La dispersione scolastica in Italia è un problema molto serio15 min read

3 Settembre 2021 Educazione -

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La dispersione scolastica in Italia è un problema molto serio15 min read

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La dispersione scolastica in Italia: i dati 2016/2017

Secondo il rapporto del MIUR, riferito ai giovani che lasciano la scuola media e la scuola superiore, nell’anno scolastico 2016-2017 e nel passaggio al successivo hanno abbandonato la scuola media 19.960 alunni, pari all’1,17% del totale nazionale. Numeri più consistenti riguardano la scuola superiore, dove gli abbandoni sono stati in totale 99.272, pari al 3,81%.

In pratica 120 mila studenti hanno abbandonato la scuola italiana in un solo anno scolastico. Un dato preoccupante, destinato ad accumularsi a quelli dei periodi precedenti.

La dispersione scolastica in Italia, sia nella scuola media che nella superiore, riguarda principalmente i maschi. La prevalenza maschile nella dispersione scolastica in Italia è una costante, con differenze più marcate nelle regioni del sud e nelle isole. Rispetto agli alunni delle superiori, si legge nel rapporto:

Tale dato è certamente legato alla diffusione del lavoro minorile nel nostro paese, che in particolare nella fascia di età 14-15 anni, interessa maggiormente i ragazzi maschi delle regioni meridionali.

Infatti la dispersione scolastica è più consistente nel Mezzogiorno, dove per la scuola media la Sicilia è la regione con il tasso di dispersione scolastica più alto d’Italia (1,2%). Per la scuola superiore il quadro è molto simile, ma con numeri proporzionalmente più alti: qui i tassi di abbandono sono superiori al 5% in Sardegna e tra il 4 e il 5% in Sicilia e Campania.

La dispersione scolastica in Italia riguarda di più gli stranieri, che abbandonano la scuola, sia media sia superiore, tre volte di più degli italiani. Notevole la differenza tra alunni stranieri nati in Italia e nati all’estero: questi ultimi si trovano in maggiore difficoltà, con un’incidenza del 4,1% sul totale contro l’1,8% dei nati in Italia. Quasi sempre gli alunni di seconda generazione parlano perfettamente l’italiano, nascono immersi nella cultura nazionale (oltre che in quella familiare di provenienza) e hanno meno difficoltà nell’adattarsi al sistema scolastico (qui un nostro approfondimento sugli alunni stranieri in Italia).

Un ultimo elemento importante nell’analisi della dispersione scolastica è l’età degli alunni. Dai dati emerge infatti che il ritardo scolastico, per bocciature o altre cause, può essere un fattore che precede l’abbandono.

Per la scuola superiore, infine, il fenomeno si differenzia tra i vari percorsi di studio. Il tasso di dispersione scolastica più contenuto si registra nei licei (1,8%), seguiti dagli istituti tecnici (4,3%) e dagli istituti professionali (7,7%). La percentuale di abbandono più elevata riguarda i percorsi regionali IeFP (corsi di Istruzione e Formazione Professionale di competenza regionale), con un abbandono complessivo del 9,9%.

Il momento più critico è la transizione tra le medie e le superiori. Nel delicato passaggio tra i due cicli scolastici sono 8.130 gli alunni che hanno abbandonato la scuola, pari all’1,45% di coloro che hanno frequentato il terzo anno della media.

L’abbandono scolastico precoce: dati 2018

Nel 2018 la quota di ELET italiani è del 14,5%. Secondo una relazione della Commissione Europea, dopo un decennio di calo costante il tasso di abbandono scolastico precoce è tornato a crescere negli ultimi due anni (era del 14% nel 2017 e del 13,8% nel 2016). Una possibile spiegazione viene ricondotta al forte aumento del fenomeno tra i giovani nati all’estero.

Dal punto di vista del genere, il tasso è più alto per i maschi, che sono il 16,5% a fronte del 12,3% della componente femminile. Anche dal punto di vista geografico le differenze sono marcate: il tasso di abbandono scolastico precoce varia dal 19% del Mezzogiorno all’11% del Nord.

abbandono scolastico in italia

Nel confronto con gli altri paesi europei l’Italia è al quartultimo posto per numero di early school leavers, ben distante dal valore medio dell’Unione (10,6%). Risultati peggiori si registrano solo in Spagna (17,9%), Malta (17,4%) e Romania (16,4%). I paesi più virtuosi sono Croazia, Slovenia e Svizzera, seguite da Lituania, Grecia e Polonia, tutte al di sotto del 5%. Rispetto al 2017 si sono registrati progressi in Romania (-1,7%), Grecia e Lussemburgo, mentre la percentuale di abbandoni precoci è cresciuta in Danimarca (+1,4%) e in Svezia (+1,6%).

L’Unione Europea ha stabilito come obiettivo per il 2020 (pdf) di ridurre al di sotto del 10% il numero di Early school leavers. 17 stati membri hanno già raggiunto il risultato, mentre tra gli 11 paesi che non hanno raggiunto l’obiettivo l’Italia è l’unico ad avere raggiunto il proprio traguardo nazionale, forse poco ambizioso, del 16%.

La dispersione scolastica a Milano

La prima versione di questo articolo è stata scritta grazie al contributo del progetto L’Atlante dei Talenti. Il progetto, promosso da Fondazione Arché a Quarto Oggiaro, Milano, in collaborazione con Fondazione Giacomo Brodolini e le Acli milanesi, si è svolto nel 2019/2020 ed era rivolto ai giovani tra gli 11 e i 19 anni residenti nel quartiere coinvolgendoli in laboratori educativi, di orientamento, di scoperta del mondo del lavoro, alla ricerca della strada migliore per mettere a frutto i propri talenti.

Uno dei problemi presenti nel contesto di realizzazione del progetto è proprio quello della dispersione scolastica, a cui dedichiamo questo approfondimento.

abbandono scolastico Milano

Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio sulla dispersione scolastica del Comune di Milano, nell’anno scolastico 2015-2016 nelle 181 scuole superiori di Milano sono iscritti 69 mila alunni, di cui circa 10 mila stranieri, pari al 14,7%.

Per gli alunni del capoluogo lombardo il primo anno delle superiori è il più critico: i ragazzi più fragili, usciti dalle medie, si trovano ad affrontare un contesto generalmente più rigido, con un bagaglio di lacune che si aggiunge alla delicatezza di un momento di transizione, rendendo quasi impossibile l’apprendimento di nuove materie e nuove conoscenze. Dei quasi 17 mila iscritti alla prima superiore, infatti, sono ben il 14,4% a non iscriversi in seconda e il 5,3% in terza. Si tratta soprattutto di maschi, di stranieri e di iscritti alle scuole professionali.

Anche il numero dei ripetenti iscritti al primo anno è rilevante, pari al 12,7% del totale. Unito alle mancate reiscrizioni è un dato preoccupante, perché spesso la bocciatura è l’anticamera della dispersione scolastica: chi ripete l’anno non sempre riesce a colmare le lacune, ma di certo vive uno sradicamento, oltre che un duro colpo alla propria autostima, trovandosi inserito in un gruppo di ragazzi più piccoli e spesso più capaci nelle materie scolastiche.

Come per il contesto nazionale, anche a Milano il numero delle ripetenze è più alto per i maschi (15,2% contro 10,1% delle femmine) e per gli stranieri (20% contro 10,9% dei nativi italiani). Allo stesso modo i ripetenti sono più concentrati negli istituti professionali (25,6%) che negli istituti tecnici (16%) e nei licei (6,3%).

Secondo i dati Invalsi sui ragazzi di seconda superiore, anche a Milano troviamo una marcata disuguaglianza tra studenti autoctoni e stranieri: mentre la quota di studenti con basse performance in italiano o in matematica raggiunge il 30,3% per gli italiani, il valore si impenna per i loro compagni stranieri: 64% per i nati all’estero e 50,1% per le seconde generazioni.

Rispetto al tipo di scuola, la maggioranza dei low performer milanesi frequenta gli istituti professionali, dove il 77% degli studenti ottiene bassi risultati in almeno una delle due prove, a differenza di un 18,3% nei licei e di un 43,8% negli istituti tecnici.

Tra i quartieri di Milano quelli più critici per quantità di residenti tra i 15 e i 19 anni che hanno abbandonato la scuola prima della terza media sono Selinunte (4,3%), Villapizzone (4,2%) e Bovisa (4%), mentre i giovani tra i 15 e i 24 anni usciti dal sistema di istruzione prima del diploma si concentrano nei quartieri Comasina (23%), Quarto Oggiaro (22,9%) e Farini (22,2%).

Sul versante opposto, la quota di questi ultimi si riduce fortemente a Pagano (3,2%), Vigentina (3,6%), Brera (4,2%) e Duomo (5,2%). Questi dati si intrecciano in modo interessante con quelli sulla presenza degli immigrati a Milano.

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Educatore professionale e formatore, ha lavorato in diversi ambiti del terzo settore. Nel suo lavoro mescola linguaggi e strumenti per creare occasioni di crescita personale attraverso esperienze condivise. Per Le Nius scrive di temi sociali e non profit.
Commento
  1. giovanna

    bellissimo sito x i giovani di oggy

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