Cosa dicono i dati sulla cittadinanza in Italia

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L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di acquisizioni di cittadinanza. Ohibò. Bella questa. Dopo settimane a dirci che la legge sulla cittadinanza italiana è troppo restrittiva e bisogna cambiarla scopro non solo che molte persone la cittadinanza la stanno acquisendo ma anche che in nessun altro paese europeo così tante persone la stanno acquisendo.

Come è possibile, mi sono chiesto, che il paese con la legge più restrittiva d’Europa sia anche il paese con il maggior numero di nuovi cittadini? Cosa significano questi dati? Davvero è così difficile prendere la cittadinanza in Italia? Perché stiamo discutendo così animatamente di una nuova legge sulla cittadinanza?

Per rispondere a queste domande, ho innanzitutto approfondito i dati a disposizione, confrontando la situazione italiana con quella di altri paesi europei. Per gli step successivi ho chiesto il supporto di un esperto. Eduardo Barberis, docente di Politiche dell’immigrazione all’Università di Urbino, mi ha aiutato a interpretare i dati, attribuendo loro significato rispetto ai contesti, alle politiche, alle scelte di vita dei migranti, e a collocare queste interpretazioni nell’animato dibattito in corso, per rispondere, con più consapevolezza, alla domanda di fondo: perché una nuova legge sulla cittadinanza?

Acquisizioni di cittadinanza in Italia e in Europa: dati 2015

I dati sulle acquisizioni di cittadinanza in Europa sono disponibili in modo comparato fino al 2015, e li presentiamo in questo grafico che riassume l’evoluzione degli ultimi 15 anni in alcuni paesi europei.

acquisizioni di cittadinanza in italia e in europa
Acquisizioni di cittadinanza in alcuni paesi europei

I dati del 2015

Il dato più evidente, graficamente, è l’impennata delle acquisizioni di cittadinanza in Italia, in particolare dopo il 2010, a fronte di un andamento altalenante con tendenza alla decrescita negli altri paesi. Impennata che ha portata l’Italia a diventare nel 2015 il paese con il maggior numero di nuovi cittadini in Europa: 178.035, staccando nettamente Regno Unito, Francia, Spagna, Germania (tutti tra i 110 e i 120 mila).

Di questi 178 mila nuovi cittadini italiani, ben 70 mila sono minori, quasi il 40%, che ha acquisito la cittadinanza per trasmissione, ossia dopo che uno dei due genitori l’ha ottenuta. Il 50%, circa 90 mila persone, l’ha acquisita per residenza, avendo raggiunto il requisito dei dieci anni di residenza stabile in Italia. Il 10% infine l’ha acquisita per matrimonio, sposando quindi un cittadino italiano, un dato quest’ultimo in costante calo negli ultimi anni. La ripartizione di genere è molto equilibrata, circa il 50% di maschi e il 50% di femmine.

159 mila persone sono diventate italiane avendo una cittadinanza di paesi extra Unione Europea, 19 mila sono invece i comunitari divenuti italiani nel 2015. Le cittadinanze di origine più rappresentate sono quella albanese (20% del totale dei nuovi cittadini), marocchina (18%), rumena (7%), che sono anche le tre comunità straniere storicamente più presenti nel nostro paese.

I dati italiani sono disponibili anche per il 2016, ma non abbiamo ancora la comparazione con gli altri paesi europei. Ad ogni modo, il trend continua ad essere crescente (205 mila i nuovi cittadini nel 2016), e continua a riguardare molti minorenni.

Il trend degli ultimi 15 anni

L’Italia ha anche il tasso di crescita di acquisizioni di cittadinanza più elevato d’Europa tra il 2000 e il 2015 (+ 1.700%), avvicinato, anche se con numeri molto minori, solo dagli altri paesi mediterranei: Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro, con tassi di crescita tra il +500 e il + 1.000%.

Nei paesi del centro nord Europa invece le acquisizioni di cittadinanza tendono a diminuire, con tassi particolarmente significativi in Austria (-66%), Belgio (-56%), Olanda (-44%), Germania (-41%). Eccezioni sono Regno Unito (+43%) e Svezia (+13%).

Si tratta tuttavia di un’operazione arbitraria: prendendo due anni diversi si otterrebbero risultati differenti. Per questo ha più senso parlare di cicli. Nella maggior parte dei casi si registrano periodi di alto e periodo di basso, dentro tendenze di crescita (Italia), stabilità (Svezia), decrescita (Germania, Francia, Regno Unito).

Il trend degli ultimi 5 anni

Se ci concentriamo sugli ultimi cinque anni, abbiamo un quadro molto più indeterminato. L’unico trend coerente è proprio quello dell’Italia, che è l’unico paese europeo a presentare numeri in chiara e costante crescita negli ultimi cinque anni.

Tutti gli altri paesi registrano una situazione di alti e bassi (Belgio, Francia, Grecia), di relativa stabilità (Austria, Germania, Portogallo), o di diminuzione (Regno Unito, Spagna, Ungheria).

Il rapporto nuovi cittadini / stranieri residenti

Il succo del discorso non cambia se, invece dei numeri assoluti, consideriamo un altro indicatore che viene utilizzato in questo ambito: il rapporto tra i residenti stranieri che acquisiscono la cittadinanza e i residenti stranieri in totale.

L’Italia ha avuto nel 2015 un rapporto di 3,55, ossia il 3,55% degli stranieri residenti in Italia ha acquisito la cittadinanza. In questa classifica svettano Svezia (6,71%) e Portogallo (5,16%), seguiti a distanza da Olanda (3,60%) e, appunto, Italia. Francia, Spagna e Regno Unito sono tra il 2,2 e il 2,6% mentre la Germania è all’1,46%.

Come per i dati assoluti, questo rapporto è quasi raddoppiato in Italia tra il 2010 e il 2015, mentre tende ad essere stabile, decrescente, o tutt’al più in leggera crescita negli altri paesi.

Il totale dei nuovi cittadini dal 2000

L’ultimo esercizio che facciamo sui dati, che ci serve per dare un’interpretazione più completa degli stessi, è una banale somma, che considera tutti i nuovi cittadini in alcuni paesi europei negli ultimi 15 e 5 anni.

Stato2000 – 20152010 – 2015
Regno Unito2.510.3541.017.392
Francia2.368.793670.378
Germania2.246.157661.344
Spagna1.363.632878.486
Italia905.093596.108
Svezia710.495261.991
Unione Europea13.255.6025.125.100

13 milioni di (ex) stranieri sono diventati cittadini europei negli ultimi 15 anni, 5 milioni negli ultimi cinque anni. In entrambi i periodi, sono stati soprattutto Regno Unito, Francia, Germania e Spagna i principali paesi di acquisizione di nuova cittadinanza in Europa, seguite da Italia e Svezia.

Perché, quindi, una nuova legge sulla cittadinanza?

Ritorniamo infine al punto di partenza. I dati ci dicono che prendere la cittadinanza italiana è possibile, visto che così tante persone, sempre di più, la stanno prendendo. Ci dicono anche che i minori riescono a prendere la cittadinanza, visto che così tanti la stanno prendendo. Perché allora c’è bisogno di una nuova legge sulla cittadinanza?

Perché il punto non è quante persone prendono la cittadinanza, ma chi la sta prendendo e, soprattutto, chi non la sta prendendo. La stanno prendendo, abbiamo visto, anche molte persone che non necessariamente “si sentono italiane”, ma che la utilizzano come il mezzo più semplice per muoversi liberamente in Europa e nel mondo, visto che le alternative sono ancora più complicate e dispendiose.

Non la sta prendendo invece un gruppo ben definito di persone, che è un gruppo che ci dovrebbe stare molto a cuore. Non la stanno prendendo bambini, ragazzi, giovani, giovani adulti che nascono in Italia, crescono in Italia, studiano nelle scuole e università italiane, spesso fanno da ponte tra la loro famiglia e la società italiana.

È un gruppo numeroso, circa 800 mila persone secondo le stime diffuse dalla Fondazione Leone Moressa, che non ottengono e non otterranno la cittadinanza tramite i loro genitori, perché i loro genitori non sono cittadini italiani e perché, se e quando lo diventeranno, non potranno trasmetterla ai figli, perché i figli saranno diventati maggiorenni.

Facciamo un caso pratico. Un minore nato in Italia che oggi ha 10 anni può in questo momento ottenere la cittadinanza principalmente in tre modi. Per trasmissione, se almeno uno dei due genitori diventa cittadino italiano prima che lui compia 18 anni, cosa in questo caso impossibile perché se anche uno dei due genitori avanzasse richiesta di cittadinanza oggi la otterrebbe, se tutto va più che bene, fra 10-15 anni quando il nostro minore avrà 20-25 anni. Troppo tardi. La cittadinanza non sarà più trasmissibile.

La seconda strada è chiedere la cittadinanza al compimento del 18 esimo anno di età, ma entro il 19 esimo. In questo caso, la cittadinanza viene concessa automaticamente. Questo non elimina i disagi che il minore deve subire fino ai 18 anni (gite all’estero che saltano perché non è arrivato il visto, tornei di scacchi a cui non si può partecipare, e così via), ma gli consente di entrare nella vita adulta da cittadino italiano.

Ci sono tuttavia due problemi. Il primo, una carenza di informazioni. Molti giovani perdono la finestra temporale di un anno semplicemente perché non lo sanno. Oggi capita più raramente, perché un decreto legge del 2013 voluto dall’allora ministro dell’integrazione Cècile Kyenge ha stabilito che i Comuni sono tenuti a inviare al neomaggiorenne una comunicazione apposita.

Il secondo problema è che i neomaggiorenni devono dimostrare di aver avuto residenza legale senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età. Non sempre questo requisito è facilmente dimostrabile, fosse anche per un breve periodo in cui ad esempio i genitori sono rientrati con il minore nel proprio paese, oppure non hanno comunicato un cambio di residenza, o ancora hanno chiesto in ritardo l’inserimento del minore nel proprio permesso di soggiorno. Oggi questi casi si interpretano con maggiore elasticità, ma per anni hanno rappresentato un ostacolo insormontabile per molti neomaggiorenni.

La terza strada è chiederla da adulto. In questo caso, se è nato in Italia, il requisito di residenza scende da dieci a tre anni, con un iter comunque complicato ma certamente più breve. Se invece il minore non è nato in Italia, ma magari vi è arrivato da bambino, deve sottoporsi allo stesso iter degli stranieri arrivati da adulti. Dovrà quindi ottenere un permesso di lunga durata, risiedere stabilmente in Italia per almeno 10 anni (per dire, se si iscrive all’università, non può fare un anno di Erasmus), e poi inoltrare la domanda, che si completerà dopo un iter di altri 2-5 anni.

A che età siamo arrivati? 30, 35, 40 anni e anche più. Dopo trent’anni di vita stabile nel nostro paese. Dopo aver fatto le scuole in Italia, magari l’università, magari un lavoro di ripiego perché non tutte le professioni sono accessibili ai non cittadini italiani. Dopo aver speso un sacco di soldi per ottenere e rinnovare continuamente i permessi. Dopo aver vissuto decine, centinaia di situazioni in cui si è sentito trattare come uno straniero, uno che non può partecipare a tutti i momenti della vita di una comunità.

È a questo ragazzo che dobbiamo pensare quando immaginiamo una nuova legge sulla cittadinanza. Al suo presente, al suo e al nostro futuro.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

24 Comments

  1. non credo quella italiana sia la più restrittiva, in repubblica ceca ci vogliono 20 anni per ottenere la cittadinanza

    • Grazie del commento Sara, ma mi risulta che la richiesta di cittadinanza in Repubblica Ceca si possa fare dopo 10 anni di residenza legale. Non risultano paesi europei dove questo requisito sia maggiore di 10 anni.

  2. di tutti gli articoli che ho letto in questi mesi di vera lotta per ottenere un diritto che ci spetta senza se e senza ma, questo è sicuramente il più puntuale.
    Grazie per questa analisi, Nia

  3. Io sapevo che per ottenere la cittadinanza svizzera servivano 12 anni continuativi di residenza, e bisogna poter dimostrare di: saper parlare fluentemente una delle lingue ufficiali, conoscere gli usi e costumi locali ed essersi integrati nella vita svizzera. Non credo che in Italia sia richiesto di dimostrare qualcosa del genere giusto? Perciò penso sia lecito affermare che tale norma sia più restrittiva della nostra. Potrei sbagliarmi comunque.

    • Buongiorno Francesco, grazie del commento. Quando parliamo di Europa ci riferiamo in prima istanza all’Unione Europea, di cui la Svizzera non fa parte. È probabile che da qualche parte nel mondo ci siano leggi anche più restrittive.
      Comunque, sulla Svizzera risulta anche a ma quello che scrivi. C’è anche da dire però che gli anni tra i 10 e i 20 “valgono doppio”, quindi per i giovani potrebbero bastare 6 anni. Proprio il principio che sta alla base della proposta di riforma italiana: facilitare l’accesso alla cittadinanza ai giovani.

      • È’ facile lavarsi la bocca con paesi confinanti, con regole più restrittive, ma però NON appartenenti alla Comunità Europea ! Ma basta vedere i più permissivi paesi, che hanno dato fiducia a persone nord africane e dell’est, e hanno solo portato a casa il 90 per cento dei casi, PERSONE NON ASSOCIATE E GHETTIZATE E TANTISSIMA GENTE CHE A DELINQUERE, VIVE A SPESE DEL POPOLO. CHE NE HA I C…… PIENI.
        E poi spiegate a tutti i privilegi che questi, acquisiscono, che forse più di qualcuno vi manda al loro paese.
        Stefano

        • Buongiorno Stefano, non voglio sottovalutare le problematiche di integrazione e ghettizzazione che si verificano in molti contesti, ma sinceramente rimango sorpreso dal tuo dato: a quale realtà ti riferisci quando parli di “persone non associate e ghettizzate, a delinquere, che vive a spese del popolo” che secondo te sarebbero il 90% (ma di che cosa poi? degli stranieri? dei nuovi cittadini? delle persone “nord africane e dell’est”)?

  4. Nell’articolo non è considerato l’insussitenza di un termine obbligatorio per rispondere alla domanda di cittadinanza. In passato molti immigrati con il requisito dei 10 anni facevano domanda ma attendevano anche 6/7 anni per ottenere tale riconoscimento. Tale ritardo era una precisa scelta del Viminale, discrezione esercitata tramite le Prefetture con la giustificazione di svolgere approfonditi accertamenti. La situazione si è sbloccata dal 2010-2012 ed anche per questo motivo siamo in un ciclo ove il numero delle cittadinaze riconosciuto è schizzato alle stelle.

  5. ok saremo piu’ restrittivi…ma non mi importa…a casa nostra le regole le fissiamo noi..senza tenere conto degli altri… Qui lo IUS soli serve solo agli altri…gli italiani da piu’ generazioni non lo richiedono affatto …Si afferma che lo ius soli serve a sanare la situazione dei figli degli stranieri nati qui…ebbene sarebbe come dire che siccome ci sono gli spacciatori di droga tanto vale liberalizzarne il cosumo…se lo straniero sa che qui le regole sono severe el a cittadinanza e’ impossibile da ottenere…automaticamente scegliera ‘ di non immigrare in ITALIA..quindi a noi conviene non riconoscere lo ius soli in questo modo,attraverso i respingimenti,avremo meno grane

  6. sono completamente d’accordo con la Sig.ra \ Sig.na Paola. Pensate che gli Italiani all’estero sono assogettati alle leggi e regole vigenti nelle Nazioni ospitanti. Poi non credo sia una buona cosa che chi viene ospitato e mantenuto possa dettare regole allo Stato Italiano quando gli Italiani ne sono assogettati. Per cio’ che riguarda le nascite : se ci fossero veri servizi e aiuti per le mamme lavoratrici anche da noi ci sarebbe sicuramente un incremento demografico significativo.
    Un saluto Vittorio

    • Grazie del commento Vittorio. Non so però da dove trai l’informazione che i potenziali nuovi cittadini sono “ospitati e mantenuti”: si tratta di persone, giovani soprattutto, che frequentano scuole e università italiane, che lavorano, che danno un contributo significativo alla crescita del nostro paese.
      Per il resto certo, auspichiamo come te che ci siano politiche che consentano alle famiglie di conciliare meglio attività lavorative e attività domestiche e di cura dei figli.

      • Se legge meglio non ha scritto: “i potenziali nuovi cittadini”. Questo interpretazione l’ha fatta lei; ha scritto: “chi viene ospitato e mantenuto”. Basta leggere poi i bilanci dello Stato, quanto spende e quanto incassa nel complesso per TUTTI gli stranieri (oltre 10 mld solo in 3 anni per i migranti) e conoscere l’italiano.

  7. MI RIVOLGO A FABIO COLOMBO. MA DOVE VIVI ? OVUNQUE GUARDI CI SONO DIECINE CENTINAIA E DIREI MIGLIAIA DI NORD AFRICANI ED ALTRI CHE CHIEDONO L’ELEMOSINA O BIGHELLONANO IN TUTTA ITALIA A SPESE NOSTRE . GIRA PARTENDO DA ROMA E IN TUTTI I PAESI D’ITALIA, LO SPETTACOLO NON CAMBIA
    ANTONIO

    • Buongiorno Antonio, l’articolo riporta i dati sulle acquisizioni di cittadinanza, che riguardano cittadini stranieri che sono in Italia da almeno 10 anni in maniera stabile e regolare. Nel tuo commento forse ti riferisci alle persone arrivate in Italia di recente o presenti in maniera irregolare, per le quali il ragionamento è molto diverso.
      Il senso di scrivere articoli di analisi e approfondimento è ad ogni modo proprio quello di andare oltre quello che si vede in superficie, per individuare le dimensioni e le motivazioni politiche, sociali, economiche dei fenomeni.

    • Lasci perdere. Lei ha facoltà e diritto, nei limiti consentiti dalla Legge e della buona educazione a manifestare le sue idee e le sue esperienze, lo stesso vale per il sig. Colombo e tutti gli altri a lui solidali. Solo che essendo il sig. Colombo contemporaneante voce in causa e mediatore del forum è come intentare una causa a qualcuno che è anche giudice della stessa causa. Ho letto molti articoli e alla faziosità di molte risposte viene prima o poi negata la replica con motivazioni di comodo. Quindi questo forum non è aperto ad un dibattito con voci, sempre nel rispetto della comunicazione, discordanti ma a della propaganda in cui se le argomentazioni soffocano questa propaganda queste vengono censurate nel nome della mancanza di costruttività argomentativa. Sugli stranieri ciascuno la pensi come vuole ma non cada nell’errore di generalizzare sia da una parte che nell’altra.

      • Salve Lettore_342223 non ci troviamo in un forum dove c’è chi posta e chi modera, ci troviamo nella sezione Commenti di un articolo in cui l’autore interagisce con i lettori dell’articolo. Le regole di questa interazione sono legittimamente stabilite dalla Redazione che edita il blog.

  8. Sono arrivato da piccolo in Italia, avevo 5 anni. Mi ci sono voluti 17 anni per prendere la cittadinanza e l’impegno dei miei genitori nel seguire le regole e sa che c’è?? c’è che va benissimo così. Anzi è ancora una legge troppo permissiva che permette anche a chi non si sente italiano e non sa dire una parola di italiano di prendere la cittadinanza. Se è complicato il processo per prendere la cittadinanza a 18 dopo essere nati e cresciuti in Italia (e non mi sembra) semplifichiamolo, se i soggetti che ne potrebbero usufruire non sono ben informati, facciamo informazione. E se cmq non riescono a centrare la finestra tra i 18 e i 19 anni, il successivo scaglione di 3 anni non pone troppe problematiche.
    I visti dipendono dalla prontezza con la quale ti muovi, mai me ne hanno rifiutato uno e sempre ho viaggiato con i miei amici. In Erasmus ci sono andato da extracomunitario.
    Lo ius soli è una presa in giro che non fa che alzare ulteriormente il livello di conflitto sociale in un momento nel quale è gia ai massimi livelli e i confini nazionali tutt’altro che protetti.

  9. Sig. Colombo, la sua disamina mi sembra volutamente un po’ una forzata! I conti non tornano! Mi riferisco in particolare al suo “caso pratico”; se un minore è nato in Italia ed ha 10 anni, molto probabilmente, almeno uno dei genitori è in Italia da almeno dieci anni, se non altro per accudire il figlio, e, quindi, potrà chiedere la cittadinanza ed ottenerla nel giro di massimo un paio d’anni ed automaticamente ottenerla anche per il minore (a meno che i genitori abbiano abbandonato il figlio appena nato, oppure dopo la nascita siano tornati nel paese di origine; nel primo caso sarebbe figlio di nn e quindi cittadino italiano, nel secondo caso niente avrebbero da pretendere se non l’inizio dell’iter burocratico). Ma quello che, a mio avviso, chiarisce bene tutti gli aspetti della questione è il Sig. MIRTA; oltretutto di parte essendo stato un extra comunitario!

    • Salve Bruno, grazie del commento. Il caso presentato poteva forse essere spiegato meglio, e ringrazio per la segnalazione. L’equazione 10 anni in Italia = cittadinanza è tuttavia scorretta. Sono necessari 10 anni di residenza, e non è detto che scattino dal momento in cui una persona arriva su suolo italiano (prima di stabilire una residenza potrebbero passare anni). Bisogna poi calcolare che l’iter di acquisizione è molto lungo, quindi possiamo considerare anche 15 anni tra la prima residenza in Italia e l’ottenimento della cittadinanza. Inoltre i genitori non sono necessariamente interessati ad ottenere la cittadinanza italiana oppure, per scelta o carenza di informazioni, non la chiedono esattamente alla scadenza del decimo anno ma anni dopo. Insomma, i casi sono tanti, il principio è che i figli non debbano essere necessariamente vincolati alle scelte e al destino dei genitori.

  10. Salve Fabio. ho letto con interesse l’articolo, e con una certa perplessità parte dei commenti. non capisco cosa voglia la gente che commenta: non informazione, altrimenti la acquisirebbe e ne farebbe tesoro. non un’interazione costruttiva, altrimenti si esprimerebbe in altro modo. voglia di far polemica a priori, sembrerebbe… ma hanno capito di aver letto un articolo di una persona preparata, che ha sicuramente investito parecchio tempo per elaborare i dati e interpretarli, e consultarsi con un esperto, ecc.?
    e soprattutto, hanno capito che questa persona si è resa disponibile ad un’interazione tutt’altro che scontata, dal momento che si tratta di un articolo pubblicato su un media online?
    boh! personalmente la ringrazio. la invito a non demordere, a continuare col suo bel lavoro, dentro e fuori la redazione. e ben vengano gli stop ad esternazioni che nulla hanno a che fare con il lavoro svolto, ma con un senso frustrante di ricerca di capro espiatorio a priori, sempre e comunque, di qualunque argomento si parli e con qualsiasi tesi sostenuta. anche quando non si sostiene una tesi, ma semplicemente si fotografa una realtà.
    grazie

  11. rispondendo a stefano:
    Pensi di avere privilegi ad essere un cittadino italiano? o sono diritti e doveri
    Pensi che uno straniero che diventa cittadino italiano abbia più “privilegi” di te?
    Non pensi che l’attuale situazione sia dovuta alla mancanza di riconoscimento, almeno come persone, e alla negazione dei diritti fondamentali degli immigrati.

    Fascistucolo da operetta guarda che il mondo non funziona così. Oltretutto il vero fascismo era figlio di una cultura ed un’ideologia che in moltissimi casi non ha più ragione di esistere ormai assorbita da altre correnti di pensiero.

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