Ddl anticorruzione Renzi: cosa cambia e come funziona

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Ddl anticorruzione Renzi: cosa cambia e come funziona

Ddl anticorruzione Renzi: via libera dal Senato

Il Senato ha dato via libera al ddl anticorruzione con 165 sì, 74 no, 13 astenuti: ora la parola passa alla Camera. Torna il falso in bilancio (articolo 8 ddl), una rottura simbolicamente forte con il ventennio berlusconiano.

Perché il falso in bilancio ha a che fare con la corruzione? Falsificare i bilanci è spesso il primo passo per creare fondi neri, parte dei quali finisce nel pagamento di mazzette. Il falso in bilancio contempla anche società non quotate in borsa ma prevede pene più severe per le società quotate: da 3 a 8 anni di carcere (articolo 10 ddl).

Molto discusso l’articolo 9 del ddl, che prevede pene più leggere (dai 6 mesi ai 3 anni) se i “fatti sono di lieve entità. Bisognerebbe capire meglio cosa si intende. Nel testo è scritto “tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta”.

Non è passata invece la proposta del Movimento 5 Stelle di interdizione perpetua dai pubblici uffici per chi commette reati di corruzione. Sul piede di guerra Beppe Grillo, che spara sul blog:

Non gli si sta più dietro. Tra indagati e arrestati al giorno il Pd sta battendo ogni record. Al posto della procura antimafia, ci vorrebbe una procura antipd. Sarebbe più immediata la ricerca delle responsabilità.

1 aprile. È il giorno del Ddl anticorruzione, che riprende il suo percorso in Senato dove è prevista la votazione questa sera. Novità di ieri, il voto del Blog di Beppe Grillo che si è pronunciato dicendo no alla legge con l’80,3% di no e il voto di 27.124 iscritti. Il Movimento 5 Stelle quindi, nonostante alcuni punti su cui i parlamentari cittadini si erano espressi positivamente, voteranno no. Ennesima occasione persa o atto di coerenza?

La legge contro la corruzione di Renzi non scontenta solo gli iscritti al blog di Grillo ma anche Forza Italia e gli alleati di governo del Nuovo Centrodestra, che la ritengono giustizialista e troppo dura. E questo potrebbe essere un grande spot per il premier, che si presenta alla sinistra del Pd con una legge tutt’altro che scontata. Stasera scopriremo se avrà i voti per farla passare.

Il Ddl anticorruzione del governo Renzi prevede all’articolo 4 pene più severe per il reato di associazione di tipo mafioso e condanne fino a 26 anni per i boss. L’articolo 4 è stato fortemente voluto da Grasso ed alcuni emendamenti che chiedevano di ridurre le pene per l’associazione mafiosa sono state respinte.

L’articolo 3 del Ddl invece prevede l’obbligo di riparazione pecuniaria per i delitti di peculato, concussione, corruzione e induzione indebita.

Uno degli articoli più importanti è decisamente il 7, che dice

L’Autorità nazionale anticorruzione potrà esercitare la vigilanza e il controllo sui contratti degli appalti al fine di prevenire fenomeni corruttivi i dati dei medesimi contratti sono altresì trasmessi annualmente all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici

Visti i recenti episodi di corruzione un articolo quanto mai importante, che, se non una svolta, rappresenta almeno un punto molto importante perché l’Italia provi a diventare un paese un po’ più civile.

21 marzo. Il Ddl anti-corruzione fermo in Commissione al Senato da ben due anni è finalmente pronto per essere discusso in Aula. Ma cosa ha ritardato così tanto i lavori?

La storia del disegno di legge, che porta la firma dell’attuale Presidente del Senato, è caratterizzata da continui rinvii da parte della Commissione Giustizia, incaricata di preparare il testo per la discussione in aula. I motivi principali del ritardo sono da identificare nel ritardo nella presentazione dell’emendamento riguardante il falso in bilancio e l’ostruzionismo di alcune parti politiche, volto a modificare l’inasprimento delle pene previste per il reati di riciclaggio e corruzione.

Forza Italia, fin troppo sensibile a questi temi vista la storia recente e passata dei suoi dirigenti, ma anche il Governo hanno giocato un ruolo importante nel ritardo: gli emendamenti contenenti le linee guida indicate da Renzi nell’estate dell’anno scorso si sono fatti attendere per diversi mesi e questo ha allungato in maniera considerevole i tempi di lavoro.

Solo all’inizio di febbraio il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva assicurato come la maggioranza avesse finalmente trovato un’intesa anche sul falso in bilancio, ma solo un mese dopo l’emendamento è riuscito ad approdare in Commissione. Nel frattempo, ci ha pensato SkyTg24 a portare il tema dei lavori in primo piano: in un suo servizio l’emittente satellitare ha evidenziato, con tanto di countdown, che il Ddl giaceva fermo in Parlamento ormai da 730 giorni.

La questione è stata portata subito all’attenzione di Grasso che ha invitato i membri della Commissione ed il Governo a fare tutto il necessario per portare il prima possibile il testo in Aula. Solo a quel punto i lavori hanno subito un’accelerata improvvisa e, dopo un ennesimo primo rinvio, si è arrivati finalmente alla calendarizzazione della prima discussione.

Ddl anticorruzione Renzi: cosa cambia e come funziona

Come funziona la legge anti-corruzione così tanto attesa? Il contestato emendamento presentato dall’esecutivo relativo al falso in bilancio prevede aumenti delle sanzioni per le società responsabili di atti corruttivi, siano quotate o meno, elimina le soglie di non punibilità predisposte dai passati Governi Berlusconi e cambia la fattispecie del reato da reato di danno a reato di pericolo: questo verrà contestato in caso di manipolazione del bilancio.

L’aumento delle pene per le società quotate, dai 3 agli 8 anni di reclusione, sblocca la possibilità per gli inquirenti di utilizzare intercettazioni telefoniche ed ambientali a danno dei sospettati. Per le società non quotate invece non sarà possibile visto che le pene rimangono comprese da 1 ai 5 anni di reclusione.

Il testo è il frutto di una lunga mediazione fra le diversi componenti della maggioranza, che si è trovata più che mai in difficoltà nella stesura del Ddl. L’abolizione delle soglie di punibilità è stata possibile solo dopo lunga trattativa e con una forte presa di posizione del Governo contro non solo Ncd e Forza Italia, ma anche quella parte del PD più vicina a Confindustria.

Negli scorsi mesi la Commissione Giustizia ha discusso anche altre misure volute dall’esecutivo: aumento delle pene per i reati di corruzione compiuta dai pubblici ufficiali con conseguente aumento dei tempi di prescrizione, nuove regole per il patteggiamento il cui accesso viene condizionato dalla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato e un allargamento della disciplina della confisca allargata sui reati di corruzione.

Tutte le misure passeranno adesso al vaglio del Senato, ma l’iter legislativo è ancora lungo ed appare difficile che il testo della legge finale corrisponda a quello che ad oggi sta uscendo dalla Commissione.

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Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

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