Elezioni Spagna 2015: perché ha vinto Podemos

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elezioni Spagna 2015: perché ha vinto Podemos
@unpaiscontigo.es

Fidandoci forse troppo dei sondaggi della vigilia gliela avevamo un po’ tirata, Pablo Iglesias e la sua Podemos escono invece vincitori dalle elezioni Spagnole. Vincere in questo caso non significa essere automaticamente candidati a governare ma al contrario essere considerati la forza che impedisce a Popolari e Socialisti di praticare la storica alternanza che regge le sorti della Spagna sin dalla fine della dittatura franchista.

Il risultato raggiunto da Podemos è stato quello di posizionarsi al terzo posto con il 20 e cocci per cento (a meno di due punti dai socialisti) e 69 seggi in parlamento. Questo ha consentito al movimento nato dalle manifestazioni degli Indignati di Puerta del Sol di raggiungere i due obiettivi prefissati in campagna elettorale, da un lato superare Ciudadanos, il partito anticasta “di destra”, liberista ed europeista, che era stato superpompato da sondaggi e giornali in funzione anti-Podemos.

Dall’altro rendersi un ago (piuttosto grosso) della bilancia per la formazione di un eventuale governo. La condizione posta da Iglesias, che boccia a priori un patto col partito Popolare detentore della maggioranza relativa in parlamento, è una nuova costituente che promuova una legge elettorale proporzionale, i diritti sociali, il referendum sull’indipendenza della Catalogna, l’indipendenza della giustizia e che blocchi l’ingerenza delle grandi imprese sulla politica.

Elezioni Spagna 2015: cosa faranno i socialisti?

A questo punto la palla passa inevitabilmente ai socialisti che hanno davanti due strade, entrambe rischiose. Da un lato quella “italiana”, che passa da un governo delle larghe intese con i popolari di Rajoy, in sostanziale continuità con le politiche di austerity portate avanti finora. Dall’altra quella “portoghese” con una federazione delle sinistre che ponga diritti sociali e welfare state in primo piano, in netto contrasto con l’Europa. Podemos si augura la seconda ipotesi ma, a detta di Iglesias, non ha paura di tornare alle urne e conta di uscirne rafforzata. Albert Rivera, leader di Ciudadanos, si augura addirittura che i socialisti si astengano nella seconda votazione consentendo così ai popolari di formare un governo con il suo partito arrivato quarto, scelta che assomiglierebbe francamente ad un pilatesco suicidio politico.

Quello che emerge dalle elezioni spagnole come da quelle francesi (e ancor prima da quelle italiane) è che la spinta anti sistema lungi dall’essere confinata in Paesi considerati (probabilmente a torto) “periferici” come Grecia, Ungheria e Portogallo è arrivata fin nel cuore di un Europa nella quale i cittadini si sentono sempre più stritolati dalle politiche di austerity imposte da i due blocchi tradizionali di conservatori e riformisti. L’altro dato è che in ognuno di questi Paesi questo malcontento è stato catalizzato da una forza legata di volta in volta ad una delle estreme. In Italia, fra una costituente della sinistra e l’altra, ci si barcamena fra il sovranismo salviniano e il grillismo. Aspettando Godot.

Qui trovate Pablo Iglesias che commenta i risultati elettorali.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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