È vero che siamo un popolo di bamboccioni?

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Età media di uscita di casa: i dati 2015

Siamo un popolo di bamboccioni? Sembrerebbe di sì, a guardare, superficialmente, i dati europei. Secondo Eurostat l’età media di uscita di casa dei genitori in Italia è di 30,1 anni. Questa età media di uscita di casa ci colloca al quarto posto in Europa, preceduti solo da Croazia (31,4), Slovacchia e Malta. La media europea invece è di 26,1 anni e ci sono paesi dove l’età media di uscita di casa è 19,7 anni (Svezia), 21,1 (Danimarca), 21,9 (Finlandia).

Il dato dell’età media di uscita di casa assume proporzioni particolarmente rilevanti per i maschi, che mediamente vanno a vivere in autonomia a 31,3 anni, mentre le femmine si distaccano a 29 anni, comunque 4 anni dopo la media europea.

L’età media di uscita di casa è un dato in continua crescita: in Italia si lasciava la casa dei genitori a 29,5 anni nel 2004, e da allora la crescita non si è mai fermata. È un trend che accomuna molti paesi europei, ma non tutti.

In particolare, negli ultimi dieci anni, l’età media di uscita di casa è cresciuta in 15 paesi, molto nell’Europa mediterranea (Cipro +2,1 anni, Malta, +1,6 anni e Grecia, +1,1 anni), ma anche in Spagna, Italia, Portogallo e nei paesi anglosassoni (Irlanda, + 1 anno, Regno Unito, +0,9 anni).

L’incremento è particolarmente rilevante negli ultimi cinque anni, probabilmente per effetto della crisi economica che ha spinto molti giovani a ritardare l’uscita da casa. Spettacolare il dato di Cipro (+2,6 anni), ma il fenomeno ha interessato pesantemente anche Grecia e Irlanda e, in forma minore, Spagna, Olanda e Regno Unito.

Se consideriamo solo l’ultimo anno tuttavia notiamo un rallentamento nel trend di crescita del fenomeno. La crescita più significativa nel dato sull’età media di uscita di casa è quella di Irlanda e Malta (+0,5 anni), seguite da Croazia (+0,4) e Francia (+0,2). In 5 paesi, tra cui l’Italia, il dato del 2015 è invariato rispetto al 2014.

Ben 13 paesi hanno visto diminuire l’età media di uscita di casa dei genitori nell’ultimo anno, con una drastica diminuzione in Lussemburgo (-3,6 anni!) e Svezia (-1,1 anni, dopo l’aumento di 1,2 anni dello scorso anno). Significativi anche i dati di alcuni paesi dell’est Europa: Estonia e Romania (-0,6 anni), Lettonia e Lituania (-0,5).

Se consideriamo l’evoluzione dell’età media di uscita di casa degli ultimi dieci anni, la diminuzione riguarda soprattutto Lussemburgo (-3,4 anni), Lituania (-2,9) e Slovenia (-1,2). In diminuzione anche il dato in Estonia, Svezia, Repubblica Ceca, Belgio, Ungheria, Polonia, Finlandia, Germania e Danimarca. Negli ultimi cinque anni, il dato più importante, dopo quello del solito Lussemburgo (-3,1 anni), è quello della Slovenia (-1,3), seguita da Bulgaria e Lituania (-1,2 anni).

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

8 Comments

  1. Interessante. Ma come si misura, tecnicamente, l’eta’ di uscita di casa? Dal cambio di residenza? Io, per esempio, ho smesso di vivere coi miei a 23 anni ma ho cambiato residenza solo a 35 (dopo aver cambiato almeno 8 domicili diversi)… Dunque, alzo o abbasso la media?

    • Ottima domanda Stefano. I dati vengono raccolti tramite questionario e poi viene fatta una stima su tutta la popolazione. Ai rispondenti al questionario è richiesto di indicare la propria residenza abituale che di solito, ma non necessariamente, coincide con la residenza anagrafica. Ci sono vari casi, ma la soglia da considerare per classificarsi come residente in un posto o in un altro è un anno. Quindi nel tuo caso saresti stato coi tuoi fino al primo anno di vita da solo. Da lì in poi saresti stato considerato come uscito dalla casa dei genitori. Uso il condizionale perché se non hai compilato il questionario il tuo dato di per sé non esiste, ma è solo il risultato di una proiezione sulla popolazione. Ad ogni modo le proiezioni Eurostat sono considerate piuttosto attendibili.

  2. Ma è normale vivere ancora con i genitori a 24 anni dato che è difficile o difficilissimo trovare lavoro

  3. Questo caso italiano rientra più in generale in tutto il ritardo che esiste nel nostro stile di vita.

    I giovani italiani studiano e lavorano come tutti gli europei, ma accade qualcosa di diverso quando si tratta di formare una famiglia, come priorità cercano la stabilità economica, la nostra cultura ci chiede una sistemazione dignitosa, siamo il paese del mattone e della dolce vita, difficilmente progettiamo una vita di coppia in ristrettezze economiche, senza supporto dei genitori, in balia di lavori flessibili e incerti, piuttosto prolunghiamo il fidanzamento. Probabilmente gli europei sono un po’ più spartani e avventurosi di noi.

    Secondo me il fattore più determinante sul ritardo è l’insicurezza di avere indipendenza economica, per assurdo la pensione dei propri genitori è una sicurezza che consente al paese di tamponare il problema della disoccupazione giovanile, e dell’insufficiente reddito che hanno i giovani per affrontare il costo della vita attuale.

    Questo ritardo è direttamente collegato all’anzianità delle madri italiane, sono le più anziane d’Europa, cioè circa un quarto (non ricordo la percentuale esatta) è madre per la prima volta dopo i 35 anni, e il 7% è ultraquarantenne.

  4. E’ la società che ti permette di fare un passo piuttosto che un altro. Se in Italia l’età media è questa è colpa del sistema; se anche ti trovi male in famiglia, molto, non puoi di fatto andartene. Gli stipendi per i diplomati periti, ma anche per i laureati, per esempio, è quello che è salvo casi particolari. E’ fortunato chi ha un supporto familiare tale da consertigli di formarsi bene e, al tempo opportuno, andarsene veramente. La vita vera non è un film.

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