Educazione alla cittadinanza: cos’è e cosa si fa in Italia e in Europa

di

Anche noi ci occupiamo di educazione alla cittadinanza: come associazione culturale Le Nius siamo impegnati nella diffusione di conoscenze e competenze comunicative e digitali anche attraverso laboratori di educazione digitale nelle scuole, un ambito molto importante nell’educazione alla cittadinanza contemporanea.

educazione alla cittadinanza
Foto: Comune di Reggio Emilia

Di educazione alla cittadinanza, educazione civica, si torna a parlare ciclicamente. Tutti sembrano concordare sulla sua importanza, qualche divisione si registra sui contenuti specifici del contenitore “educazione alla cittadinanza”, e in ogni caso pare che passare dalle parole ai fatti sia particolarmente difficile.

Facciamo allora una panoramica sullo stato dell’educazione alla cittadinanza in Italia e in Europa: quanto è sviluppato il senso civico dei giovani italiani ed europei? Cosa fa l’Unione Europea? Cosa cambierà in Italia con la legge del 2019 sull’educazione civica nelle scuole?

Perché parliamo (ancora) di educazione alla cittadinanza

La questione dell’educazione civica o, meglio e più ampiamente, educazione alla cittadinanza torna a spuntare nel dibattito nelle occasioni in cui si verifica qualche gesto di dubbio gusto, come le tag sui muri, o qualche atto più grave, ad esempio di bullismo, che coinvolga i più giovani.

Addirittura sulla scia degli attentati terroristici del 2015 di Parigi e Copenaghen, i ministri dell’istruzione dell’Unione Europea e la Commissione europea, firmando la Dichiarazione di Parigi (pdf), hanno invitato a rafforzare il ruolo dell’istruzione nella promozione della cittadinanza e dei valori comuni di libertà, cooperazione, tolleranza e non discriminazione.

L’idea di una democrazia e di una società in crisi, insomma, e di una crisi che riguarderebbe in special modo le generazioni più giovani, ha da alcuni anni riaperto il dibattito sull’educazione alla cittadinanza e sul ruolo delle istituzioni, in particolar modo quelle scolastiche, in questo ambito.

Questo dibattito in Italia assume a volte contorni un po’ moralistici – insegniamo ai giovani “le nostre regole” – ed è sfociato in una legge che ha provato a riformare la materia, sollevando a sua volta un dibattito importante, di cui daremo conto nell’articolo.

Cosa dicono i dati sul senso civico dei giovani in Europa

Nel suo rapporto del 2018 il Joint Research Centre della Commissione Europea presenta i dati più recenti disponibili sul senso civico dei giovani in Europa.

I questionari che hanno raccolto la percezione dei quattordici-quindicenni europei nel 2016 hanno mostrato, innanzitutto, che la maggior parte conosce, almeno in generale, i concetti di democrazia rappresentativa ed è in grado di comprendere la funzione e il funzionamento delle istituzioni e delle leggi. Solo il 5% o meno ne ha una conoscenza più scarsa, ad eccezione di Bulgaria (22%), Malta (19%) e Italia, Lituania e Paesi Bassi (8-9%).

Il nostro paese si attesta meglio, non di rado, tra i risultati migliori negli indicatori che misurano l’importanza che i ragazzi attribuiscono ai valori più convenzionali della cittadinanza (in controtendenza con la maggior parte dell’Europa), alla responsabilità personale e alla partecipazione a movimenti sociali e alle elezioni.

Ci classifichiamo dignitosamente anche nell’adesione alla parità di diritti di popoli e minoranze e degli immigrati, peraltro in miglioramento rispetto alla rilevazione precedente del 2009 (condizione che non si rileva dappertutto).

Interessante, anche se solo brevemente, evidenziare come il contesto sociale, economico e culturale di appartenenza degli studenti costituisca un importante fattore predittivo delle conoscenze civiche in tutti i paesi presi in esame. Le ragazze si mostrano tendenzialmente più preparate dei ragazzi e emerge un consistente svantaggio degli studenti immigrati in quasi tutti gli Stati dell’UE.

educazione alla cittadinanza in italia
Foto: TeaMeister

Una recente indagine di Eurobarometro ha evidenziato segnali positivi rispetto al senso civico dei giovani europei, emersi in particolare in relazione alle elezioni svolte a maggio 2019.

I dati raccolti hanno mostrato un aumento della partecipazione elettorale dei cittadini sotto i 25 anni (+14%) e dei 25-39enni (+12%) rispetto alle precedenti elezioni europee del 2014. In totale, l’affluenza alle urne è stata del 50,6%, la più alta dal 1994.

Sono 19 gli Stati membri in cui si è registrato un aumento dell’affluenza alle urne, mentre una diminuzione (anche se ovunque di meno di 3 punti percentuali) si è verificata in otto paesi, tra cui l’Italia (-2% sul 2014).

L’indagine ha registrato che in generale i cittadini sono stati motivati ad andare a votare anche da un maggiore senso del dovere civico, da un crescente sentimento che il voto può veramente cambiare le cose, così come da un maggiore sostegno all’Unione Europea. E che le preoccupazioni maggiori riguardano l’economia e l’ambiente.

Rimane che, sottolinea la stessa indagine, i cittadini europei hanno una limitata conoscenza e comprensione del funzionamento dell’Unione Europea (noi cerchiamo di fare la nostra parte).

Educazione alla cittadinanza: cosa si fa in Europa

Negli ultimi anni, l’Europa ha mostrato grande attenzione per l’educazione alla cittadinanza ed è intervenuta varie volte in proposito.

In particolare, il quadro di riferimento europeo (pdf) ha (ri)definito nel 2018 l’elenco delle competenze-chiave per vivere “pienamente” nel contesto europeo e migliorare la nostra società ed economia. Le competenze sono definite come una combinazione di conoscenze (in sintesi, ciò che si sa, si conosce), abilità (saper fare, applicare ciò che si sa) e atteggiamenti (la cosiddetta mentalità).

Nell’elenco delle competenze-chiave, quelle di cittadinanza costituiscono una voce autonoma, anche se naturalmente sono connesse alle altre. Più strettamente sono legate alle competenze personali e sociali e alla consapevolezza ed espressione culturale, ma anche le competenze digitali richiamano all’uso responsabile delle tecnologie e quelle relative all’imprenditorialità presuppongono capacità di collaborazione, empatia e rispetto di principi etici.

educazione civica in italia

Semplificando e sintetizzando quanto concordato nell’ambito dell’UE, le competenze in materia di cittadinanza si fondano sulla conoscenza delle istituzioni e del loro funzionamento (particolare attenzione è prestata a quelle dell’Unione Europea stessa), dei processi storici, sociali e politici che le hanno costruite, dei fenomeni che rivestono importanza per il presente e il futuro del pianeta, come il rispetto dei diritti umani, i cambiamenti climatici e demografici.

Su queste conoscenze dovrebbe fondarsi la capacità di confrontarsi, impegnarsi e collaborare con gli altri per conseguire un interesse comune o pubblico, lo sviluppo del pensiero critico e l’abilità di trovare soluzioni, assumere decisioni e responsabilità, l’interesse a prendere parte ai processi decisionali democratici a tutti i livelli, da quello locale e nazionale al livello europeo e internazionale.

È considerata essenziale anche la capacità di utilizzo consapevole e critico dei mezzi di comunicazione. Infine, sono reputati rilevanti gli atteggiamenti orientati al rispetto e alla promozione dei diritti umani, della diversità sociale e culturale, della parità di genere e della coesione sociale, gli stili di vita sostenibili, e la cultura della pace e della non violenza.

Ed è alla scuola che l’Europa assegna il ruolo essenziale di lavorare e migliorare queste competenze.

Il rapporto Eurydice (pdf) sull’educazione alla cittadinanza a scuola analizza le modalità con cui i diversi paesi affrontano il tema, spiegando le evidenze più recenti relative alle diverse strutture dell’istruzione, ai contenuti trattati e alle modalità di insegnamento.

Il già citato rapporto del 2018 sul senso civico dei giovani precisa quali approcci educativi sono risultati di maggiore successo in questo senso. Sottolinea la necessità di combinare occasioni di apprendimento formale e informale a scuola – soprattutto attraverso un clima di aula aperta che lascia spazio al confronto e alla discussione e le pratiche democratiche a scuola – e apprendimento informale fuori dalla scuola, nella comunità e nelle opportunità di impegno e responsabilizzazione che questa offre in tanti modi.

In questa ricognizione, il rapporto pone come una sfida per il futuro prossimo quella del miglioramento di status delle competenze trasversali di cittadinanza rispetto a quelle più tradizionali basate sulle discipline.

L’educazione alla cittadinanza in Italia

Anche l’Italia è recentemente intervenuta sul tema. In una corsa contro il tempo estiva, nel tentativo di far partire la sua attuazione già dall’anno scolastico 2019/2020, è stata approvata dal governo Conte I la Legge n. 92 del 2019 che introduce l’educazione civica come materia autonoma, pur rimanendo trasversale.

In realtà, pur entrando in vigore a partire dal 5 settembre 2019, solo dall’anno scolastico 2020/2021 si avranno i primi effetti sulla scuola italiana, nell’attesa di indicazioni più precise per l’applicazione della riforma.

La nuova legge è composta di 12 articoli con cui l’educazione civica diventa materia a tutti gli effetti: un insegnamento trasversale, dunque presumibilmente assegnato a più docenti, con voto autonomo deciso collegialmente, coordinato da un insegnante di riferimento.

È previsto a partire dalla scuola primaria con 33 ore annuali – un’ora a settimana – da ricavare dal monte ore già previsto. È affidato ai docenti delle scuole elementari e medie, e ai docenti abilitati nell’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche nella scuola superiore. Si prevede inoltre che già a partire dalla scuola dell’infanzia siano avviate iniziative di sensibilizzazione al tema della cittadinanza responsabile.

Cosa si tratterà in educazione civica

Gli argomenti previsti nella materia educazione alla cittadinanza ricalcano solo in parte quelli definiti in ambito europeo, mettono infatti l’accento anche su alcune questioni sulle quali c’è una particolare sensibilità nazionale o che risultano temi di attualità rilevanti.

In comune con le indicazioni europee vi è, in primo luogo, l’attenzione per l’educazione alla cittadinanza digitale. Il dettagliato e lungo articolo 5, che la riguarda, mette in evidenza il delicato rapporto tra l’accesso alla rete e il suo utilizzo e la partecipazione democratica, in relazione all’informazione, alle insidie e all’utilizzo scorretto della tecnologia. Un tema certamente di grande attualità. All’educazione alla cittadinanza attiva e al volontariato, per dire, è data molta meno rilevanza nella legge.

Anche all’insegnamento della Costituzione, delle istituzioni dello stato, delle sue articolazioni e del suo funzionamento è dedicato un articolo specifico (art.4). Meno rilevanza in termini di spazio nel testo è assegnato alla conoscenza dell’Unione Europea e delle istituzioni internazionali, menzionate in qualche riga e tra altre questioni da affrontare (art.3).

Difficile non notare la visione provinciale implicita in questa impostazione. In un contesto globalizzato, non dovrebbe essere secondario essere capaci di osservare eventi e problemi e conoscere luoghi e strumenti d’intervento di livello internazionale.

Se si aggiunge che le istituzioni europee attraversano una ben nota crisi di affezione, certamente assegnare a questo tema uno spazio adeguato appare prioritario per la rafforzare la coesione sociale nell’Unione.

A parte questi due temi, le altre questioni da affrontare sono elencate nell’articolo 3. Questo elenco multi-tematico contiene un altro argomento di grande attualità e urgenza come l’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile, che diventerà con tutta probabilità prioritario nei prossimi anni.

Interessante anche l’accento posto sulla tutela delle produzioni ed eccellenze territoriali e agroalimentari, che valorizza la speciale varietà interna nel paese e l’importante ricchezza che offre la biodiversità, anche in quanto opportunità di sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. In generale, il rispetto per gli animali e la natura, insieme a quello per le persone, è posto come principio guida dell’intero provvedimento.

Sempre in elenco vi è menzione dell’educazione alla cura del patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni. Anche se non sarebbe stato da risparmiare probabilmente un cenno specifico anche a quello artistico, vista la straordinaria rilevanza di tutte le arti nella nostra storia, e alla tutela del paesaggio come parte del patrimonio di bellezza del paese.

Interessante risulta il riferimento, nell’ambito dell’insegnamento dei fondamenti del diritto, al diritto del lavoro, che forse guarda a problemi radicati come il lavoro nero, lo sfruttamento e le morti bianche, puntando a un cambiamento culturale forse lento ma più che mai necessario.

Nella stessa direzione, senza che ci sia bisogno di spiegarne le ragioni, all’educazione alla legalità e al contrasto delle mafie è dedicato uno specifico, sintetico ma chiaro, riferimento.

Cosa possiamo dire della legge sull’educazione civica in Italia?

educazione alla cittadinanza
Foto: ENAC

I contenuti della materia

A livello di contenuti, naturalmente non si può trattare tutto lo scibile all’interno della materia educazione alla cittadinanza, andavano quindi fatte delle scelte. Stupisce però la mancanza di alcuni temi, come l’educazione al consumo consapevole e l’educazione all’economia e alla finanza, dal momento che le istituzioni e le logiche economiche sono sempre più pervasive nelle nostre vite e i comportamenti individuali possono fare la differenza.

In un comma ‘calderone’ sono poi collocati alcuni temi da promuovere, ma almeno apparentemente ritenuti più residuali: l’educazione stradale, l’educazione alla salute e al benessere, l’educazione alla cittadinanza attiva e al volontariato.

Considerando ad esempio che gli incidenti stradali sono una delle prime cause di morte tra i giovani, che il tasso di obesità dei bambini italiani è uno dei più alti in Europa e che il consumo di droghe comincia sempre più in giovane età, anche questi appaiono temi di grande importanza.

Grande assente una qualsiasi menzione dei diritti umani. Eppure, questioni come la disparità e la violenza di genere, le disuguaglianze, il razzismo e il pregiudizio appaiono problemi largamente irrisolti se non in fase di espansione.

Certo, lo studio della Costituzione può includere anche questi temi, ma le indicazioni di legge sono improntate sulla conoscenza delle istituzioni, mentre non vi è riferimento ai principi e valori ispiratori.

In un paese dove non solo permangono le ben note disuguaglianze tra uomini e donne, ma anche con una spaventosa incidenza di casi di violenza, e dove episodi di intolleranza e razzismo sono alle cronache quasi ogni giorno, si è scelto di rafforzare un generico rispetto della persona, insieme a quello per gli animali e per la natura.

La necessità di dare uno statuto autonomo all’educazione alla cittadinanza

Una critica che è stata mossa alla legge sull’educazione alla cittadinanza è che quest’ultima in realtà esisteva già tra le materie scolastiche, riducendo il contributo della riforma all’introduzione del voto.

Tuttavia, la nuova legge, rendendola materia autonoma, punta a migliorare lo status dell’educazione alla cittadinanza, assegnandole uno spazio predefinito e non aleatorio, preservandone comunque la trasversalità.

Certo, l’educazione alla cittadinanza era già presente negli insegnamenti scolastici, come tema trasversale; molti, soprattutto insegnanti, hanno fatto infatti osservare il valore della trasversalità nell’educazione civica: tutto quello che si fa a scuola è educazione al rispetto, alla convivenza e al valore di ciò che ci circonda.

Le scienze trasmettono il rispetto per l’ambiente, la salute, la cura dell’alimentazione, la storia spiega il valore della Costituzione e della democrazia, la letteratura presuppone la trasmissione dell’amore per il patrimonio culturale, artistico e naturalistico, come anche la capacità di confrontarsi con altre opinioni e sviluppare il pensiero critico, e così via.

Tutto vero, però non era sufficiente. L’educazione alla cittadinanza è per lungo tempo rimasta una cenerentola nelle attività scolastiche, affidata alla sensibilità, all’interesse e alla volontà delle scuole e dei singoli insegnanti o sacrificata nella limitatezza delle risorse e del tempo disponibile.

Inoltre, senza necessità di addentrarsi in considerazioni pedagogiche o didattiche, sulla base della stessa logica di una trasversalità implicita, anche l’apprendimento della lingua italiana avverrebbe con il suo utilizzo in tutte le materie. Perché mai quindi insegnarla come materia specifica?

Naturalmente è una domanda retorica. Perché conoscere la storia della lingua e della letteratura, l’origine delle parole, gli espedienti retorici, la struttura e i meccanismi di funzionamento di una frase e di un discorso, non solo ci trasmette il valore della sua complessità, ma ci insegna anche a impiegarla meglio.

Lo stesso discorso dovrebbe valere, a mio avviso, per l’educazione alla cittadinanza. La conoscenza delle logiche profonde, della storia e (almeno) delle basi del diritto, del senso e dei meccanismi attraverso i quali si producono le regole comuni, dei principi della convivenza civile, delle modalità con cui diritti e doveri devono (o dovrebbero) equilibrarsi, e così via, consente di andare oltre l’instillazione del conformismo e del senso del dovere.

Un’altra riforma “a costo zero”

La riforma sull’educazione alla cittadinanza in Italia non prevede risorse aggiuntive per la sua messa in opera in una scuola che già di per sé, come si suol dire con un eufemismo, non naviga nell’oro.

È buffo, se non fosse triste, notare quante volte la legge ribadisce che dalla sua applicazione non devono derivare oneri aggiuntivi per la pubblica amministrazione.

Specifica che non sono introdotti incrementi nel personale scolastico, né ore d’insegnamento aggiuntive rispetto all’orario obbligatorio già previsto. Si precisa perfino che non è dovuto un compenso ai docenti che si occuperanno del coordinamento della materia. Si annuncia la formazione degli insegnanti per la sua trattazione ricavando le risorse da un fondo già previsto. E si costituisce un albo per la condivisione delle buone pratiche di educazione civica, ma precisando che sia a costo zero.

C’è da chiedersi perché mai una questione proclamata di tale importanza da aver giustificato una corsa contro il tempo per l’approvazione della legge e la sua immediata applicazione meriti un investimento di risorse praticamente nullo.

Viene perfino il sospetto che il richiamo nella legge al patto educativo con la famiglia e all’integrazione con il territorio, che menziona il terzo settore e i comuni, miri a compensare, come spesso accade nel welfare italiano, le risorse carenti con il contributo di organizzazioni che dovrebbero essere sussidiarie e che invece finiscono per svolgere impropriamente un ruolo sostitutivo dello Stato.

Rimane quindi una grande questione aperta: ce la farà la scuola, già provata e in affanno, vessata e trascurata, ad aggiungere un altro impegno, a farlo adeguatamente, a concretizzare positivamente questo nuovo compito?

Ce la farà. La scuola, come il calabrone che non dovrebbe volare, alla fine ce la fa sempre. Ma bisognerebbe cominciare a ragionare su come questo accada, con quali criticità e risultati e, soprattutto, su chi venga scaricato il peso di queste riforme a costo zero.

Segnala un errore

Sarda di nascita, emiliana per predilezione. Sociologa, collabora con l’Università di Modena e Reggio Emilia e varie ed eventuali. Si occupa di politiche, servizi e professioni del welfare. È serie-tv addicted e, con la scusa del figlio piccolo, coltiva la propria passione per la letteratura per l’infanzia.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

storia di lussia

Linee di confine | Storia di Lussia

Lussia è nata in Albania e cresciuta in Italia. Sta sul confine delle appartenenze, con lucidità e un pizzico di malinconia.
storia di roberta

Linee di confine | Storia di Roberta

Roberta ha 28 anni, è nata in Italia da padre senegalese, e attraversa continuamente il confine tra le due culture, con ironia e consapevolezza.
storia di jomebelle

Linee di confine | Storia di Jomebelle

Jomebelle ha 19 anni, è figlia di filippini, vive a Bologna e studia design industriale. Cerca di unire ciò che le piace dell'Italia e delle Filippine.
Torna su