Elezioni europee 2014: per cosa si vota?5 min read

2 Maggio 2014 Europa -

Elezioni europee 2014: per cosa si vota?5 min read

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elezioni-europee-2014: per-cosa-si-vota-Iniziano a vedersi i manifesti elettorali affissi nelle città, i volti sono quelli dei candidati nazionali al Parlamento europeo. Ogni schieramento nazionale – quantomeno i più importanti – fa capo a sua volta a un raggruppamento europeo: socialisti europei (PSE, per l’Italia il PD), partito popolare europeo (PPE, per l’Italia Forza Italia e NCD), democratici e liberali europei (ALDE, per l’Italia Scelta Europea), I Verdi europei, l’Altra Europa di Tsipras (per l’Italia SEL).

Ognuno di questi partiti ha scelto un proprio capofila come candidato alla presidenza della Commissione europea: Martin Schulz per il PSE, Jean-Claude Juncker per il PPE, Guy Verhofstadt per ALDE, Ska Keller per i Verdi e infine Tsipras per il raggruppamento che porta il suo nome. Votando il proprio candidato nazionale, dunque, ogni elettore europeo darà il proprio voto a uno di loro. Fermi tutti. Presidenza della Commissione? Ma queste non sono le elezioni per il Parlamento europeo? Infatti, si tratta di una novità assoluta e di enorme importanza storica. Cerchiamo di capire bene.

Mai prima d’ora i partiti europei avevano indicato espressamente un candidato singolo in corsa per la Presidenza della Commissione Europea. Perché? La ragione è semplicissima: non si può fare. Le elezioni del 25 maggio servono a scegliere i deputati del Parlamento Europeo, non la Commissione e il suo Presidente.

La Commissione, infatti, non è eletta dai cittadini, bensì nominata dal Consiglio UE, cioè dai capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione “tenuto conto delle elezioni” (così recita il Trattato). In pratica, come accade in Italia, i cittadini votano il Parlamento. È il Capo dello Stato (per l’Europa, come detto, il Consiglio) a nominare un governo, con il Premier e gli altri ministri (in parallelo europeo, il Presidente della Commissione e i Commissari), naturalmente tenendo conto del risultato elettorale. Ma nulla è scontato, l’incarico può essere dato a chiunque, anche se non era candidato alle elezioni. Ma allora, se i cittadini votano il Parlamento, mentre la Commissione è nominata dal Consiglio senza alcuna elezione, perché oggi esistono dei candidati a Presidente della Commissione? Ecco qui la svolta storica. Approfondiamo.

Elezioni europee 2014: per cosa si vota?
@European Parliament

Nonostante il parallelismo con il sistema costituzionale italiano, seguito per facilità di comprensione, le cose in Europa sono un po’ più complesse. Il sistema costituzionale europeo, da ultimo rivisto dal Trattato di Lisbona in vigore dal 2009, è frutto di un’evoluzione dell’integrazione europea non del tutto razionalizzata a livello istituzionale. Abbiamo una sorta di esecutivo, la Commissione, che propone le normative. Poi abbiamo un co-legislatore (come due camere del Parlamento, come Camera e Senato in Italia) formato da Consiglio dell’UE e Parlamento dell’UE, che adotta le normative. Il primo rappresenta i Governi degli Stati (vi siedono Merkel, Cameron, Renzi, Hollande etc.), il secondo rappresenta i cittadini UE che lo eleggono direttamente. In sintesi: la Commissione propone, il co-legislatore dispone (cioè, Consiglio e Parlamento negoziano fra loro, fanno emendamenti alla proposta della Commissione e quando sono d’accordo approvano).

Fin qui, tutto bene, come dice il grande film. Dove sta, dunque, il problema? L’inghippo risiede nel fatto che storicamente, e ancora oggi nonostante alcune sostanziali modifiche, fra Parlamento e Consiglio è quest’ultimo a farla da padrone. Attenzione, non è una paranoia istituzionale per addetti ai lavori, è una cosa molto concreta che abbiamo ripetuto allo sfinimento: gli Stati nazionali vogliono avere l’ultima parola, sono restii a cedere potere alle istituzioni europee, pertanto nell’organo che li rappresenta (il Consiglio) fanno spesso la voce grossa, cercando di travalicare il ruolo del Parlamento e, a volte, smontare le proposte della Commissione. E veniamo al dunque, alla spiegazione finale della grande portata di queste elezioni.

La proposta di candidati politici alla Presidenza della Commissione va contro le regole. Non è previsto. È il tentativo forzoso da parte della politica europea di contare di più. Schulz per primo (l’idea è stata sua) e gli altri partiti al seguito, vogliono mettere gli Stati membri con le spalle al muro. Vogliono prendersi con la forza dei voti la Commissione, tramutandola così nei fatti in qualcosa di più vicino a un vero governo, con una vera connotazione politica e un vero vincolo di fiducia con il Parlamento europeo. Come accade in ogni Stato nazionale. Vi pare poco?

Si tratta di un vero e proprio colpo di stato a livello europeo. Senza cambiare in diritto le regole del gioco – i Trattati rimangono invariati – la storia dell’integrazione europea tenta, dal basso, tramite il voto, tramite espressione democratica, di fare il passo più importante: l’unione politica.

Le elezioni terminano il 25 maggio. Il giorno 27, a Bruxelles, si riunisce il Consiglio, con tutti i capi di Stato e di Governo UE. Sarebbe davvero imbarazzante che Merkel e i suoi colleghi, in barba alla campagna elettorale di Shculz e dei sui colleghi, decidessero di nominare a guida della Commissione un soggetto che non fa parte dei candidati menzionati all’inizio. Hanno il potere di farlo, ma i cittadini non capirebbero. Ed è proprio su questo che contano Schulz e gli atri candidati. Il loro vero rischio, tuttavia, è il pareggio. Se le elezioni non daranno un vincitore netto, sarà più giustificabile una scelta del Consiglio su un soggetto terzo da nominare come guida della Commissione.

Elezioni: sfida tra Unione e Stati nazionali

In conclusione, siamo di fronte a una grande sfida, di cui nessuno parla. La sfida è fra il ruolo del Parlamento europeo, che vuole un’Europa più politica e tenta di impossessarsi del timone della barca, cioè della Commissione, e il Consiglio, cioè l’Europa degli Stati, che preferiscono avere salde le redini e non concedere troppo spazio a Bruxelles. In ballo c’è l’unione politica.

Ecco perché queste sono le elezioni più importanti di sempre. Ben più importanti di ogni altra elezione europea e di ogni altra tornata elettorale nazionale. Ricordiamoci che non si va a votare Renzi, Grillo o Berlusconi, si va a votare l’unica dimensione che oggi conta e rappresenta una speranza, quella europea. Nessuno ne parla, perché non è interesse dei Governi farlo sapere. Ma stavolta, davvero, è in gioco la storia. Vietato snobbare queste elezioni. Quando lamentiamo l’assenza di un’Europa politica, a torto o a ragione, ricordiamoci che il 25 maggio abbiamo per la prima volta nella storia la possibilità di dire la nostra.

Immagine| quibrianza.it

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Milano, Dublino, Londra e Bruxelles. Specializzato in diritto bancario, dei mercati finanziari e dell'Unione europea, collaboro con le facoltà di Economia e Diritto di alcune università europee.
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