In difesa di Maurizio Sarri4 min read

9 Giugno 2015 Uncategorized -

In difesa di Maurizio Sarri4 min read

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maurizio sarri
@cronacaazzurra

Quando il nome di Maurizio Sarri – 56 anni, allenatore, 11 squadre, una sola stagione in A – è stato accostato per la prima volta al Napoli, in molti hanno dato un peso relativo alla cosa. A dire: sì, e poi? Ma figuriamoci. La mia tastiera scricchiola a poche ore dal nero su bianco che dovrebbe portare il tecnico nato a Bagnoli (e cresciuto nel Fiorentino) sulla panchina azzurra. Se metto in moto le mie antenne capto nell’ambiente un misto di sconforto e rassegnazione, un cocktail secco e molto amaro che il tecnico from Empoli potrebbe dover buttare giù alla goccia subito dopo la prima stretta di mano. Dal momento che da queste parti, mai come ora, le sfumature pagano così così, allora la sparo grassa anch’io: potrebbe sembrare assurdo – e potrebbe essere sbagliato – ma Maurizio Sarri potrebbe essere ciò che adesso serve. Ben tre condizionali. Del resto, diversamente non potrebbe essere (quattro).

Almeno per il momento le regole non sono cambiate. I punti raccolti questa stagione (63) ci consentono di occupare la quinta piazza, fuori dall’Europa maiuscola. Questo è un fatto, e amen. Non scriviamo per  ricordare le reti fatte (70: dietro solo a Lazio e Juve) o subìte (54: nessuno così tra i primi 10), per i punti persi con le piccole (doppia cifra, la prima è 2) o per quanto sia stato semplice questa stagione farci gol (il rapporto tiri subiti/reti subite è stato peggiore solo a Parma). È probabile, però, che oltre ai diversi meriti, riconoscibili e da riconoscere, dell’ora madrileno Benitez, ci sia stato anche il limite di aver creato una squadra a trazione anteriore: quando in giornata, il ricco reparto offensivo ha trainato tutto l’11; se inceppato, la linea difensiva difficilmente è salita in cattedra. Senza inoltrarsi nei dettagli. Su questo – sul 5° posto, sulla Coppa Italia, sull’Europa League – pesa una parte di responsabilità del buon Rafa. Giocatori o no, società o no, piazza o no. Ma, lo avevo detto, volevo parlare d’altro.

Maurizio Sarri a Napoli: in tuta dalla Provincia

Il bottino sono dieci anni tra serie B e Lega Pro. Uno scorre le squadre allenate e dice: Sarri è un provinciale. È vero? Forse non è questa la domanda. Piuttosto, cosa intendiamo per provinciale? Se esistono anche zone di positività, allora sì, lo è. E ben venga dico, perché forse un giro in provincia può fare meno male di quanto si creda. La mia impressione è che negli ultimi due anni (circa) l’approccio della piazza sia stato più molle e meno partecipativo. Cazzimm’ è un termine geniale, efficiente e intraducibile: lo abbiamo inventato noi, lo concediamo da troppo agli altri. Giocatori e tifosi hanno abbracciato una concezione pallonara più patinata e attendista, ma, soprattutto, presuntuosa, considerando diritti acquisiti cose che diventano tali solo se ottenute sul campo a suon di lavoro. Di sudore. Di calcio buono e di calci utili. La lezione di Kiev è emblematica: mentre noi, prima e durante, sentivamo uno dei due piedi a Varsavia (ammettiamolo, eh) i fabbri del Dnipro ci ricordavano che chi lavora duro ha i calli sulle mani. E che il lavoro, umile e indefesso, con buona pace dei gol in fuorigioco di solito poi paga.

I limiti del calcio vispo di Sarri li scopriremo conoscendoci (a vicenda, anche lui scoprirà i nostri). Ancora: ma così quelli che contano non guarderanno a Napoli, faremo un passo indietro. Vediamo come ne usciamo adesso, allora. Forse abbiamo raggiunto nomi e aspettative mancando dei passaggi. Una logica. Una consequenzialità. Perché nomi veri li abbiamo avuti, eppure il bilancio dei Rafa Benitez e dei Gonzalo Higuain non sta facendo sorridere chissà quanti napoletani. Sarri potrebbe essere una prova per la piazza. Penso ad altre realtà di provincia alle quali la Napoli sazia di traguardi (?) rabbrividisce solo al pensiero. All’Atalanta, che ha un circuito di talenti freschi allevati in casa (come lo facciamo?). All’Udinese, che ha un team di scouting complesso ed efficiente, basato su un lavoro in GPS tutt’altro che scontato, conosciuto e diffuso (come lo facciamo?). Per dirne due. Tutto ciò non perché punterei a diventare Atalanta o Udinese, francamente. Ma perché si può imparare da tutti, mentre a me pare che non ci sentiamo in dovere di farlo più da nessuno. Sarri sarà un passo indietro? Non so, forse sì e allora lo vedremo. Di sicuro un male è la fissità. Una stagione meno estetica e più materiale, dalle promesse (e premesse) meno patinate, forse – mantenetevi, assidui frequentatori di salotti Champions – può servire. Una stagione in tuta e polo nera, sì, con la voce maltrattata dalle sigarette e con un calcio in culo quando serve. Buongiorno Mister Sarri, giuro che le maniche sono arrotolate: da dove si comincia?

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Napoli, luglio '87. Due mesi prima gli Azzurri vincono lo scudetto, lui arriva in ritardo. Una laurea in Storia contemporanea, ma scopre che la Storia non si ripete. Poi redazioni, blog, libri, ciclismo, molti aerei, il tifo, la senape, la vecchia Albione, un viaggio di 10mila km in camper in capo al mondo. Per dimenticare quel ritardo sta provando di tutto.
Commento
  1. dav1de

    Dipende anche da che squadra gli dai. Diciamo che De Laurentiis non aveva le idee molto chiare se prima ha provato con Emery e poi ha scelto Sarri. Detto questo, secondo me è un'ottima scelta .

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