Donne che hanno fatto la storia dello sport21 min read

1 Giugno 2021 Genere -
Marianna Usuelli

di -
Antropologa

Donne che hanno fatto la storia dello sport21 min read

Reading Time: 16 minutes

Nello sport c’è chiaramente un problema di genere. Già le Olimpiadi greche escludevano le donne, a cui invece erano destinati i Giochi Erei, di cui molti di voi non hanno mai sentito parlare e questo la dice lunga sulla loro importanza. Anche quando Pierre de Coubertin ideò le Olimpiadi moderne pensò a competizioni solo maschili, e le donne poterono correre la prima maratona solo nel 1973. Eppure, nonostante i pochi spazi concessi loro, molte donne nella storia dello sport ci hanno fatto non solo emozionare ma anche riflettere su corpi, diseguaglianze, stereotipi. Conosciamone alcune.

1. Charlotte Cooper e Margaret Abbot

charlotte cooper
Charlotte Cooper | Foto: Wikipedia

Partiamo dall’inizio. Londra, 1900. Sono le primi Olimpiadi a cui le donne hanno diritto di partecipare: l’inglese Charlotte Cooper e la statunitense Margaret Abbot sono le prime donne a vincere una medaglia d’oro nel tennis e nel golf, due sport molto maschili.

Charlotte Reinagle Cooper, soprannominata “Chattie”, nata nel 1870 a Ealing, nei sobborghi di Londra, è stata una delle prime tenniste al mondo. A 25 anni Cooper debutta a Wimbledon e nel 1895 vince il primo di cinque titoli. Nel 1900 partecipa alle Olimpiadi di Parigi: sono le prime della storia a cui possono prendere parte anche le donne, e saranno in 22 a gareggiare. Tra le poche discipline che vengono aperte al sesso femminile c’è il tennis. Cooper vince la prima competizione femminile olimpica della storia di questo sport, conquistando anche il primo posto nel torneo di doppio misto con Reginald Doherty.

Donna di grande tenacia, è celebre anche per aver sfidato i canoni di genere dell’epoca in cui viveva e per aver conseguito grandi successi sportivi nonostante la partecipazione femminile al mondo dello sport fosse in quegli anni molto osteggiata. Anticonformista anche nella vita privata, Cooper si sposa molto tardi per l’epoca, all’età di 31 anni e, oltretutto, suo marito è di sei anni più giovane, il tennista Alfred Sterry.

Dopo sei anni di distacco dalla carriera sportiva per dedicarsi alla famiglia, a 37 anni Cooper torna a competere e vince nel 1908 per la quinta volta il torneo di Wimbledon: è ancora oggi la tennista di età più avanzata ad aver vinto il torneo. Gioca a tennis fino ad oltre 50 anni e muore a 96 anni nel 1966.

Margaret Abbott, detta Peggy, è stata una giocatrice di golf, prima donna nordamericana a vincere una competizione alle Olimpiadi. Nata nel 1878 a Calcutta, in una famiglia dell’alta società, si trasferisce con la famiglia a Boston in età infantile.

Alcuni conoscenti della madre notano il suo talento per il golf e ne supportano la partecipazione ad alcuni tornei locali. Vince di frequente, ma il golf non diventerà mai centrale nella sua vita: all’epoca questo sport per le donne era concepito più come svago mondano che non come una disciplina vera e propria.

Cresce studiando arte e partecipando alla vita dell’alta società, fino a ché nel 1900 si iscrive alle Olimpiadi di Parigi insieme alla madre, anche lei giocatrice di golf. Al torneo, disputato a nove buche, la figlia arriva prima, con 47 colpi, e la madre ultima, con 65 colpi. Nessuna delle due appare tuttavia consapevole dell’aura olimpica che avvolgeva il torneo: Margaret non riceve nessuna medaglia – ai tempi non si usava ancora – e gli storici hanno ricostruito solo dopo la sua morte gli eventi e le competizioni di Parigi 1900.

Decenni più tardi, quindi, Margaret Abbott viene indicata nelle ricostruzioni storiche come la prima vincitrice olimpionica statunitense. Abbott muore nel 1955, senza sapere di essere stata la prima campionessa olimpica del suo paese, ed essere così entrata tra le donne nella storia dello sport.

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Marianna Usuelli

Antropologa, si interroga su come la società occidentale possa cambiare il rapporto annichilente che intrattiene con la Terra e gli altri animali. Scrive di questi temi ed è convinta che le scienze sociali dovrebbero dare di più alla divulgazione. marianna@lenius.it
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