuova fase è sconosciuta ma il tema è chiaro. La Germania comanda a ogni costo. Nessuno sconto, mai. Ecco il classico approccio teutonico più volte riproposto dal ministro delle finanze Schauble: “Se righi dritto ok, ma se sbagli non ti punisco, ti demolisco”. Tristemente, l’Europa è anche dotata dei mezzi perché ciò non avvenga. Spesso infatti l’Unione europea riesce ad adottare normative che vanno contro gli interessi tedeschi, l’Unione bancaria e le politiche di Draghi ne sono il simbolo. Pochi lo sanno. È perfino commovente vederlo succedere. Ma lo scontro è continuo e la Germania, quando non si tratta di Europa intesa come norme giuridiche dell’Unione, bensì come accordi fra Stati membri – come nel caso della crisi greca – pesa troppo. Lo si è visto benissimo. Nei negoziati finali la Germania ha annichilito la Commissione Europea, l’FMI, la Francia e l’Italia. Germania contro UE, Germania contro tutti. Cosa ci fa uno stato così dentro un’Unione? Perché sono gli altri a dover uscire? Chi gli dà questo diritto? Di certo non il fatto di essere creditore.

L’Europa va ricalibrata secondo un nuovo approccio. È necessaria una conferenza sul debito che sollevi il giogo dai Paesi che più ne soffrono, i quali però devono condurre riforme necessarie (la Grecia le avrebbe dovute fare comunque, Germania o non Germania, e se si sono ridotti all’ultimo evitino i piagnistei). È necessario creare subito un’Unione federale, che abbia unione economica e non solo monetaria, sorretta da un’unione politica. Non si può più aspettare. Gli Stati membri devono cedere sovranità ben più di quanto fatto sinora. Non alla Germania, all’Europa, che è di tutti. Su questo, però, va detto che se la Germania a Bruxelles riesce a fare sistema e essere influente, è un grande merito e qui sì una grande capacità di visione. Le possibilità ci sono per tutti. Se le sfrutta solo uno, è anche perché gli altri (Italia in testa) sono imbecilli. Se una nuova Unione nascerà, non si potrà fondarla sul principio che ognuno fa come gli pare. Le regole vanno rispettate. Ma se qualcosa va storto, Unione non significa che sarai costretto a patire per sempre, che verrai minacciato di essere buttato fuori, che verrai umiliato con atteggiamento insofferente. Deve significare rispetto e solidarietà.

Ad oggi, però, non se ne vede l’ombra e sul sogno dell’Unione Europea è calato il buio. Pensare che la responsabilità di tutto ciò sia di qualche furbacchione su un’isoletta che non paga abbastanza tasse, è come fumare cinquanta sigarette al giorno e attribuire la raucedine all’aria condizionata.

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4 Comments

  1. Cosa pensi abbia portato Tsipras ad accettare l’accordo? Non poteva essere la volta buona che qualcuno facesse saltare il banco con effetti, imprevedibili ma anche potenzialmente rigeneranti, su tutta l’Unione?

    • Poi lo spieghi tu ai greci che non hanno più nulla in mano eh? Tsipras non poteva fare altro e solo gli sciocchi potevano pensare ad un esito diverso. l’unica cosa su cui è riuscito a negoziare, IMHO, è il valore dell’ennesimo prestito; e lo sapeva, ma lo sapevano anche i creditori che hanno chiaramente fatto vedere che conoscevano il bluff. ORA la Grecia DEVE fare le riforme che ha furbescamente evitato di fare fino ad ora (e con furbi parliamo della classe politica greca, non i poveretti in fila).
      La Germania in fondo non ha vinto un bel niente, loro (Schauble) la Grecia la volevano fuori dalle palle, un peso in morto in meno da gestire e l’esito positivo dell’accordo è una piccola vittoria per paesi come noi, l’Irlanda o la Spagna.

    • Forse si, e’ molto difficile dirlo. Tuttavia, se non avesse firmato, avrebbe vinto la Germania che voleva la Grecia fuori. Se non avesse firmato, la liquidità alle banche non sarebbe arrivata. Se non avesse firmato, un governo tecnico pronto a sostituirlo lo si trova sempre. Se non avesse firmato, avrebbe comunque dovuto fare le riforme, solo che le avrebbe dovute fare lui. Se non avesse firmato, avrebbe comunque dovuto restituire un debito denominato in euro con una eventuale moneta svalutata. In ogni caso, tuttavia, bisognerà vedere cosa accade nel suo parlamento e negli altri 6 parlamenti nazionali che si devono esprimere ora.

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