Disegno di legge taglia-stipendi dei 5 Stelle: cosa propone il ddl Lombardi?5 min read

31 Ottobre 2016 Politica Politica interna -

Disegno di legge taglia-stipendi dei 5 Stelle: cosa propone il ddl Lombardi?5 min read

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Disegno di legge taglia-stipendi dei 5 Stelle: cosa propone il ddl Lombardi?
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I giorni scorsi è stato presentato in aula di disegno di legge per ridurre gli stipendi dei parlamentari voluto dal Movimento 5 Stelle. Il testo è arrivato alla Camera con sopra un centinaio di emendamenti ed è stato rinviato alla Commissione Affari costituzionali per “vizio d’esame” a causa dei voti del Partito Democratico. Vediamo cosa contiene il disegno di legge e perché è tanto controverso.

Cosa prevede il disegno di legge taglia-stipendi dei 5 Stelle

Il disegno di legge Lombardi (dal nome della sua prima firmataria) è stato presentato dai 5 stelle con l’obiettivo di ridurre le indennità parlamentari per abbassare i costi della politica. La proposta del Movimento di Grillo prevede:

il taglio del 50% della parte fissa dello stipendio (indennità) di deputati e senatori: da un lordo di 11 mila euro al mese si passerebbe così a circa 5 mila euro che, al netto, equivale ad un passaggio da 5 mila euro netti di indennità a soli 2.500 euro. Previsto anche un cambio di disciplina della diaria di 3.500 euro mensili percepita per far fronte alle spese di soggiorno a Roma: essa sarà concessa solo ai parlamentari che non risiedono nella Capitale;

i rimborsi spese avranno invece un tetto massimo di 2.500 euro e dovranno essere rendicontati. Con questi cambiamenti, un parlamentare fuori sede che si attiene alla norma di rendicontazione potrà al massimo percepire uno stipendio di 8.500 euro, contro gli attuali 11 mila euro fissi.

Secondo i calcoli del Movimento, il risparmio totale per le casse dello Stato ammonterebbe a 87 milioni di euro, divisi fra i 61 milioni del taglio delle indennità e i 25 milioni del taglio dei rimborsi spese. Secondo le dichiarazioni di Beppe Grillo se la legge venisse approvata lo Stato risparmierebbe “più di quanto farà con la riforma costituzionale”.

Le critiche al ddl Lombardi e le motivazioni del rinvio

Una settimana fa il premier Matteo Renzi alla trasmissione “In mezz’ora” di Lucia Annunziata ha lanciato la sua controproposta al Movimento, lanciando una stoccata al coordinatore Luigi Di Maio:

Quelli del M5S hanno inventato una proposta che rischia di non funzionare. Io farei una controproposta: perché ai parlamentari invece dell’indennità piena non diamo l’indennità di presenza? Mi spiego: Di Maio ha il 37% di presenze in aula, diamogli il 37% dell’indennità. La verità è che i 5 stelle giocano a fare i più puri ma poi sono come gli altri.

Il testo è arrivato in aula senza avere un vero e proprio relatore, ma ben 30 deputati cinque stelle hanno preso parola con interventi di un minuto per chiedere ai parlamentari degli altri partiti di votare a favore del provvedimento, usando toni accesi e molto teatrali.

Durante il corso della discussione, alcuni parlamentari PD si sono scagliati contro la “strumentalità” dell’iniziativa del Movimento. La proposta avrebbe, secondo loro, lo scopo di rispondere alla richiesta del taglio dei costi della politica senza passare per la riforma del Parlamento promossa dal referendum. Il risparmio che porterebbe la riforma è uno dei punti di forza su cui cerca di fare leva il fronte del SI e che, allo stesso tempo, mette in qualche difficoltà il fronte del NO.

Il ddl Lombardi sarebbe quindi visto da alcuni come uno strumento di propaganda referendaria, per fornire argomentazioni valide anche ai critici della riforma. Il taglio degli stipendi parlamentari è nel programma dei 5 stelle dal giorno della loro fondazione, ma il fatto che il dibattito sia tornato sulle scene proprio in piena campagna per il referendum ha fatto sollevare diversi dubbi ai più critici.

Alla presenza di Beppe Grillo in tribuna a Montecitorio, la proposta di legge è stata rinviata alla Commissione Affari costituzionale per un’ulteriore valutazione del testo con 109 voti di scarto, provenienti dalla maggioranza. Hanno votato contro il rinvio M5S, Sinistra Italiana, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Le reazioni

Dopo il rinvio, Grillo ha subito alzato la voce sul suo blog dedicando paragoni poco lusinghieri a coloro che hanno votato contro il taglio. Ma già il giorno prima aveva messo in guardia i parlamentari:

Chi voterà contro questa legge lo farà per egoismo: per tenersi i suoi privilegi, per tenersi i suoi soldi. Nulla vi è dovuto e il vostro non è uno stipendio, ma un privilegio inaccettabile: avete gli stipendi parlamentari più alti di tutta Europa. Renzi è stato sordo al nostro appello, per questo mi rivolgo direttamente ai parlamentari del Pd e di tutti i partiti: lasciatevi andare a uno slancio di generosità e votate la legge. In cambio riceverete gli abbracci dei cittadini e il mio personale.

Anche gli attivisti 5 stelle fuori dal palazzo della Camera hanno puntato il dito contro il PD accusandolo di “aver tradito la carta e il mandato degli elettori”. Dalle file democratiche, secondo Ettore Rosato invece “per ridare credibilità alla politica serve più efficienza e non il taglio degli stipendi”. Il capogruppo PD difende anche la scelta dei propri parlamentari:

La politica deve tornare ad avere credibilità e non la ritrova dicendo che prende meno soldi puntando allo zero ma quando diventa efficiente. Noi proviamo a farlo. […] Abbiamo provato a fare un lavoro serio comune in commissione, abbiamo chiesto lo stesso trattamento dei parlamentari europei ma a loro non interessava venire in Aula per una legge che mettesse ordine e tagliasse i costi ma tagliasse semplicemente gli stipendi.

Nella schermaglia di questi giorni fra dichiarazioni al veleno ed accuse reciproche di egoismo, sia maggioranza che minoranze sembrano aver dimenticato il vero obiettivo di questa proposta e delle altre riforme: abbassare i costi del Parlamento nel suo complesso.

Il taglio degli stipendi dei parlamentari è solo una piccola frazione in un grosso apparato che costa alle casse dello Stato ben 1,4 miliardi di euro ogni anno. Dividendo il dato per il numero di abitanti del Paese emerge subito il fatto che l’Italia è uno degli Stati che spende di più al mondo per il mantenimento del proprio organo legislativo. Il taglio degli stipendi rappresenta solo una piccola goccia in un mare di sprechi e, per sua natura, si presta fin troppo bene a diventare uno strumento di propaganda politica. Questo sposta l’attenzione mediatica solo su una piccola parte del problema, mettendo in secondo piano il resto delle spese superflue. Qualunque proposta di tagli che vuole essere veramente incisiva non deve comprendere solo le indennità parlamentari, ma deve prendere in considerazione anche il resto delle voci del bilancio parlamentare.

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Fiorentino di nascita, Web Marketing Specialist per diletto e Nerd di professione. Si nutre di cultura pop e vive la sua vita perennemente in direzione ostinata e contraria. Per Le Nius supporta l'area editoriale, in ambito politica, e l'area social. matteo@lenius.it
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