Dalla colonia alla diaspora: il legame tra Somalia e Italia8 min read

14 Giugno 2026 Dati migrazioni Migrazioni Società -

Dalla colonia alla diaspora: il legame tra Somalia e Italia8 min read

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A seguito dell’approvazione di una nuova Costituzione per la Somalia, che privilegerà un sistema di elezione diretto, la nazione sarà a breve oggetto di importanti cambiamenti, di cui si auspica che la popolazione possa beneficiare, configurandosi come un primo passo verso la stabilizzazione di un paese ad oggi impoverito da terrorismo, corruzione e censura. Il primo sarà la fine del mandato dell’attuale Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud – in carica nel presente mandato dal 2022. Questo evento, ormai prossimo, segnerà l’inizio di una nuova crisi elettorale o rappresenterà, al contrario, una cesura netta con il passato e la possibilità di un assetto più stabile e duraturo per il paese?

Giovane con la bandiera della Somalia in mano durante una festa notturna a Mogadiscio. 📸 ibrahim sakhawi

Quale che sia la risposta a questo interrogativo, tale momento di transizione potrebbe rappresentare per il nostro Paese la possibilità di riflettere su un argomento ancora così culturalmente poco dibattuto e di pesare le proprie responsabilità nel processo colonialista nel continente africano. Infatti l’Italia e la Somalia sono legate da una relazione storica profonda, che affonda le proprie radici nell’esperienza coloniale italiana nel Corno d’Africa e continua ancora oggi a riflettersi nei fenomeni migratori contemporanei. Questo legame emerge tanto nella memoria storica e culturale — raccontata, tra le altre, dalla scrittrice Igiaba Scego — quanto nella presenza significativa della comunità somala sul territorio italiano. Comprendere il rapporto tra i due paesi significa quindi interrogarsi su come il passato coloniale continui a influenzare il presente, modellando dinamiche politiche, sociali e migratorie spesso ignorate dal dibattito pubblico italiano.

L’Italia colonizza il territorio somalo

L’etimologia della parola “Somalia” è incerta. Secondo alcune interpretazioni, il termine deriverebbe da “Samaale”, figura leggendaria considerata antenata di diversi clan somali; altre ipotesi lo collegano invece all’espressione somala “soo maal”, traducibile come “vai a mungere”, richiamo alla tradizione pastorale che ha storicamente caratterizzato il paese.

La Somalia si trova nell’estremità orientale del continente africano, nella penisola nota come Corno d’Africa — che comprende anche Etiopia, Eritrea e Gibuti — in una posizione strategica tra Mar Rosso e Oceano Indiano. Proprio questa centralità commerciale e marittima rese il territorio particolarmente appetibile per le potenze coloniali europee tra Ottocento e Novecento.

📸 Lara Jameson

La storia della Somalia si intreccia profondamente con quella italiana, sebbene questo legame sia ancora poco presente nei manuali scolastici e nel dibattito pubblico. I rapporti tra i due paesi affondano le radici nella seconda metà dell’Ottocento e si consolidarono ulteriormente durante il periodo fascista. Dopo l’occupazione dell’Eritrea — con l’acquisizione dei porti di Assab e Massaua, ufficialmente trasformata in colonia nel 1890 — l’Italia rivolse il proprio interesse verso i territori somali, considerati strategici sia dal punto di vista economico sia da quello geopolitico.

A differenza di altre aree africane, i territori somali erano già attraversati da vivaci reti commerciali e marittime, con centri urbani attivi e collegamenti consolidati lungo le rotte dell’Oceano Indiano. La penetrazione italiana avvenne gradualmente, inizialmente attraverso accordi commerciali e protettorati, per poi trasformarsi in un vero e proprio dominio coloniale.

La conquista incontrò tuttavia una forte resistenza da parte della popolazione locale. Figura centrale dell’opposizione anticoloniale fu Mohammed Abdullah Hassan, soprannominato dai britannici “the Mad Mullah” (“il mullā pazzo”). Hassan guidò il movimento dei dervisci, che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento organizzò una lunga lotta contro la presenza coloniale britannica, italiana ed etiope, diventando uno dei principali simboli della resistenza somala al colonialismo europeo.

La situazione attuale della Somalia

La complessità della situazione politica e sociale della Somalia del Presidente della Repubblica federale Hassan Sheikh Mohamud non può essere ricondotta a un’unica causa, anche se ha una conseguenza principale, quella migratoria.

Per comprendere le ragioni del fenomeno che coinvolge la popolazione somala spingendola a migrare verso paesi come il Canada, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Svezia è però utile soffermarsi su alcuni degli elementi principali che alimentano l’instabilità del paese.

Da oltre trent’anni la Somalia attraversa una crisi strutturale che coinvolge dimensioni politiche, economiche, ambientali e umanitarie. L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale ha definito questa condizione un’“insicurezza stabile”, espressione che evidenzia la persistenza di un panorama segnato da conflitti interni, violenza jihadista, povertà diffusa e fragilità istituzionale. Le radici di tale instabilità affondano anche nel passato coloniale del paese, ma uno spartiacque fondamentale viene generalmente individuato nel gennaio 1991, quando il presidente Siad Barre fu costretto alla fuga, aprendo una lunga fase di guerra civile e frammentazione politica.

Mogadiscio, Banaadir, Somalia. 📸 Zubeyr ahmed Hassan

Oggi il territorio somalo è caratterizzato dalla presenza di molteplici attori armati e da un sistema di alleanze spesso instabile, legato anche alla struttura clanica della società. Clan e sottoclan — indicati in somalo con il termine “qabiil” — continuano infatti ad avere un ruolo centrale nella vita politica e sociale del paese, contribuendo in alcuni casi ad alimentare tensioni e conflitti territoriali. A questo si aggiungono le conseguenze del cambiamento climatico, con siccità ricorrenti, insicurezza alimentare e crisi umanitarie che colpiscono milioni di persone. Secondo l’ISPI, circa 9,1 milioni di individui vivono oggi in condizioni di emergenza umanitaria, pari a quasi metà della popolazione somala.

Come anticipato, anche la posizione geografica della Somalia contribuisce alla sua rilevanza strategica. Situata lungo rotte marittime cruciali per il commercio internazionale, tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, la regione rappresenta uno snodo fondamentale per il traffico commerciale ed energetico globale. Questa centralità ha attirato nel tempo l’interesse di numerose potenze straniere, desiderose di rafforzare la propria influenza nell’area.

In questo contesto si inserisce anche il rapporto tra Somalia e Turchia. I legami tra i due paesi si sono intensificati a partire dal 2011, anno in cui la Somalia fu colpita da una grave carestia e dall’avanzata del gruppo jihadista Al-Shabaab. Da allora Ankara è diventata uno dei principali partner politici e militari del governo somalo. Proprio per contrastare il gruppo terrorista nel 2017 la Turchia ha inaugurato a Mogadiscio la base di Camp TURKSOM, la più grande struttura militare turca all’estero, destinata all’addestramento delle forze armate somale. Il conflitto con il gruppo jihadista, insieme alla militarizzazione crescente e alle difficili condizioni economiche e sociali, rappresenta uno dei fattori che contribuiscono ai flussi migratori in uscita dal paese. Inoltre la Turchia, in particolare la società turca Favori LLC, controlla anche l’aeroporto internazionale Aden Adde di Mogadiscio e in generale lo spazio aereo somalo, tanto che la compagnia Turkish Airlines rimane un punto di riferimento importante per i voli dall’Europa verso il paese africano.

📸 Abdulhafid Hassan

Un ulteriore elemento di instabilità riguarda il Somaliland, regione nord-occidentale della Somalia che si è autoproclamata indipendente nel 1991 (dopo la caduta di Siad Barre), senza tuttavia ottenere un riconoscimento internazionale ufficiale. Ex protettorato britannico, il Somaliland possiede oggi istituzioni autonome e un sistema politico relativamente stabile rispetto al resto della Somalia, ha infatti una moneta e un esercito proprio, ma la sua condizione resta al centro di tensioni diplomatiche e geopolitiche nella regione. Tuttavia il Somaliland gode di una stabilità maggiore rispetto alla Somalia ufficiale, determinando una migliore condizione di vita per le persone che lo abitano.

Recentemente, il paese insieme al resto della Somalia e al Sudan sono inoltre stati individuati da Trump e Netanyahu come paesi in cui deportare la popolazione gazawi, condizione che potrebbe rappresentare una merce di scambio affinché i due leader mondiali riconoscono lo stato. Tuttavia, quest’ipotesi rimane ancora oggi molto vaga, anche perché la Somalia e il Somaliland sono da sempre schierati accanto alla causa palestinese.

La comunità somala in Italia oggi

Anche se l’Italia ospita ad oggi un numero di migranti somali ridotto rispetto ad altri paesi, si ritiene comunque utile aprire una riflessione sulla presenza somala nel nostro paese. Tanto che questa presenza è un dato storico, che, come abbiamo detto, affonda le proprie motivazioni nella colonizzazione italiana in Somalia. Quest’ultima è sicuramente una delle principali motivazioni alla base dello spostamento di fasce della popolazione verso il nostro paese, che magari conoscevano già la lingua per la presenza di scuole italiane nel territorio somalo. Tuttavia oggi in Italia si stima la presenza di più di 9000 persone somale.

Il rapporto tra i due paesi è testimoniato anche dalla scrittrice Igiaba Scego, che ha incentrato molta della sua produzione letteraria oltre che sulle difficoltà delle persone di seconda generazione in Italia, anche sul rapporto tra Somalia e Italia, come avviene nella sua ultima opera Cassandra a Mogadiscio (Bompiani, 2023). In quest’ultima l’autrice riflette sul suo legame con la lingua italiana, un rapporto di amore e al tempo stesso di violenza. Racconta, infatti, di aver respirato la lingua italiana per la prima volta in famiglia, durante la dittatura di Siad Barre, ma di aver percepito in prima battuta la violenza delle parole italiane che entravano a far parte del vocabolario somalo. “L’italiano che è arrivato in Somalia, era molto basico e violento, non era quello di Dante, o di Elsa Morante”, spiega Scego.

Nei dati della presenza somala in Italia aggiornati al 1° gennaio 2025, il Lazio si attesta come la regione più popolosa, con una presenza totale pari al 23% (corrispondente a 2132 persone), al secondo posto troviamo la Sicilia con una presenza pari al 15,9% (corrispondente a 1471 persone), a seguire Piemonte, Lombardia e Emilia-Romagna con rispettivamente una presenza pari al 12%, 11,3% e 7,6%.

La seguente tabella, invece, analizza la demografia della popolazione somala residente in Italia dal 2020; è necessario tener presente che i dati riportati non prendono in considerazione le persone somale che per questioni burocratiche non possiedono, o non possiedono ancora, della residenza.

Residenti somali
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