Cosa sono le Unioni Civili e cosa prevede il Ddl Cirinnà

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Ddl Cirinnà sulle unioni civili: i punti del disegno di legge
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Aggiornamento: il giorno 11 maggio è stata approvata la legge che regola le Unioni Civili. Dalla proposta Cirinnà, già votata in Senato, erano stati eliminati l’obbligo di fedeltà, la stepchild adoption e l’adozione del figlio del partner.

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Lo scorso 25 Febbraio il Senato ha approvato il nuovo testo del ddl Cirinnà che adesso dovrà essere approvato dalla Camera dei Deputati. Dopo le polemiche relative per il “no” del Movimento 5 Stelle all’emendamento canguro, Renzi è riuscito a trovare un accordo con le parti più conservatrici della sua maggioranza ed ha riscritto completamente il disegno di legge, conservandone in buona parte il contenuto ma con alcuni significativi cambiamenti. Quest’operazione ha fatto decadere tutti gli emendamenti pendenti sul testo e l’apposizione della fiducia ha garantito la compattezza della maggioranza al Senato. Ma cosa contiene il nuovo testo del ddl Cirinnà?

Ddl Cirinnà Unioni civili: le coppie omosessuali

La prima parte interamente dedicata alle coppie formate da persone dello stesso sesso: viene istituita per la prima volta in Italia “l’unione civile tra persone dello stesso sesso” come “specifica formazione sociale”, richiamando il principio di garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo sancito dall’articolo 2 della Costituzione. Si tratta in tutto e per tutto della formazione di un nuovo istituto giuridico che assume il nome di “unione civile”. Viene poi definita la regolamentazione per l’accesso al nuovo istituto: le persone che vogliono contrarre un’unione civile devono essere entrambe maggiorenni e dello stesso sesso e fare una dichiarazione pubblica davanti ad un ufficiale di Stato civile alla presenza di due testimoni (stessa procedura del matrimonio civile); non possono essere contraenti persone già sposate o facenti parte di un’altra unione civile, le persone imparentate, quelle interdette per infermità mentale, coloro che sono stati condannati in via definitiva per l’omicidio o il tentato omicidio di un precedente coniuge o contraente di unione civile e i soggetti a cui il consenso all’unione è stato estorto con minacce o in maniera violenta.

Si passa poi ai diritti e ai doveri dei partner: vi è la possibilità di scegliere quale cognome comune assumere o quale anteporre al proprio; viene data facoltà di usare il regime patrimoniale della comunione dei beni (tipico del matrimonio tradizionale) e, più in generale, viene allargata l’applicazione delle norme del Codice Civile relative ai coniugi per i contraenti di un’unione civile. Questi hanno comunque l’obbligo reciproco all’assistenza morale, materiale e alla coabitazione, oltre che a contribuire ai bisogni comuni ciascuno in base alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo. Lo scioglimento dell’unione è previsto in caso di morte di uno dei due, col cambiamento di sesso di uno dei contraenti, a seguito di violenze domestiche subite da una parte per mano dell’altra o con la dichiarazione di volontà di scioglimento di una delle due parti davanti all’ufficiale di Stato civile (l’unione si scioglie dopo tre mesi dalla dichiarazione). Per la separazione si rimanda alle norme del Codice Civile, anche per quanto riguarda la disciplina degli alimenti. In caso di malattia si fa riferimento alla normativa vigente per i matrimoni tradizionali, anche per quanto riguarda i congedi parentali ed alla possibilità di prendere decisioni per la salute del partner in caso di grave malattia. Infine, in caso di morte sono previste la reversibilità della pensione e per la successione sono garantiti gli stessi diritti delle coppie tradizionali.

I diritti di chi convive

La seconda parte del disegno di legge si occupa invece di riconoscere nuovi diritti anche per le coppie eterosessuali che, pur convivendo e formando un nucleo familiare, non sono sposate. L’articolo 36 definisce “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile” come “conviventi di fatto”. In questa definizione rientrano comunque anche le coppie omosessuali che non abbiano contratto un’unione civile. Questi patti di convivenza offrono tutele inferiori rispetto alle unioni civili o al matrimonio stesso, ma offrono comunque nuove sicurezze sul piano patrimoniale e sanitario chi sceglie di non sposarsi. Fra queste nuove tutele troviamo:

– la possibilità di assistere il partner in ospedale in caso di malattia; per i casi di malattia grave o disabilità, uno dei due componenti della coppia potrà essere nominato tutore dell’altro;
– in caso di morte del partner che ha stipulato il contratto di affitto a proprio nome, vi è la facoltà per l’altro di restare nella stessa casa per cinque anni;
– è data la possibilità ai conviventi di fatto di accedere alla comunione dei beni attraverso un patto sottoscritto dal notaio;
– i rapporti patrimoniali legati alla vita comune possono essere disciplinati attraverso la sottoscrizione di un contratto di convivenza privato in forma scritta;
– per i conviventi eterosessuali, in caso di separazione il trattamento dei figli seguirà la stessa disciplina riservata alle coppie sposate;
– il patto di convivenza permette, inoltre, di fare richiesta per le case popolari.

Le modifiche al testo iniziale

Rispetto al testo originale, i cambiamenti apportati dal Governo sotto la pressione di Alfano e dei sui parlamentari hanno in parte modificato lo spirito di apertura e cambiamento che il ddl Cirinnà incarnava non solo per la comunità LGBT: non vi è più la possibilità di chiedere l’adozione del figlio biologico del partner (la così detta stepchild adoption) ed è stato cancellato l’obbligo di fedeltà nella sezione relativa ai diritti ed ai doveri dei contraenti dell’unione civile. Quest’ultima modifica ha di fatto impedito la piena equiparazione non solo normativa ma anche culturale delle unioni omosessuali a quelle eterosessuali. Per quanto riguarda invece l’adozione del figlio del partner, le paure di chi si oppone riguardano soprattutto il cosiddetto ”utero in affitto”. Questa pratica non è regolamentata in Italia ma è accessibile all’estero per chi può economicamente permettersela. Ci sono forti interrogativi all’interno della società civile su quanto questo tipo di pratiche sia eticamente accettabile e nel nostro Parlamento questi dubbi sono stati il motore che ha mosso l’opposizione alla stepchild adoption.

Il testo dovrà adesso essere discusso alla Camera, dove il Governo ha una maggioranza sufficiente da permettere alla legge di passare in via definitiva. Per quanto la legge possa essere stata ridimensionata nel corso del suo iter, nelle prossime settimane l’Italia per la prima volta nella sua storia avrà una legge che disciplina i matrimoni per le persone dello stesso sesso. Ma per le organizzazioni che lottano per il pieno riconoscimento dei diritti civili, questo è solo il primo passo.

29 maggio 2015

Ddl Cirinnà sulle unioni civili: i punti del disegno di legge

Dopo il riconoscimento dei matrimoni omosessuali in Irlanda, l’argomento è tornato alla ribalta nel dibattito mediatico anche qui in Italia. Nel nostro Parlamento è attualmente in discussione un disegno di legge, il ddl Cirinnà, che si propone di riconoscere e regolamentare le unioni civili anche fra persone dello stesso sesso. Ma vediamo quali sono i punti salienti del ddl e la sua storia.

Ddl Cirinnà sulle unioni civili: la proposta

Il 10 Gennaio 2014 viene presentato in Commissione Giustizia al Senato il disegno di legge sulle unioni civili, che prenderà il nome dalla sua relatrice Monica Cirinnà (PD). I lavori di discussione sul ddl iniziano però solo nel giugno dello stesso anno e durano per ben dieci mesi. Solo lo scorso 26 Marzo la Commissione dà il via libera per la discussione in Aula con i voti favorevoli del PD, del M5S e di SeL, fissando come ultimo termine per presentare gli emendamenti sul testo il 7 Maggio. Il testo prevede ad oggi 19 articoli nei quali alle unioni civili vengono riconosciuti una serie di diritti e doveri che fino ad ora sono stati garantiti solo ai coniugi dal matrimonio. Nelle intenzioni della relatrice, il riconoscimento delle unioni civili è un adempimento dei principi sanciti nell’articolo 2 della Costituzione Italiana che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità”.

Cosa prevede il disegno di legge?

1) Unioni civili per due persone dello stesso sesso: proprio l’art. 1 del ddl Cirinnà stabilisce che le anche le persone dello stesso sesso possono formare un’unione civile mediante una dichiarazione all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. Lo stesso articolo prevede l’istituzione del registro delle unioni civili presso gli uffici di ogni comune italiano.

2) Estensione dei diritti e dei doveri del matrimonio: l’art. 3 estende in maniera esplicita alle unioni civili la disciplina dei diritti e dei doveri prevista dal codice civile per il matrimonio. In questo modo, a livello giuridico, le parti dell’unione si assumono i medesimi reciproci doveri dei coniugi e hanno diritto alle medesime tutele in caso di abusi o maltrattamenti.

3) Diritti patrimoniali e di successione: anche in questo caso il ddl rimanda direttamente alla disciplina riservata ai coniugi. Sono previste l’unione o la separazione dei beni, la reversibilità della pensione, il subentro diretto nei contratti di affitto nel caso di decesso del convivente intestatario e vengono anche riconosciuti i diritti relativi alla successione (eredità, quote legittime ecc.).

4) L’adozione del figlio del partner: se una delle due parti che contrae un’unione civile ha un figlio biologico, l’altra parte ha la possibilità di adottarlo e di assumere nei suoi confronti lo status di genitore a livello giuridico. Questa possibilità prende il nome di stepchild adoption e secondo i detrattori delle unioni civili potrebbe spalancare le porte ad un uso spregiudicato delle pratiche di procreazione assistita e degli “uteri in affitto” fortemente condannate dal panorama cattolico nazionale. Il nodo delle adozioni sarà probabilmente il punto focale su cui si concentrerà la discussione in Aula e appare improbabile che nel testo finale questa non subisca dei forti cambiamenti.

5) La separazione: il ddl prevede anche i casi di separazione, rimandando la disciplina alla legge in vigore sullo scioglimento del matrimonio per separazione dei beni, mantenimento, affidamento congiunto dei figli ecc.

6) Disciplina della convivenza e diritti assistenziali: il testo va anche oltre le unioni civili e arriva a definire come “conviventi di fatto le persone maggiorenni unite stabilmente de legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da patrimonio o da un’unione civile”. Ai conviventi vengono estesi i diritti spettanti ai coniugi in caso di malattia o reclusione (visita, assistenza, accesso alle informazioni personali). Il convivente può essere indicato come rappresentante, con poteri pieni o limitati, nei casi di malattia per le decisioni sulla salute o di decesso per il trattamento del corpo, rito funebre o donazione di organi. Ovviamente, questi nuovi diritti attribuiti ai convivente sono anche riconosciuti nell’ambito delle unioni civili.

Ddl Cirinnà sulle unioni civili: le reazioni

In Parlamento si preannuncia una lunga e dura battaglia. Gli emendamenti che sono stati presentati sul testo sono circa 4mila e, di questi, più della metà sono stati presentati dai senatori Carlo Giovanardi e Lucio Malan al solo scopo di ostruzionismo. Anche dalle forze extra-parlamentari più conservatrici e di destra si sono alzate voci di indignazione e protesta contro il riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso. Per rilanciare le dichiarazioni del segretario vaticano Pietro Parolin contro il referendum irlandese, le sentinelle in piedi sono tornate nelle piazze, provocando qualche polemica in piazza. Malgrado le intenzioni di ambienti cattolici e conservatori di contrastare il ddl Cirinnà, la maggioranza dell’opinione pubblica pare favorevole al riconoscimento giuridico delle unioni civili e né il Governo né il Parlamento possono permettersi di ignorare un fatto politico di tale rilevanza.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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