Donne che amano il calcio3 min read

6 Febbraio 2014 Uncategorized -

Donne che amano il calcio3 min read

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donne che amano il calcio
@gynti_46

Il sabato sera le incontri nei locali, stilose e seducenti, perfettamente in grado di stare in equilibrio su tacchi vertiginosi. Quindici ore dopo, con i capelli che hanno smarrito la messa in piega schiacciati sotto scuffi imbottiti di pelliccia finta, gridano dagli spalti dello stadio “Arbitro sei un cornuto!”

Sono le donne che amano il calcio, un’affascinante tipologia umana con serpeggianti tendenze alla bipolarità.

Che sia chiaro, noi non stiamo parlando di quelle che la sera della finale dei Mondiali 2006 erano incollate alle tv per spirito patriottico e che, da allora, alla domanda “Che squadra tifi?” rispondono “L’Italia.” Non stiamo neanche parlando di quelle che fingono di conoscere il tema solo per cercare compiacimento e alle medie riempivano i diari con la frase: “Viva la Roma, viva la Lazio, viva la squadra del mio ragazzo” macchiandosi di un’acerba seppur promettente prostituzione intellettuale. Insomma non stiamo parlando di me.

Le donne che amano veramente il calcio, lo amano come si ama restare a letto fino a tardi mentre fuori piove, come si ama la dichiarazione finale di Harry ti presento Sally, come si ama entrare nelle cabine prova di un negozio dopo una dieta ferrea. È un po’ come quando sei in botta da serie tv: ti leghi alla narrazione, non riesci a farne a meno. Provi un trasporto reale per i giocatori, soffri quando se ne vanno, sei curioso delle novità e sai che qualcuno di loro sarà lì per sempre. Lo so perché io ne conosco alcune e ho deciso di intervistarle.

Donne che amano il calcio: l’infanzia

Le vere donne tifose, lo sono sin dall’infanzia. Erano talmente piccole quando si è formata la loro identità calcistica che non hanno precisi ricordi a riguardo. Come quando impari a camminare o a mangiare con il cucchiaio tutta sola? No, dice Alice, prima. Come qualcosa che ha a che vedere con il tuo Dna. Come i capelli a fungo o il taglio degli occhi uguale a quello di tua nonna. Perché magari te ne accorgi dopo, ma tu nasci che già tifi.

Sabrina, come nel dolore del parto che officia la nuova vita, ha capito di essere una tifosa dal dolore della sua prima sconfitta, a sei anni, in una partita di Campionato. Si è messa tutta imbronciata in un angolo, a prendere dimestichezza con questa rivelazione, mentre sua mamma festeggiava in giro per casa la fedeltà della figlia al ramo calcistico femminile della famiglia.

Le tifose e gli uomini

Proprio in virtù di questa insana passione “tipicamente maschile” è abbastanza frequente che la donna tifosa manifesti una certa precocità in una consuetudine che le altre impareranno più tardi: odiare gli uomini.

A Sabrina si alza ancora il sopracciglio destro quando ricorda che ci sono voluti dieci anni e un vestito da principessa per far capire al suo edicolante di fiducia-spacciatore di figurine Panini che non era un maschietto bensì una femminuccia coi capelli corti. Alice ridendo racconta: “Ricordo benissimo il giorno in cui ho capito con assoluta certezza che io, i milanisti, li odiavo più dei compiti delle vacanze, più dell’ora di catechismo, più delle buffalo.

Era l’8 gennaio 1998 e l’Inter perdeva il derby di Coppa Italia in casa del Milan per 5-0. Il mio fidanzatino di allora, prima tragica esperienza di una relazione con un milanista, andò avanti una ventina di giorni a salutarmi mostrando il 5. Ci lasciammo immediatamente dopo.”

Le cose si complicano via via che si cresce, ovvio. Ma questo lo sveleremo la settimana prossima.

(continua…)

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I momenti più significativi della mia vita sono stati: quando, a dieci anni, ho interpretato Mary Poppins nel musical Mary Poppins e quando ho indovinato la definizione di integrale agli orali della maturità. Sono insegnante (non di matematica, of course) e ho una particolare predisposizione per i casi umani. Temo che le due cose siano collegate.
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