Dove può arrivare Fabio Aru?

di
fabio aru
@facebook.com/fabioaru

Dense di celidonie e di spineti
le rocce mi si drizzano davanti
come uno strano popolo d’atleti
pietrificato per virtù d’incanti.

Con questi versi, nel 1882, Gabriele D’Annunzio ha immortalato Villacidro e le sue cascate. Il poeta abruzzese è stato un Vate, in ogni senso possibile. I suoi versi, oggi, risuonano tra le rocce de “Sa Spendula” come una musica profetica, senza tempo. Anche il ciclismo, in fondo, è poesia. Le carovane delle grandi corse a tappe sono rocce dinamiche, uno “strano popolo d’atleti” che immortala uno sport ed il bagaglio di vita che si porta dietro. Quello di Villacidro è un destino scritto tra gli angoli più reconditi della storia di un paese: dare i natali ad un grande atleta. Un ciclista, in questo caso. Fabio Aru, nello specifico.

A 25 anni, lo scalatore sardo è considerato uno dei più grandi talenti mondiali per le corse di tre settimane. Il suo curriculum è piuttosto corposo: una vittoria finale e due tappe alla Vuelta, tre tappe, una maglia bianca e due podi finali al Giro d’Italia. I presupposti per considerarlo un potenziale fenomeno assoluto del ciclismo del domani ci sono tutti. Già oggi è un campione con pochi eguali. Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: dove può arrivare Fabio Aru?

Giallo all’italiana

Una premessa d’obbligo: il Cavaliere dei Quattro Mori può arrivare ovunque. Le sue caratteristiche tecniche portano a pensare che sia adatto unicamente ai grandi giri, ma il percorso di Aru potrebbe andare oltre, fino ad arrivare alle classiche di un giorno. Un po’ come è successo a Nibali. Lo Squalo siciliano, dopo aver conquistato Giro, Tour e Vuelta, quest’anno ha vinto la prima classica monumento della sua carriera, il Giro di Lombardia, e non intende fermarsi qui.

Nel 2016 Aru si misurerà con una delle corse di un giorno per eccellenza, pur nella sua assoluta particolarità: l’Olimpiade. Il percorso di Rio si adatta perfettamente alle caratteristiche dello scalatore sardo ed il ct della Nazionale italiana, Davide Cassani, intende puntare su di lui, in tandem con Nibali, per portare a casa l’oro nella corsa in linea. Seppure molto ambizioso, l’obiettivo non è irraggiungibile.

E poi c’è il Tour de France. Dopo aver corso per tre volte il Giro d’Italia e per due la Vuelta, Aru sentirà per la prima volta il profumo immortale della Grande Boucle. L’Astana (alla quale è legato da un ricco contratto fino al 2017) punterà su Nibali per la corsa rosa e sul sardo per la corsa gialla. In considerazione dei rivali che troverà sulla strada (Quintana, Froome e Contador, avversari che ritroverà a Rio), è difficile immaginare Aru sul gradino più alto del podio di Parigi tra un anno, ma un successo di tappa e magari la maglia a pois sono ampiamente alla sua portata.


La Vuelta vinta da Fabio Aru, racchiusa in 2 minuti

Se non ora, quando? 

Un successo simile (la Vuelta, ndr) proietta un gradino più in alto nel mondo del ciclismo, ma io sono rimasto uguale. Da anni ho certe responsabilità, la pressione non è facile da sopportare ma fa parte del mestiere.

E in futuro? Aru sarà mai in grado di vincere il Tour de France? Probabilmente sì. In questo momento, i corridori più forti al mondo nelle corse di tre settimane sono i già citati Froome, Quintana, Contador e Nibali. Escluso il colombiano, classe ’90 come Aru, gli altri tre hanno già superato i trent’anni. Lo spagnolo ne compirà 34 nel 2016 e non ha tante stagioni davanti per dare assalto alla terza Grande Boucle, mentre il britannico ed il siciliano hanno di fronte a sé almeno altri 3 anni ad altissimi livelli. Altissimi, ma non irraggiungibili dal giovane Aru.

Discorso diverso per Quintana: il rivale numero uno del sardo nelle corse a tappe dei prossimi cinque anni sarà lui. Al momento, gli altri grandi prospetti del ciclismo del futuro (Bardet, Pinot, Majka, Landa, Kelderman), non sono al livello dei due venticinquenni, già vincitori di un grande Giro.

Su cosa dovrà lavorare Fabio Aru? 

Il futuro di Aru è roseo, ma non scontato. Per poter puntare ai traguardi più ambiziosi, lo scalatore dovrà limare alcuni limiti tecnici. Le cronometro, prima di tutto. Aru, in questa stagione, è cresciuto molto da questo punto di vista, però non è ancora sufficiente, soprattutto in considerazione dei percorsi del Tour de France, caratterizzati normalmente da molti chilometri contro il tempo.

Il secondo limite di Aru è, allo stesso tempo, il suo miglior pregio: l’istinto. Il sardo, sulle tracce di Pantani, è uno scalatore poco dedito alla tattica, irrazionale in alcuni suoi attacchi. Non si risparmia mai, nel bene e nel male. Certe volte la generosità paga in positivo (la Vuelta vinta lo dimostra), mentre in altri casi diventa un handicap. Di Cannibale, nella storia del ciclismo, ce n’è stato solo uno: il ciclismo di ultima generazione premia maggiormente il calcolo.

In fondo, però, Aru piace per questo: diverte e si diverte. Lo sport è anche spettacolo. Il ciclismo è anche “una virtù d’incanti”. Da D’Annunzio ai cantori del pedale il passo è breve. Da Villacidro a Parigi, passando per Milano, anche, a patto che si sia testardi e determinati come sa essere un vero sardo. Come è Fabio Aru, in sostanza. Per uno come lui, le strade da aggredire non finiscono mai.

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Guspinese. Cagliaritano. Sardo. Italiano. Europeo. Cittadino del mondo. Ventisei anni. Figlio. Fratello. Coinquilino. Blogger. Scrittore. Laureando in Lettere. Cinema. Serie Tv. Politica italiana. Politica estera. Calcio. Ciclismo. Barba. Sigarette. Il buon vino. Gianni Brera. La buona birra. Amo le virgole quanto i punti.

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