Economia Spagna: ripresa asimmetrica e disoccupazione al 25,9%

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Economia Spagna: ripresa asimmetrica e disoccupazione al 25,9%Da quando la Spagna ha cominciato a mettere la testa fuori dalla recessione l’anno scorso, la ripresa economica è stata largamente asimmetrica: le esportazioni sono cresciute a ritmi incessanti mentre il resto dell’economia è rimasto pressoché fermo al palo. Quantomeno fino a poco tempo fa.

Nei primi cinque mesi del 2014, infatti, per la prima volta dalla vittoria di Sudafrica 2010 delle furie rosse per intenderci, non solo la produzione industriale è cresciuta più velocemente che in qualsiasi altro momento dal 2008 ad oggi ma a contribuire a questo risultato è stata la domanda interna, cresciuta dello 0,3%. La banca centrale spagnola prevede che tale dinamica continui nel corso del 2014, permettendo di registrare il primo incremento su base annua dopo 6 anni consecutivi di declino.

L’aumento della spesa domestica favorirebbe le decine di migliaia d’imprese troppo piccole o non competitive per aggredire i mercati internazionali. Per tali imprese, infatti, così come per le cugine italiane, la ripresa della domanda interna resta fondamentale per uscire definitivamente dalla crisi. Inoltre è bene ricordare che, nonostante l’andamento positivo degli ultimi mesi, l’export rappresenta soltanto il 35% del PIL spagnolo. Non c’è dubbio che senza un aumento dei consumi e degli investimenti interni, la Spagna sia condannata ad una crescita anemica e stentata.

Economia Spagna: ripresa asimmetrica e disoccupazione al 25,9%

Sospinti dagli ultimi dati, numerosi analisti sono ora indaffarati nel rivedere le stime di crescita dell’economia iberica per il 2014, prevedendo per la fine dell’anno una crescita della produzione industriale sopra l’1%. La crescita della domanda interna potrebbe avere conseguenze importanti. Dimostrerebbe che l’economia spagnola si sta muovendo ulteriormente lungo il percorso di ripresa: esportazioni in aumento che conducono a maggiori investimenti; crescita del reddito disponibile e dei consumi e, infine, creazione di posti di lavoro. Già, creazione di posti di lavoro.

I dubbi sull’effettiva solidità della ripresa nascono proprio dai risultati dell’ultima indagine sul mercato del lavoro condotta dall’istituto nazionale di statistica. Impietosi ancora una volta: aumento, seppur lieve, della disoccupazione al 25,9%. Si tratta del minore incremento dal primo trimestre del 2008 ma resta comunque un dato preoccupante che induce alla prudenza nella lettura dell’attuale stato di salute dell’economia spagnola.

Il super euro rende sempre difficile per le imprese spagnole rimanere competitive sui mercati internazionali così come la combinazione elevato debito/popolazione in declino pone serie preoccupazioni sull’effettivo andamento della domanda interna nel medio periodo.

Resta da capire se l’aumento della domanda interna sia parte di una dinamica più ampia e profonda che sta interessando la Spagna. La fiducia dei consumatori è vicina ai livelli pre-crisi, le banche stanno concedendo più prestiti che mai a famiglie e piccole e medie imprese dall’inizio della crisi e le vendite al dettaglio continuano a crescere, dopo aver fatto registrare il terzo trimestre consecutivo positivo dopo 3 anni di costante contrazione.

Ma la notizia forse più confortante viene dalla continua contrazione del livello di debito privato, d’imprese e famiglie, sceso dal 230% al 206% del PIL spagnolo negli ultimi tre anni. Un livello ancora significativamente più alto della media europea ma il cui calo potrebbe spingere ulteriormente la ripresa dei consumi interni dando respiro ad un’economia ancora in prognosi riservata.

Immagini| www.west-info.eu| www.lindro.it

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Non ho mai scritto una bio. Economista, emigrato contromano, orfano della Fossa dei Leoni. Marxista nonostante la cravatta, milanista nonostante il presidente. “Credevo di vivere gli anni della rivoluzione e invece vivevo gli anni prima della rivoluzione, perché è sempre prima della rivoluzione quando si è come me”.

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